Lorenzo Cherubini detto Jovanotti

Sembra di avere nelle orecchie Giovanni Lindo Ferretti, allepoca dei CSI, che canta trasformami in un megafono e mi incepperò. Lorenzo "Jovanotti Cherubini si era trasformato in un megafono. E si era inceppato. Buon sangue, il nuovo disco, segna una nuova partenza, tanto lontana dallossessione giovanilistica degli esordi quanto dalla dittatura del pensiero pesante della maturità. Faccia a faccia con lartista toscano.

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In Buon sangue si può ritrovare la spontaneità di Una tribù che balla...

Vero! Anche sulla copertina, col cappello che mi copre gli occhi, ho voluto citare quel disco. I due album hanno una forte affinità. Sono nati entrambi in momenti critici. Critico, in senso orientale, ovvero di opportunità nuova che poi sta a te scegliere di sfruttare o meno. Anche quando realizzai Una tribù che balla venivo da un disco, Giovani Jovanotti, che era andato male e aveva creato molta confusione nel pubblico. In più avevo litigato con molte persone che lavoravano con me. Una situazione simile, spostata di quattordici anni in avanti.

 

Il disco ha unanima molto funk...

Ed è meno funk di quella che sta maturando in me! Se dovessi entrare in studio domani farei un album decisamente funk, anzi quasi electrofunk. È un momento in cui ascolto tutta la old school electrofunk: Afrika Bambaata,Mantronix, fino ai primi anni 90 dei Public Enemy e Run-D.M.C..Mi sono innamorato nuovamente di questo mondo che per cinque o sei anni avevo rifiutato. Ascolto molto anche il Miles Davis elettrico, la sua distruzione della canzone che voglio ispiri il tour che sto preparando.

 

Tour in vista, quindi?

Sì, faremo qualche data in Europa durante lestate e poi un giro nei palazzetti italiani in autunno. Sarà uno spettacolo duro, scuro, una specie di rave con un cuore molto romantico.

 

I nuovi testi sono costruiti su immagini flash che colgono la realtà e il suo contrario senza voler necessariamente mettere in evidenza un messaggio...

Proprio così. Il presupposto è stato evitare qualsiasi tipo di narrazione prestabilita. Scrivere questi testi è stato come andare sulla spiaggia e provare a mettere insieme le conchiglie che via via si trovano sulla sabbia. Non volevo creare canzoni rotonde, con una struttura troppo definita. Questo mi sembrava il modo per rappresentarmi nella maniera più fedele possibile. E poi, sì, ho scartato i messaggi dal disco.

 

Ha qualcosa a che vedere col fatto che qualcuno ti aveva rappresentato come una sorta di santone che pontificava?

Il problema è stato che a un certo punto io stesso mi sono lasciato prendere la mano dalla mancanza di ironia. Un errore a cui mi hanno indotto i media, che raccontavano così tanto di me da farmi credere a quello che dicevano. Leggevo cose che magari non combaciavano con quello che ero, ma in cui io stesso finivo per andare a cadere perché il racconto era davvero pressante. Dicevano che ero terribilmente serio e alla fine ero entrato davvero in quel personaggio tanto da sentirmi in colpa quando mi divertivo. Io non sono una band e quindi non cè democrazia. Tutto inizia e finisce in me.Mi raccontava Bono che, quando lui si lascia andare e medita di diventare un politico, gli altri U2 gli dicono:Fratello, ricordati che il tuo dono è la tua voce e il tuo canto. Non sbagliare strada. A me è mancato questo feedback esterno.

 

Parli di dono. Che cosè per te il talento?

Non lo so. Credo che sia una caratteristica innata. È una capacità, a volte quasi autistica, di comunicare con le forze della natura. Può essere anche un problema nel senso che può isolarti o schiavizzarti. Il mio non è un talento talmente evidente da farmi diventare pazzo.Magari è più una predisposizione. Spesso mi domando se sono veramente portato per quello che faccio.

 

Si dice che il problema di Kurt Cobain fosse la discrepanza tra il talento sconfinato attribuitogli dalla gente e quello molto più limitato che lui, invece, sentiva di avere...

Nel mio piccolo un po vivo questa cosa. Però mi piace quello che faccio e mi sembra che a volte mi vengano naturali cose che per altri sono impensabili.

 

Un tempo dicevi di non essere un cantante ma un dj. Se dovessi definirti ora che cosa diresti?

Grazie al cielo viviamo unepoca in cui la mania di definirsi a tutti costi è passata. E poi, alla fine, che differenza cè? Anche quando facevo il dj a tempo pieno mi sono sempre più sentito un artista a tutto tondo e non solo un dj. Ho scelto di fare il dj invece del pittore o di un altro mestiere legato allarte, ma non ho mai considerato di poter fare il meccanico o lingegnere. Non ho mai avuto dubbi sul mio temperamento artistico, nemmeno quando avevo tre o quattro anni. Allora già dicevo di voler diventare pittore o scultore.

 

E questa capacità di riconoscere linclinazione non è già una forma di talento?

I bambini sono spudorati, non hanno vergogna. Quando a dieci anni andavo a vedere le opere darte mi sentivo fratello degli artisti che le avevano realizzate.Quando è arrivata la musica lho vissuta come larrivo di un tram su cui era indicata la destinazione del posto esatto in cui volevo andare.

 

Che rapporto hai con lepoca di Gimme Five?

Ci ripenso con tenerezza e con allegria. E poi i miei dischi più sono vecchi e più mi piacciono. In genere non amo il disco precedente che è quello da cui di solito mi voglio staccare.

 

Se non ci fosse stato Gimme Five o È qui la festa che suono avrebbe Buon sangue?

Assolutamente diverso, ma non saprei dire quale. Allora mi sentivo in linea con quello che era il nuovo. Sentivo di fare in Italia, a mio modo, quello che i Beastie Boys facevano in America.

 

Quanto ti piace Buon sangue?

Mi piace, ma lo sento come un disco di partenza. Non di passaggio, ma di partenza. È come laccensione di un motore e avverto di essere solo allinizio. Adesso mi piacerebbe prendere le anime che compongono questo disco e approfondirle di volta in volta in un album diverso.

ven, 10 giu 2005 - articolo di Mauro Petruzziello

Tag: Jovanotti

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