A Toys Orchestra: mezzanotte di fuoco
Prosegue il Revolution Tour, il prossimo 2 marzo a Roma
Il titolo dell'ultimo album degli A Toys Orchestra, Midnight (R)Evolution, offriva troppi spunti per non parlarne con Enzo Moretto, frontman della band italiana. Tra politica e l'attuale situazione sociale e musicale del nostro cosiddetto Bel Paese.
La prima domanda sorge spontanea: la rivoluzione avviene a mezzanotte, quindi non russa...
Non dovrebbe ma nel nostro paese sembra sia ancora affetta da narcolessia. Magari rischio di essere impopolare, ma la caduta del governo Berlusconi ha dato il colpo di grazia. La sfacciataggine e la volgarità di Berlusconi e soci aveva calato la maschera: stava nascendo veramente un sentimento di rabbia sociale autentico e capillare. Ancora qualche mese e sarebbe venuto il finimondo! Adesso hanno messo un manipolo di professoroni morigerati a fare più o meno lo stesso sporco lavoro, ma il cambio di estetica ha creato spaesamento e la rivoluzione sembra essere ripiombata nel sonno.
I titoli dei vostri ultimi tre album sono notturni. Fa pensare ai grandi poeti romantici.
Forse dipende dal fatto che soffro di insonnia cronica, quindi per me la notte è parte integrante della giornata e del mio vissuto. Inoltre di notte i ritmi rallentano e gli impulsi esterni diminuiscono, è il momento in cui si è più a contatto con se stessi e si ha il tempo e la dimensione giusta per pensare, riflettere, immaginare. Ma lungi da me dal sentirmi un poeta! Parafrasando De Andrè che a sua volta citava Benedetto Croce: Fino a diciottanni tutti scriviamo poesie. Da quelletà in poi sono due le categorie di persone che continuano a scrivere, i poeti e i cretini. E come ironizzava il caro Fabrizio, preferisco non correre il rischio.
Parlaci della foto di copertina.
La ragazza con il volto tumefatto e incerottato è presa da una foto reale scattata dal reporter Alessandro Tricarico a una manifestante ferita dalla polizia. La sua unica colpa è stata di aver retto uno striscione che rivendicava la mercificazione del corpo della donna nei pressi degli stand fieristici del Motorshow di Bologna e di aver osato avvicinarsi un po troppo. Chiaro che stesse esercitando pacificamente quello che è un suo diritto e in un certo senso anche un suo dovere. Ritrovarsi con i denti rotti in situazioni simili non è difficile. È una notizia fin troppo frequente e quasi banale nel nostro Paese, semplicemente le persone hanno imparato ad accettarlo. La brutalità se istituzionale è ben tollerata, anche quando labuso è palese. Sono migliaia i manifestanti che hanno il ricordo del manganello sulla propria pelle, per la maggior parte sono lavoratori, studenti, precari, cittadini, gente comune raggruppata, con manforte dei media, nellectoplasma "black bloc", così in voga da qualche tempo. Credo che le scritte democrazia sui cerotti della ragazza in copertina siano piuttosto eloquenti. La foto in fondo si spiega anche da sola.
Ai tempi di Technicolor Dreams Dustin O'Halloran aggiunse al vostro lavoro il senso di internazionalità; con l'apporto di Enrico Gabrielli vi siete orchestrati, perdendo un po' la parte ludica che rimandava al Toy della vostra ragione sociale.
È strano perché paradossalmente questi ultimi due dischi sono quelli in cui abbiamo veramente giocato tanto. Probabilmente anche il fatto di aver deciso di occuparci noi stessi della produzionene rivela lentusiasmo e la volontà di massima libertà despressione. In questi ultimi due dischi ci saranno un centinaio di strumenti diversi e almeno cinque o sei generi differenti. In realtà la nostra maggior preoccupazione era di aver scherzato fin troppo, ma è un lato incontenibile del nostro estro compositivo e forse sarebbe stato peggio reprimerlo.
