Il film su Facebook: aggiungi agli amici Jesse Eisenberg

The Social Network raccontanto dall'interprete di Mark Zuckerberg

"Non arrivi a cinquecento milioni di amici senza farti qualche nemico". La vita di Mark Zuckerberg, amato e odiato inventore del social network dei social network, Facebook, si può riassumere così. Genio inafferrabile, ragazzo introverso, miliardario per caso e bersaglio di numerose controversie legali da parte di ex amici ed ex "datori di lavoro", è il classico esempio di come un geek con un'idea rivoluzionaria finisce, volente o nolente, per abbandonare la sua nicchia protettiva e guadagnare il centro del palco.

 

The Social Network (recensione), il film di David Fincher che ripercorre la nascita del "mito", ne traccia un ritratto fedele, sfumato, restituendo quel misto di sfrontatezza, timidezza e ambiguità tipico di un diciannovenne fuori dal comune. Il lavoro più grande, tuttavia, lo fa Jesse Eisenberg, attore newyorkese già protagonista di film di culto del panorama indie come Rodger Dodger e Adventureland, che si cala anima e corpo, testa riccioluta e "faccia da schiaffi" comprese, in Mark. Schivo ma con la battuta sempre pronta, Jesse sembra il prototipo del nerd adorabile, quello di cui in fondo un po' tutte finiscono per innamorarsi, ma dietro lo sguardo sperduto e furbetto allo stesso tempo, più che un patito dei computer, si cela un intellettuale "old style". La sua creatività, frutto di quello che definisce un disordine ossessivo compulsivo è un fiume in piena: ha scritto testi per il teatro, racconti pubblicati da una rivista di culto come McSweeney's, composto canzoni per musical. In The Social Network l'interpretazione di Eisenberg conquista al punto da far già presagire una possibile candidatura come attore protagonista ai prossimi Oscar. Ma non provate a chiedergli cosa ne pensa. Con quel sorriso aperto e l'ironia pungente di chi la sa lunga risponderà: "ne ha parlato mia madre, vero?".

 

Decifrare Zuckerberg

Jesse Eisenberg: Non l'ho mai incontrato ma mi piacerebbe davvero conoscerlo. Mark Zuckerberg prova disagio nellinteragire con altre persone. È totalmente incapace di leggere le emozioni di chi gli sta di fronte e ha difficoltà anche a capire le proprie esperienze emotive. Non se ne fa una colpa e, invece di cercare di piacere a tutti i costi, preferisce chiudersi in se stesso. Per questo appare sempre distaccato e, in un certo senso, ha sempre un atteggiamento di superiorità. Una delle cose che lo rende simpatico è il fatto che si può percepire la sua solitudine. Va a una festa e rimane nell'angolo a osservare tutti gli altri divertirsi. Tornato a casa, crea uno strumento che riflette alla perfezione il modo in cui le persone vogliono interagire. È una delle tragiche ironie del personaggio. Quanto più ha potere e successo, tanto più è solo. Fa scelte impopolari che salvaguardano la sopravvivenza della sua creatura. Non è un pessimo amico, è un grande leader.

 

Le reazioni

La reazione al film che temevamo di più, ovviamente, era quella di Mark. Lui non ha autorizzato il film né ha partecipato in alcun modo alla realizzazione. Ma è riuscito a stupirci. Il giorno dell'uscita americana ha affittato un'intera sala cinematografica a Palo Alto, ha fatto salire tutti i suoi dipendenti su un autobus e li ha portati a vedere il film. A Facebook lavora anche mio cugino. Quel giorno era sull'autobus. Dopo la fine della proiezione, quando erano tutti in un bar a bere "appletini" (un cocktail di martini e mela verde che compare spesso nel film, ndr), ha chiesto a Mark cosa pensasse del film e di me. Lui gli ha detto di inviarmi un sms per dirmi che avevo fatto un buon lavoro. Anche i gemelli Winklevoss (che hanno fatto causa a Zuckeberg per la paternità di Facebook, ndr) l'hanno presa bene: hanno partecipato a ogni proiezione ufficiale perché sono molto orgogliosi di come sono stati ritratti.

 

Il ruolo di Facebook

Non ho un profilo Facebook, non ce l'ho mai avuto, tranne per un brevissimo periodo, durante la fase preparatoria del film. Perché? Sette anni fa ho girato il mio primo film. Ho digitato il mio nome su Google e ho trovato su di me tutte quelle cose orribili che non avevo il coraggio di ammettere: camminavo male, avevo una postura ridicola, mi vestivo male. Tutte quello che di me si poteva criticare era in bella mostra su internet. Quindi come si può immaginare non sento la necessità di contribuire a farmi conoscere meglio! Comunque riconosco che Facebook oggi ha un ruolo importante. Quando ero al liceo, prima che fosse inventato, ogni giorno tornavo a casa e guardavo la TV da solo. Mia sorella che ha dieci anni meno di me, torna a casa da scuola e parla con i suoi amici, condivide cose con loro. In fondo i social network permettono di avere una vita sociale intensa anche alle persone più timide e introverse, comero io.

 

Alta fedeltà

La prima scena di dialogo labbiamo rifatta 99 volte! È stato perfetto per capire chi fosse il mio personaggio e come potesse emergere. Io sono riuscito a girare i primi 50 ciak in maniera più distaccata, in linea col personaggio. Negli altri 49 ciak mi sono invece fatto coinvolgere di più, creando in questo modo diversi personaggi, o diverse parti dello stesso. Per prepararmi alla parte ho letto tutto quello che potevo su Zuckerberg, ho fatto scherma per imitare la sua postura, ho indossato un paio di ciabatte da spiaggia sulla neve. È stato tremendo. Ma come avrebbe potuto immaginare che un giorno qualcuno avrebbe girato un film su di lui e all'attore sarebbe toccato indossarle?

ven, 12 nov 2010 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Jesse Eisenberg  David Fincher  film  Movies

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