Alex Britti - Festa mesta


Festa? Oggi? Ma cosa ci sarà poi da festeggiare? La precisazione arriva subito. Il titolo del disco, Festa, è ironico. La festa cè, sì. Ma è effimera. Basta accendere la televisione per accorgersene. Al quarto album, Alex Britti sceglie la strada dellironia. E gli si addice, quasi fosse un gadget del suo modo di fare un po sornione.Un disco realizzato come produttore di se stesso, tre pezzi scritti da Maurizio Costanzo (col quale sta lavorando anche al musical Lungomare) e la tendenza a vivere la musica ancora come un gioco.

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La canzone che dà il titolo al disco è una galleria di personaggi. Quanti di loro sono effettivamente parte della tua vita?

Tutto è autobiografico. Io non so scrivere, io racconto: scrivere vuol dire inventare, raccontare significa vivere e poi metter mano alla penna.

 

Un cantastorie?

Sì.O un cantautore. Certo non uno che a tavolino fa canzoncine pop da classifica. Se poi ci finiscono, ben venga. Cantautore, quindi. Limmagine classica che viene in mente è quella di un artista che scrive grandi testi e si accompagna con uno strumento. Ma tu non ti accompagni, sei un musicista, nasci chitarrista. Sì, ma prima di iniziare a scrivere testi non mi è successo niente. Allora facevo il chitarrista, limitatore, non il musicista.

 

Imitatore?

Suonavo soltanto standard blues e jazz in alcune cover band.

 

Il blues ha una matrice afroamericana. Come lo hai adattato allorizzonte melodico italiano?

Queste sono solo teorie. Quando suono non mi chiedo se sto facendo blues o se seguo il modello dei cantautori. Ma che mi frega! Io suono, mi diverto!

 

Festa è un album di passaggio, meno immediato dei precedenti.

Non so perché venga percepito in questa maniera. Limpegno verso soluzioni elaborate cè sempre stato anche nei lavori precedenti.Certo, il disco fa parte di un processo di crescita.Vado per i quarantanni e letà non mi ha regalato solo le rughe.

 

Come nascono le tue canzoni?

Non sono io che le scrivo. Sono loro che arrivano da sole.

 

Quindi sei un tramite?

Sì, allimprovviso la visione. E io non devo far altro che trascriverla.

 

Che cosè il talento?

Essere nati con una predisposizione particolare. Cè chi senza troppi insegnamenti suona la chitarra o chi, in maniera del tutto naturale, prende il legno, lo taglia e fa una porta. Io, ad esempio, non leggo musica, suono a orecchio, mi viene spontaneo.

 

Però sei considerato un virtuoso!

E perché dici però?

 

Perché immaginavo ore di applicazione per avere risultati.

Il risultato lo vedi sul palco. Se poi per ottenere dei risultati uno ha studiato otto ore o unora sola sono fatti suoi! La tecnica è importante fino a un certo punto. Se la possiedi naturalmente va bene, altrimenti non puoi far molto. Quello che conta è lattitudine. Cè chi per tirarla fuori ha bisogno di ore di studio. Personalmente preferisco starmene a bere due o tre birre con gli amici al baretto.

 

Musicista, ma anche cacciatore di tormentoni.Vero?

Attenzione: i tormentoni li scrivono i musicisti. I mediocri invece stanno dentro ai club a suonare per trenta euro a sera.Mi fa ridere chi mi dice che scrivo canzoni facili. La mia risposta è sempre la stessa:Se per te è così semplice, perché non me ne scrivi tre allanno?.Oggi chi fa blues o jazz con fondamentalismo è solo un imitatore, un pagliaccio che difende la sua maniera di guadagnarsi la pagnotta. Il jazz di quei tipi lì è asettico, non puzza di sudore e cipolla come i dischi di Miles Davis, John Coltrane o Thelonious Monk.

 

di Mauro Petruzziello

 

 

COL SENNO DI POI

discostory di Alex Britti

 

it.pop — 1999

Il mio disco meno consapevole, fatto quasi per caso. Eppure non cambierei nulla. Non si può cambiare qualcosa che aveva un senso preciso e compiuto nel momento in cui è stato realizzato

 

La vasca — 2000

Un prodotto più discografico. Il primo album era una prova e il secondo invece doveva confermare le aspettative. Voleva essere più leggero, a iniziare dalla copertina gialla fino alle foto interne con le paperelle e ai video che ne sono stati tratti. Ma, a parte un paio di canzoni, è serio, pesante. Con questalbum ho capito quanto conta limmagine, visto che venne recepito come un lavoro allegro

 

3 — 2003

Si comincia a vedere la voglia di diventare grande. Però forse ancora non ero grande. Mi sembrava di fare quello che volevo,ma intorno avevo una sorta di Truman Show. Ero diventato un artista famoso e come tale venivo trattato. Quando ho percepito questo atteggiamento, ho sentito lesigenza di dare un taglio netto con molte regole dello show biz. Dopo il Sanremo di 7000 caffè, lultima cosa che dovevo alla casa discografica, ho ricominciato a guidare in prima persona la mia vita

ven, 9 set 2005

Tag: Alex Britti

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