Di che vive e si alimenta ...A Toys Orchestra?
So che è antipatico dirlo, ma oggi in Italia fare rockn roll è uno sport da ricchi, il che non è per forza una colpa. Noi quattro, ahimè, non abbiamo mai avuto il culo parato e quando il tour finisce ci tocca cercare lavoro. Gli A Toys Orchestra quindi vivono solo di A Toys Orchestra. Intendo dire tutto quello che ci gira intorno, dai nostri collaboratori, al nostro pubblico, a chiunque si interessi in un modo o nellaltro al nostro operato. Direi che è un progetto interattivo che si autoalimenta.
Cosa vi siete lasciati alle spalle lungo la vostra carriera e cosa avete guadagnato?
Abbiamo guadagnato un'identità e preso coscienza e consapevolezza. Quello che siamo lasciati dietro è andato non ci interessa più.
Hai detto che fare musica al meridione vuol dire abbracciare la croce. Non vale un po' per l'Italia tutta questa immagine?
Probabilmente sì. Ma avendo vissuto sia al sud che al nord ti posso dire che il divario è abissale. Il meridione è in una condizione di abbandono che continua a incalzare. I problemi che riguardano loccupazione sono ormai proverbiali, figuriamoci quindi con una cosa che nel nostro paese non riesce ad affermarsi come un vero lavoro. Che il musicista sia considerato alla stregua di un hobbista è atteggiamento nazional-popolare, ma al sud anche il solo volersi dilettare senza pretese professionali diventa un calvario. Non esistono strutture adeguate, ed è un vero peccato perché il sud oltre ad essere fucina di grandi talenti gode di un pubblico calorosissimo. Cè da parte mia grande stima e infinita solidarietà verso chi si prodiga per organizzare eventi e concerti, anche quando la situazione tecnico-organizzativa non è impeccabile, perché ne conosco il patimento. È assurdo che ad oggi abbiamo ancora difficoltà nel chiudere una data in una metropoli come Napoli. Una città ineguagliabile per entusiasmo e vitalità martoriata e monopolizzata dalla negligenza di pochi. Questo buco nella cultura giovanile crea delle corsie preferenziali verso attrattive più pericolose e più facili. Mi fa gioire però il pensiero che, nonostante tutto, il sud continui a difendersi e a tenere comunque alta la guardia. E a volte lo fa davvero con risultati incredibili. Posti come la Sicilia, ad esempio, sono un vero e proprio miracolo autogestito. Quando si dice che della necessità si fa virtù. Laddove le cose mancano spesso si è più motivati a crearsele.
Come si combatte la frustrazione? Dove si trova la volontà e la forza per andare avanti?
E chi lo sa? Avessi la risposta sicura sarei un eroe! Io ad esempio ho tratto volontà e forza proprio dalle mie frustrazioni, che mi hanno spinto a reagire, a crearmi qualcosa, a non affidarmi alla speranza. Mi hanno dato la mia dose di incazzatura quotidiana che mi ha messo in moto. Se avessi avuto tutto facile forse non avrei mai sentito lesigenza di farmi largo a gomiti alti e crearmi i Toys. Oppure chissà, magari sarebbe successo ugualmente e forse non avrei neppure sofferto di insonnia.
Concludendo, bomba o non bomba, voi, dove arriverete?
Sono decisamente antimilitarista. Disinnesco la bomba: non ho la più pallida idea di dove arriveremo. E sono contento così.
.: prossime date del Revolution Tour :.
02 marzo Roma — Angelo Mai
03 mar Fano (PU) — Dylan Club
16 mar Acquaviva delle Fonti (BA) — Oasi San Martino
17 mar Lecce — Triade
13 aprile Vicchio (FI) - Teatro Giotto
mer, 29 feb 2012
- articolo di Tirza Bonifazi
Tag: A TOYS ORCHESTRA
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