Gazzè: MaX Factor

Predicatori porta a porta, il tramonto di un amore, le gelosie, ma anche culti sumeri e mesopotamici. Sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il variegato collage di storie e sentimenti di Sotto casa (la recensione), l’ottavo album di Max Gazzè. Il tempo di un'ottima performance al Festival di Sanremo, il successo radiofonico della title track (disco di platino), e Max Gazzè è subito partito per un mini tour europeo. Tante cose di cui parlare, in attesa di una succosa estate di live con tappone giocato in casa il 5 luglio al Postepay Rock in Roma.

 

L’amore Di Lilith, contenuta nel nuovo disco, può essere considerata un seguito de La favola di Adamo ed Eva?

Sì, senz’altro lo è. Poi quella è una tematica particolare, un po’ piccante. Si tratta di una figura non ben vista dal pensiero cattolico. Ultimamente ho letto i libri scritti da Zecharia Sitchin legati alla cultura mesopotamica. In particolare il poema della creazione dei sumeri — Enuma Elish – mi ha affascinato. Anche qui appare la figura di Lilith, un personaggio che emerge in svariati culti, là dove la Chiesa ha cercato invece di soffocarlo. Approfondendo mi sono reso conto di come le religioni abbiano un’origine unica: cambiano i protagonisti, o magari sono gli stessi ma con nomi differenti. Anche se il mondo cattolico ha cercato di demonizzarla, si tratta di una donna “con le palle”.

 

La canzone stessa è “con le palle” visto che si tratta di un 7/8.

Sì, è esatto. Sia l’argomento che la musica sono particolari. Mi piaceva l’argomento, ci tenevo a musicarlo, e il testo scritto da mio fratello mi ha ispirato. Lei si è rifiutata di soggiacere ad Adamo: “Non volli perfido Giove il tuo viscido Adamo, giacendogli sotto”. Nel brano Eva emerge così come una flebile amante.

 

La fase di stagnazione vissuta dall’Italia che influenza ha sulla tua vena compositiva?

La subisco nella forma di tutti i ritardi che si generano. Nessuno sa niente e quindi nessuno si muove. La stasi genera la crisi, ma siccome c’è anche una forte volontà di uscirne tutti ci auguriamo che ci sia un qualcosa di più definibile. Ultimamente ci sono state tante novità e tanti cambiamenti, ma in particolare tanti dubbi. Rimango anche io nel popolo dei dubbiosi, coinvolto in questo limbo in cui non si sa bene ciò che accade. Ma sono anche fiducioso, perché è meglio questa piccola confusione, che una certezza sbagliata.

 

Un passo indietro a Sanremo: ti ha convinto la nuova formula della doppia canzone?

Si tratta di una novità che ha generato dei meccanismi diversi. È stata bene accolta da tutti – credo – almeno tra i colleghi che ho sentito. A parte chi voleva che passasse il brano escluso, come mi ha confidato Simone Cristicchi. Diciamo che è stato un modo moderno per ritrovare l’istituzione sanremese della canzone italiana. Viene eliminata la canzone e non l’artista. L’innovazione mi è piaciuta.

 

Nel tuo caso la scelta del televoto ha soddisfatto le tue aspettative?

Sì, è andata bene così, ma sarei stato felice anche se fosse stato scelto l’altro brano. Avrei solo cambiato strategia come è capitato ad altri. Se fosse stata selezionata I tuoi maledettissimi impegni in luogo di Sotto casa, avrei scelto la seconda come singolo estivo. Andando oltre il televoto, quello che mi ha fatto piacere è che si sia tratto di un Festival caratterizzato da una direzione artistica che ha incontrato il mio gusto. Detto questo, anche il fatto che Fazio sia riuscito a risparmiare qualche milioncino di euro, evitando di invitare ospiti onerosi, realizzando comunque un evento di rilievo, è un fatto positivo.

 

Molte icone della musica italiana stanno sposando la causa dei talent show: ti vedremo mai nella veste di giudice?

Nel passato non vedevo di buon occhio i talent show, perché erano un po’ troppo discriminanti. Riferendomi a X Factor devo dire che ultimamente sta cambiando l’assetto, cercando di comprendere più aspetti di ciò che avviene in Italia. In America adesso c’è la categoria compositori, rivolta a tutti coloro che stanno a casa e compongono brani con i propri software. In questo modo non c’è solo la sagra del bel canto, ma anche qualcos’altro. Adesso che i miei figli seguono X Factor mi sono aggiornato e l’ho visto assieme a loro. Un domani se potessi essere utile per dare qualche consiglio, seguire alcuni artisti o accompagnarli nel loro procedere, penso che potrei rivestire questo ruolo. Lo farei esclusivamente per una naturale esigenza di aiutare le nuove generazioni.

 

Non molto tempo fa è scomparso Enzo Jannacci, uno dei padri dell’ironia in musica. Ti senti in qualche modo debitore nei suoi confronti?

Sì, è chiaro che Jannacci ha proposto nella sua straordinaria carriera un modus tutto personale di fare musica e teatro. Ha interpretato la narrazione delle canzoni con ironia unica, particolare. Vengo anch’io no tu no, Ci vuole orecchio: rimane un cantautore che dato un marchio a uno stile. La teatralità con la quale riusciva a esprimere certe canzoni era una cosa che solo chi aveva una forte vocazione artistica e poliedricità poteva fare. Era un artista veramente completo.

 

photo credit Barbara Oizmud 

mer, 22 mag 2013 - articolo di Luca Cacciatore

Tag: Max Gazzè

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