Vacca, il rapper Pelleossa e senza censure

  • Condividi su Facebook
  • postalo su Buzz
  • condividi su FriendFeed
  • segnalalo su Ok Notizie

inviainvia a un amico

Cagliari nel cuore, Milano nelle ossa, Kingston nellanima. Il giovane rapper Vacca pubblica Pelleossa, un album e una biografia per condividere la vita senza censure di un MC che ha coronato i propri sogni, compreso quello di vivere in Giamaica.

 

In Italia gli unici megafoni di protesta sono i rapper?

Questo è il pensiero che emerge dalle pagine scritte da F. T. Sandman — Federico Traversa, autore della biografia — e che io condivido pienamente. Negli altri generi musicali c'è poco o niente: si parla di amore, ragazzi e ragazze che se ne sono andati. Questi sono gli argomenti che ci regalano il pop, il rock, e qualunque altro genere che non siano il rap o il reggae italiani. I rapper sono gli unici che parlano di attualità. Nella mia carriera ho sempre trattato argomenti piuttosto leggeri, cercando di far divertire i miei ascoltatori, dato che ci pensano già i media a farci deprimere. Adesso mi sento cresciuto e nellultimo album ho compensato gli equilibri: 50% di allegria e 50% di messaggi che spero vengano capiti.

 

La tua evoluzione da cosa è stata determinata?

Sono diventato papà un anno e mezzo fa. Inoltre vivo a Kingston in Giamaica da un paio di anni, il che mi dà lopportunità di vedere quali sono i veri problemi e di viverli. In Italia si parla di crisi? Una crisi per cui i ragazzini non possono comprarsi due cellulari al mese o devono cominciare a rinunciare a qualche sabato in discoteca? Io qui convivo con persone che dormono nelle macchine, nei ghetti e non hanno nemmeno soldi per mangiare: questi sono i problemi.

 

È la crisi del benessere.

Sì, la crisi del benessere, quella che ti impedisce di farti la settimana bianca con i tuoi amici. Al contempo anche in Italia ci sono persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, in quel caso ha senso parlare di crisi. Ma del resto chi ci gestisce nel nostro Paese? Persone che abbiamo eletto noi pur sapendo bene chi sono e cosa fanno. Adesso vanno anche a toccare i sederi delle ragazze! La gente in Italia si lamenta di quello che ha creato. Se ho deciso di crescere mia figlia in Giamaica e non in Italia, cè un motivo. Non ho mai parlato male del mio Paese, ma non posso fare a meno di denunciare il fatto che non regala più un futuro ai proprio giovani.

 

La tua opinione sulla scena rap italiana.

Il livello si è alzato tantissimo. Si vedono numerosi video su MTV della scena hip hop, gli spazi per i rapper sono sempre più ampi. Un fenomeno in crescita e nellultimissimo periodo sono emersi nuovi artisti molto validi. I nomi più grossi li conosciamo tutti, ma occhio alle nuove leve, perché grazie alle potenzialità di internet riusciranno sicuramente a mettersi in luce.

 

Rap-malavita, rap-miseria: sono i soliti cliché o cè un fondo di verità?

Ognuno ha le proprie situazioni famigliari e non sceglie dove e come nascere. Ma non si diventa rapper perché hai fatto la fame da piccolo. In America lhip hop è nato come movimento di protesta che nasceva dal ghetto, senza essere sinonimo di criminalità. In Italia non è esattamente così anche perché il contesto è differente. Vero però è che questo genere nasce in strada, anche se questo non implica che debba essere legato alla malavita e alla povertà. Sono stereotipi superati, eppure molti media continuano a sfruttarli. Io ho vissuto a Quarto Oggiaro, ma ci sono arrivato quando ero già grandicello. Ho iniziato a fare rap quando vivevo nel centro di Milano.

 

Il binomio rap-reggae è la chiave del progetto Pelleossa. Analogie e differenze tra questi due stili.

Io parlo di musica, non di culture. Questa è una scelta stilistica di puro gusto musicale. Non voglio fare il puritano come fanno alcuni colleghi che ci tengono a difendere un genere piuttosto che un altro. Amo mescolare le mie preferenze musicali. Il mio primo album risale al 2003 e già lì cerano delle sonorità di derivazione caraibica: ho sempre amato il reggae. Ora mi piace abbinare componenti ballabili del reggae al mio strumento di comunicazione che è il rap.

 

Il libro e il cd Pellerossa sono complementari?

Prima è venuto libro: una biografia non pretenziosa. Non parliamo di chissà quale carriera, dato che ho iniziato nel 1996 e ho fatto quattro dischi ufficiali: non ho voluto dare lidea di essere una superstar. Il libro è un documento che sprona il lettore a non abbandonare mai i propri sogni. Racconta la vita di un ragazzo che riesce a fare della propria passione un lavoro, dopo aver preso tanti calci nel culo.

 

Esiste una crew milanese di cui ti senti parte?

No, io ho i miei amici con i quali faccio le mie robe da millenni. Esiste una scena hip hop milanese, ma non una crew, perché ogni giorno è una continua guerra tra colleghi, soprattutto in questo ambito. Siamo tutti amici, ma ci sono tanti scazzi. Però è una bella scena perché i nomi grossi vengono tutti da Milano: Club Dogo, Marracash, Two Fingerz, Bassi Maestro e così via.

 

:: Le geografie di Vacca ::

 

Le radici — Cagliari

Cagliari è la città a cui sono ancora affezionato più di qualunque altro luogo. Qui ci sono nato io e la mia famiglia. Ho tutte le caratteristiche tipiche di un cagliaritano e sono strafiero di esserlo, visceralmente orgoglioso di essere sardo. Quando la gente mi definisce milanese mi dà fastidio, per il semplice fatto che non lo sono. E non per disprezzare Milano. Cagliari è nel cuore, e non posso dimenticarla.

 

Il corpo — Milano

Sono cresciuto qui. Ho cominciato a rappare quando andavo al Muretto che avevo 13 anni e ho iniziato a fare hip hop a 16 anni. Prima di andare a Quarto Oggiaro ho vissuto in una traversa di via Torino in una casa di ringhiera dove non cera neanche il cesso. Il corpo me lo sono costruito a Milano con anni di lavoro, di fatica e di mazzate. Tutto quello che la vita ti può buttare davanti lho vissuto in questa grande città.

 

Lanima - Giamaica

Lanima lho trasferita a Kingston il primo giorno in cui ci ho messo piede. Potrei stare benissimo a Milano, ma se adesso ho deciso di rimanerci solo poche settimane allanno è perché mi sta stretta. Kingston sarà un decimo della grandezza di Milano, ma qui cè la mia famiglia, la mia piccola. La Giamaica mi ha insegnato tanto musicalmente e penso che Pelleossa sarà lultimo disco in cui cè ancora del rap. Sento il bisogno di evolvere.

 

mar, 12 lug 2011 - articolo di Luca Cacciatore

  • Condividi su Facebook
  • postalo su Buzz
  • condividi su FriendFeed
  • segnalalo su Ok Notizie

inviainvia a un amico

Commenti

  • danilo
    danilo
    15 luglio 2011, 13:20
    C'è + grande la foto quella con la giacca verde della Puma??

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento. Per favore, sii educato.

Se sei registrato fai login per far apparire il commento a tuo nome, altrimenti inserisci nome e indirizzo email.


Segnala a un amico via email