Hooverphonic: per incontrarsi basta una canzone

La band belga torna sulle scene con l'album The Night Before. E una nuova voce

Erano belli i tempi in cui accendevi la radio e sentivi calde voci femminili su uno stuolo di violini e synth. Lo devono aver pensato i belgi Hooverphonic (ricordate Mad About You?) quando hanno deciso di ripartire con una nuova vocalist, Noémie Wolfs, e produrre The Night Before, un disco che più anni '90 non si può, con melodie e testi che oggi sembrano un acquario sonoro riappacificante in mezzo a tutto il chiassoso RʼnʼB che cʼè in giro. Un successo di platino che piace in patria, stranamente, a francofoni e fiamminghi. Ne abbiamo parlato con lei e i suoi nuovi colleghi, da sempre il cuore della band, Alex Collier (compositore, basso) e Raymond Geerts (chitarra).

 

Come vi siete conosciuti?

Noémie: Io vivevo nella Lourdes del Belgio, un paesino dove si prega molto. Andavo a scuola fino a 6 mesi fa. Quando gli Hooverphonic hanno messo lʼannuncio su Myspace per la ricerca della nuova cantante, ho mandato un demo e sono stata scelta. La musica mi interessa da sempre, ma non pensavo di farne una professione. I miei amici mi dicevano: “Ah che bello, continua a studiare che poi arriva il lavoro e finisce lʼincantesimo”. Invece adesso sono io a dire: “Dai, forza, andiamo a lavorare!”. È una posizione fantastica.

Alex: Quando Noémie ci ha mandato le sue tracce e la sua foto non ci potevamo credere. In questʼera digitale ci sono due nemici che ti ingannano: l'autotune e il Photoshop. Lei era bella e troppo intonata per essere vera.

 

Per avere il lavoro hai detto che erano la tua band preferita?

N: Mica tanto! Sono cresciuta con la musica che mi passava mio padre, è lui ad avermi educato ai suoni di Santana, Stevie Nicks e Bob Dylan. Quando gli Hooverphonic sono partiti nel 1996 io avevo 7 anni! Quando mi hanno dato un cd per imparare i pezzi vecchi, lʼho ascoltato più di una volta in macchina e ho pensato: “Però! Questa canzone me la ricordo, non sapevo fossero loro”.

Raymond: Lei non era una delle fan della prima fila, anche perché sarebbe strano avere una fan che allʼimprovviso diventa frontwoman nella band! È andata meglio così, perché la scoperta ci ha dato tempo di stare assieme, vedere se funzionava anche al di fuori dellʼambito professionale. Quando cambi cantante devi testare vari aspetti, quello canoro e quello dell'immagine. Poi a noi piace andare in giro per concerti, a cena nei ristoranti raffinati. Era fondamentale che potesse essere una buona compagnia.

 

Non cʼè sbilanciamento tra un nuovo ingresso così giovane e i due fondatori che sanno molte più cose del music business?

R: È dʼaiuto avere una testa nuova che ti fa vedere le cose in maniera diversa. C'è un pezzo nel disco che si chiama How Can You Sleep, che a noi sembrava troppo semplice e volevamo eliminare, mentre a lei piaceva molto proprio per questo. È stato un bene perché ora lʼalbum funziona proprio così comʼè.

A: Anche quando passa un nostro pezzo alla radio, io cambio stazione perché dopo averlo scritto e registrato non ne posso più. Invece lei dice “Ma sei pazzo? Alza il volume!”.

 

A cosa si deve il vostro successo in tutta Europa?

N: Secondo me è il fatto di fare musica vera, con strumenti veri. Tutti gli archi sul disco sono suonati, non cʼè un tipo che ci rappa sopra o una scarica di beat techno. La gente vuole anche questo e specie nel sud dellʼEuropa cʼè molto entusiasmo per il nostro singolo, Anger Never Dies, che è proprio nato così, suonato da una vera orchestra.

 

Siete più popolari tra i valloni o tra i fiamminghi?

A: Ma noi siamo cittadini del mondo! È una differenza irrilevante, per fortuna siamo molto popolari in tutto il Belgio, ma la musica non è una questione etnica. Queste differenze hanno a che fare con la politica, ed è per questo che in Belgio cʼè una situazione imbarazzante di mancanza di governo da circa un anno. È un poʼ quello che succede in Italia tra Nord e Sud: non è una cosa sciocca? A volte penso che noi funzioniamo proprio perché la nostra cultura è la sintesi della sensibilità latina e del rigore germanico. Ci interessano i mix, non le divisioni.

 

Cosa conoscete dellʼItalia?

N: Il primo concerto a cui sono andata è stato quello di Laura Pausini, quindi conosco molto bene il vostro pop, da noi molti artisti italiani vengono regolarmente.

R: A me piaceva Gente di mare di Raf!

A: Io ho conosciuto un formidabile cantautore italiano, Luca Chiaravalli, che ha scritto anche un pezzo per lʼalbum e mi ha ospitato a Gallarate durante la settimana di Sanremo. Lʼho visto tutto, è stata unʼesperienza… intensa.

 

Anche in questo disco cʼè lo zampino di Cathy Dennis, come mai?

A: La vedevo spesso quando era in Inghilterra, ora che è in America meno. Con lei avevo già scritto alcuni pezzi come Jackie Cane, undici anni fa. Il primo incontro fu molto strano, eravamo a un raduno di compositori della Emi e stavamo facendo conoscenza davanti a un bicchiere di vino. Lei pontificava su tutto e io pensavo: “Ma che vuoi che ne capisca di vino questa!”. Quelli della Emi hanno notato che c'era tensione e ci hanno messo a scrivere insieme! Lei ha una grande capacità di inventare melodie orecchiabili, ma anche con qualcosa di innovativo. Come Toxic di Britney Spears, che è la canzone che piace a tutti quelli a cui non piace Britney!

 

mer, 11 mag 2011 - articolo di Christian D'Antonio

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