Daniele Silvestri e Pino Marino, insieme nel teatro-canzone

Un tour nei teatri con E l'inizio arrivò in coda, mentre Daniele continua lo S.C.O.T.C.H Tour nei club, con puntate a fine maggio anche a Londra e Bruxelles.

Daniele Silvestri e Pino Marino, cantautori, formano una strana coppia ma non troppo. Hanno già incrociato penne e microfoni in un paio di brani di S.C.O.T.C.H., ultimo e fruttuoso album di Silvestri, una collaborazione che ora si fa più stretta e deborda sulla scena del teatro-canzone, con L'inizio arrivò in coda. Da febbraio in tutta Italia.

 

Pino, in tutti questi anni, e con tre stupendi album all'attivo, non hai avuto i riconoscimenti che meriti. Chi è più colpevole di questa anomalia?

Pino Marino: Il più colpevole in assoluto sono io. In sette-otto momenti chiave della mia carriera non ho accettato che il gruppo di persone che in quel momento era preposto a curare i miei interessi, o a vendermi come un frigorigero, non si sintonizzasse sul mio modo di intendere il lavoro, e ho mandato affanculo delle persone importanti, molto importanti. E' molto semplice, è algebra. Non ho mai risparmiato il mio punto di vista. Punto di vista che per un artista invece va sempre taciuto: l'artista deve farsi i cazzi suoi, mai mostrare una contrarietà, deve ridere se è un buffone, o piangere se è un sofferente, arrivare, fare la prestazione e sparire. Io invece spesso ho cercato di coprire tutti i ruoli, manager discografico magazziniere e trasportatore, sbagliando.

 

Pensi che questo spettacolo con Daniele possa essere anche un'occasione di rilancio?

PM: Oggi come oggi non ho un profondo rispetto per questo lavoro, né per me che lo pratico e nemmeno per tutti coloro che lo trasformano in un'operazione ridicola. Gente che ha bisogno di coccole, gente vanitosa che venderebbe la madre al mercato dei fiori pur di arrivare prima di un collega. Gli artisti che ho considerato dei fari da seguire sono morti. Ho al massimo dei colleghi che stimo, e tra i pochissimi c'è Daniele. La fortuna di non sentirsi soli e fare qualcosa in compagnia per me è fondamentale. Che Daniele porti più pubblico permette all'agenzia di organizzare una tournée che coinvolge venti persone. A me a questo punto me ne frega veramente poco di aumentare i miei numeri, non ho mai inseguito nulla e non comincio ora a cercare di convincere qualcuno che è giusto spendere mille lire per me. Daniele mi ha chiesto questa collaborazione. Ha visto un mio spettacolo in solitaria, Concertacolo, e voleva realizzare qualcosa di inerente al teatro-canzone, quindi mi ha affidato al buio tutta la parte di trasformazione di un concerto in teatro. E abbiamo fatto una cucitura di massima tra i nostri due spettacoli.

Daniele Silvestri: Io lo spero che ci sia questa visibilità per Pino, ma non è l'unico motivo per fare questa cosa insieme, magari è un corollario, perché ne beneficio molto anch'io. Pino mi permette di far scivolare uno spettacolo indubbiamente fatto di musica su un piano narrativo diverso. In questo lui è molto bravo perché ha una grande capacità di gioco nell'uso della parola, è un grande improvvisatore e affabulatore, cosa che in un contesto del genere è fondamentale.

 

Potete darci qualche indizio su cosa succede sul palco?

PM: E' un punto che mi mette un po' a disagio. Lo spettacolo deve conservare un certo mistero. Funziona e ti diverte perché ti sorprendi a esserci dentro, e realizzi solo alla fine del film che l'assassino non è Keaton ma è lo zoppo, che Keyser Söze stava lì e oddio, è lui. Ma se te lo dico prima, che cazzo ci vai a fare a vedere I Soliti Sospetti? Purtroppo così funziona questo mondo che mi piace sempre meno: nessuno ha investito sullo spettacolo finché non è stato tutto spiegato nel dettaglio. Tutti dovevano avere la possibilità di averlo scaffalato, giudicato, considerato, etichettato, capito, digerito e cacato, quando invece per me la sua grande forza resta la sorpresa. Mi inventerò dei nuovi meccanismi, anche all'insaputa di Daniele, mettendo delle piccole mine per spostare i binari, perché il mio stimolo maggiore è uscire di casa e andare incontro a qualcosa che non conosco.

DS: Comunque sveliamo un po' l'ingranaggio che c'è dietro uno spettacolo, o un concerto, e lo facciamo diventare spettacolo stesso. Spesso sono imprevisti, emergenze, errori, cose a cui bisogna andare incontro con inventiva e improvvisazione. Spiazzerà molto chi guarda e di sicuro lo divertirà.

 

Ricordate il vostro primo incontro?

PM: Ci conosciamo da parecchio tempo, ma ci tenevamo solo sott'occhio. Due anni fa invece ci siamo incrociati al Conte Staccio di Roma e lui m'ha detto Tu hai una grande penna, mettiamole insieme. Io ho tirato fuori dal taschino due Parker di quelle economiche, da 7 euro e 50, e gliene ho regalata una. Da lì è nato un bel contagio. Un paio di mesi dopo ci siamo risentiti e abbiamo cominciato a collaborare a qualcosa, ma davvero spontaneamente, come poche volte capita.

DS: E' un rapporto fruttuoso che si è costruito molto anche a base di sms, cosa in cui lui è strepitoso: ne conservo parecchi perché sono eccezionali.

 

Daniele, tu continuerai a suonare in parallelo nei club: sarà semplice alternarsi?

DS: Le due esperienze si completano e c'è la sensazione che possano essere l'una lo sfogo dell'altra. Un teatro è come una macchina che deve funzionare in un certo modo, con un copione, per quanto elastico, e con dei suoni morbidi fatti per sognare e creare magia. Dall'altra parte c'è il club con una distanza annullata, in cui conta il rock'n'roll, l'immediatezza. Il bello sarà che da ogni locale ci porteremo un po' di rock in teatro, e da ogni teatro conserveremo un po' di magia per il locale. Anche perché i musicisti coinvolti saranno praticamente gli stessi.

 

Mai capitato di dover continuare a suonare un certo disco, nonostante per la testa ormai avessi tutt'altra musica?

DS: Mai, per motivi semplici. Primo, ho sempre fatto dischi non omogenei, con molte anime dentro. Quindi magari in una lunga tournée tra un disco e l'altro poteva semplicemente cominciare a prevalere una scelta sonora piuttosto che un'altra. Poi, per fortuna, non mi è mai capitato magari di fare un disco, chiuderlo e vederlo uscire dopo due anni. Cosa che purtroppo ad altri capita, e ti può portare a seguire percorsi non più da scoprire, ma solo da usare.

 

Qual è il tuo acronimo preferito per S.C.O.T.C.H. fra i tanti proposti dai fan sul tuo sito?

DS: E' anche un po' scurrile, ma mi ha fatto ridere tantissimo questo: Soleva Copulare Ogni Tanto Con Heidi!  

 

photo credit  Simone Cecchetti 

 

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mar, 21 feb 2012 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: pino marino  daniele silvestri

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