Primal Scream: Screamadelica venti anni dopo
La versione di Bobby (Gillespie), dal vivo con la sua band il 22 luglio a Roma
Esattamente due decenni fa i Primal Scream facevano faville con i primi singoli estratti da Screamadelica, una delle pietre miliari della musica degli anni '90, all'incrocio tra l'indie rock, la scena house, il gospel e il dub. In occasione di questo ventennale, l'album è uscito in versione rimasterizzata – e anche Deluxe e Limited, con un CD live, un EP, un DVD e molto altro – e la band originaria di Glasgow si è rituffata nelle atmosfere di un tempo con un tour celebrativo che li porterà anche in Italia, il 22 luglio a Roma. La parola al frontman Bobby Gillespie.
Nel bel DVD del Making of che accompagna questa riedizione, il produttore e dj Andrew Weatherall ammette che all'epoca aveva molta "fiducia nella sua ignoranza". E voi come band?
Per noi era diverso. Eravamo una band molto musicale nel vero senso della parola, con gente come Robert Young, Andrew Innes, Martin Duffy al piano, un musicista incredibile, Henry Olsen al basso, che in realtà era un chitarrista jazz con una voce fantastica, Toby Tomanov alla batteria, che ha suonato anche con Nico, e tutti gli altri. Suonavamo molto dal vivo e avevamo due singoli in classifica già da tempo, Loaded e Come Together, per cui avevamo piena fiducia nei nostri mezzi. E anche in quelli di Weatherall, che ci sembrava la persona adatta per completare al meglio i nostri pezzi, portandoli ancora più in là. In effetti lui non conosceva le "regole", per cui poteva romperle senza problemi. C'era tanta creatività, erano tempi molto sperimentali.
C'è un momento preciso in cui chi lavora a un disco del genere percepisce la "scintilla" del grande album?
Non esattamente. Mentre le canzoni uscivano fuori ci fu qualche momento speciale, come il mix finale di Higher Than The Sun, ma il processo è sempre graduale. Certo, mentre si assemblava la scaletta, si sceglieva la copertina, si masterizzava, mi rendevo conto che stava nascendo qualcosa di grande. E poi era un doppio album da 65 minuti, come il White Album dei Beatles o Exile On Main Street degli Stones, Electric Ladyland di Hendrix o Tago Mago dei Can, ne eravamo orgogliosi. Sì, lo sapevamo che era "fucking great"!
Tra l'altro era anche pieno di quei piccoli difetti che oggi mancano alla produzione musicale, non trovi?
Perché oggi tutto passa per Pro Tools. Anche una band che suona molto bene ha la possibilità di elaborare tutto digitalmente, ecco perché gli errori non sopravvivono. Li isoli, ci pensi, puoi decidere se tenerli o eliminarli. E spesso si eliminano. Con questo sistema sono stati rovinati tanti album, semplicemente non sono più "sexy", così puliti e simili tra loro. Gli errori per me fanno parte di un processo inconscio che tale deve rimanere, preferisco sempre il caos e l'ardore che viene dall'istinto.
Per quanto riguarda il tour che ne seguì, come reagisci a chi ti chiede sempre le stesse cose, diciamo "extra musicali"?
Parli dell'abuso di droghe? In effetti sono sempre le stesse domande, e io dico: eravamo giovani, eravamo in tour, si suppone che ci divertissimo, no? Bisogna capire che all'epoca, per i nostri eroi – come Johnny Thunders, Dee Dee Ramone, Iggy Pop – così come per noi, la droga era qualcosa di “normale”.
E ricordi qualcosa in particolare di quel tour?
Beh, proprio per questo motivo non ricordo nulla!
Intanto, dall'altra parte dell'oceano, sempre nel 1991, esplodevano i Nirvana con Nevermind.
Sì, certo, questo lo ricordo. Ma c'è da dire che loro avevano un pubblico molto più mainstream del nostro, vendevano milioni di dischi, mentre noi qualche centinaio di migliaio, restando un fenomeno essenzialmente underground. Ammiro Kurt Cobain e i Nirvana, credo che fossero un'ottima band.
L'industria discografica risponde alla crisi puntando sempre più su reunion e riedizioni. Cosa ne pensi da semplice ascoltatore?
Siamo alla fine di qualcosa. Forse la musica rock ha fatto il suo tempo, forse è finita. È molto difficile da spiegarsi, sembra quasi che nessuno sia più capace di creare il "mito", una nuova leggenda che possa sostituirsi ai classic album venerati un tempo. Il rock'n'roll è nato circa nel '56-'57, e fino al '77 del punk fanno vent'anni di evoluzione, tanto tempo: da Elvis, Buddy Holly, Little Richard, passando per Beatles, Stones, Kinks, Birds, fino a Velvet Underground, Clash, MC5, Stooges... Credo che più ci allontaniamo dall'origine, dalla fonte, tanto meno mitologiche diventino le cose. Oggi ascolto parecchia musica, ma è una "versione" del rock, non è rock'n'roll.
E quanto a voi?
Siamo contenti di tutta l'attenzione per questo ventennale di Screamadelica, ma per fortuna siamo una band ancora attiva, che scrive e produce, e anche l'anno prossimo usciremo con un nuovo album. A differenza di tante band noi non ci siamo mai separati, abbiamo sempre continuato senza mai arrenderci. Questo ci differenzia dalle varie reunion in giro.
Ci sono delle voci in particolare che hanno ispirato il tuo stile?
Johnny Rotten è sicuramente il motivo per cui sono in una band. Bernard Sumner dei New Order è stato di grande ispirazione per me, sin dall'inizio, perché ha una voce soft, gentile, e anche il mio stile è così. Mi ricordo ancora un manager di Glasgow che mi disse proprio: “Bobby, non sei un cantante, non puoi farlo, sembri Bernard Sumner, un altro che non ha voce”. E poi adoro Jim Morrison, lui poteva cantare tutto, dalle ballate al blues, ma anche Frank Sinatra, assolutamente tutto!
mer, 20 lug 2011
- articolo di Gabriele Guerra
Tag: Primal Scream
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