Cranberries: con Roses la reunion è completa

I live in Italia: 30 giugno a Padova, 2 luglio a Roma, 4 luglio a Milano.

Tutto è ripartito da un'email. La reunion dei Cranberries, il gruppo irlandese che negli anni '90 impose allattenzione del mondo la voce di Dolores O Riordan e perle rock come Zombie e Promises, si è concretizzata nel 2009 tramite un semplice messaggio al computer. Si erano salutati nel 2003 senza dirsi addio. Semplicemente perché avevamo perso linteresse nella band, confessano oggi Fergal Lawler (batteria), Mike Hogan (basso) e il fratello Noel (chitarra) mentre presentano il loro primo disco dalla rinascita, Roses, che li riporterà in tour in Italia a luglio. Un compendio di tutto quello che i Cranberries hanno sempre rappresentato: forti melodie, chitarre rock e testi che riflettono il complesso immaginario di una delle cantanti più imitate degli ultimi decenni.

 

Diteci allora: chi ha contattato chi?

Noel: Io ho mandato unemail a Dolores e ci siamo visti per il suo compleanno qualche anno fa. Abbiamo deciso di rivederci con i suoi figli, per avere proprio la sensazione di entrare di nuovo in contatto con la vita di ognuno.

Mike: E quando poi abbiamo ripreso a lavorare assieme è stato proprio come tornare in famiglia. Non è stata una separazione ma un riposo, almeno così lo abbiamo visto noi. E poi siamo sicuri che ci siamo ritrovati con più forza. Come sempre accade, la lontananza ci ha fatto apprezzare di più quello che avevamo perso.

 

Siete subito andati in tour per la reunion. Avete deciso voi di fare prima dei concerti e poi il disco?

M: La prima cosa che ci siamo detti è stata: se mettiamo dei biglietti in vendita chi ci verrà a vedere? Non avevamo assolutamente idea di chi sarebbe stato il nostro pubblico. Ci chiedevamo: ma qualcuno sarà interessato?

 

Eppure avete scritto dei successi indelebili, come potevate pensare a un flop?

F: Non cè niente di scontato in questo lavoro. Sono successe molte cose dai nostri tempi ed è per questo che siamo rimasti shockati quando abbiamo visto tantissimi giovani arrivare agli show della reunion. Ci guardavamo e ci dicevamo: ma questi che ne sanno di noi? In effetti internet ha fatto molto in questi anni. Ha dato la possibilità di soddisfare tutte le curiosità dei fan della musica.

 

Avevate già in mente di pubblicare Roses quando siete tornati assieme?

M: Non proprio, siamo stati tutti determinati nel dire: rimettiamoci insieme altrimenti sarà troppo tardi, ma ripartiamo dal punto zero. Abbiamo iniziato a scrivere senza nemmeno sapere la destinazione di questi brani. Poi ci siamo resi conto che stava nascendo un disco dei Cranberries, eravamo già in tour a quel punto. È stato molto bello vedere rinascere la band senza pressioni, senza contratti e senza lassillo del tempo.

 

Spesso vi siete lamentati dei tempi del business. Perché?

F: Perché siamo stati un gruppo giovane e ingenuo. Abbiamo fatto i primi due dischi bene e poi siamo stati travolti, i Cranberries sono diventati una enorme macchina da guerra dove non contava molto il nostro parere. Cera sempre un tour da fare, un nuovo disco da incidere perché il pubblico lo chiedeva. E noi non ci siamo fermati mai allepoca, tanto che abbiamo fatto delle cose di fretta e male. Se ci fossimo fermati dopo i primi due album sarebbe stato diverso.

N: Però a pensarci bene il disco di adesso ci piace perché è come se ci avessimo messo 10 anni per farlo. È nato con i nostri tempi ed è frutto di tutto quello che ci è capitato ultimamente.

 

È cambiato il vostro songwriting?

N: Non credo ci siano dinamiche diverse, sono sempre le stesse tecniche che vengono messe in campo. Non volevamo fare un disco con un messaggio univoco, quindi ci siamo lasciati andare alle sensazioni di Dolores che scrive dei titoli e poi ci ricama i testi. Alcuni sono incentrati sulle emozioni personali, altri su come si guarda al futuro. E poi cè Tomorrow, il singolo, che per tutti noi è un modo per ripeterci: siamo fortunati a vivere in questo presente.

 

Come vi aspettate sia percepito dai vostri fans?

M: Siamo fortunati perché abbiamo un pubblico vasto in ogni angolo del pianeta. Il marchio Cranberries è immediatamente conosciuto e questo testimonia che non ci sono barriere nella musica. Volevamo incidere canzoni rock, è questo che ci interessa, quindi resterà deluso chi ci vuole alfieri del folk irlandese, non vogliamo necessariamente fare musica identificata col posto da cui proveniamo.

 

Ma qualcosa in voi è cambiato ora che siete di nuovo in giro per il mondo?

N: La tecnologia è la migliore innovazione che cè. Volevamo fare un salto qualitativo e con i nuovi pezzi credo ci siamo riusciti. Vogliamo fare lo stesso per il tour. Possiamo fare molto con un computer senza rinunciare al peso dei nostri strumenti.

M: Stephen Street, il nostro produttore storico che si è riunito a noi, ci ha detto che avevamo una parte dark poco emersa in passato. Questo è quello che ha voluto mettere a fuoco nel disco, e la vera novità è che ci ha insegnato a non strafare. Lui dice sempre che "less is more" quando si fanno i dischi oggi, ed è uno molto interessato a scoprire e lavorare con nuovi talenti.

F: Il suo sound si unisce perfettamente alla nostra visione. Non è da sottovalutare il fatto che mentre registravamo Roses davvero non vedevamo lora di andare in studio a lavorare!

 

In Italia siete amatissimi: che ricordi avete del nostro paese?

M: Oltre ai vari Sanremo che abbiamo fatto? Quando Dolores ha cantato al Pavarotti & Friends è stato bellissimo. È stata la serata che ha reso più orgoglioso mio padre. Ma noi non ci esibimmo con lei, ci sentivamo fuori luogo, ma fu lo stesso emozionante assistere da spettatori allincontro tra due voci così diverse.

 

.: i live in Italia :.

30 giugno: Piazzola sul Brenta (Padova), Anfiteatro Camerini

2 luglio: Roma, Cavea dell'Auditorium

4 luglio: Milano, Arena Civica

ven, 16 mar 2012 - articolo di Christian D'Antonio

Tag: Cranberries

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