Bruce Springsteen e Jon Landau: promesse mantenute

Il Boss e il produttore presentano l'ampio progetto di The Promise, dal documentario al cofanetto

"Ho visto il futuro del rock'n'roll e si chiama Bruce Springsteen". Era il 1974 e Jon Landau, allora uno dei più noti critici musicali americani, non aveva dubbi. Trentasei anni dopo, quel profetico futuro, ormai vera e propria divinità, torna a rileggere il passato con un pizzico di nostalgia e il piglio di chi vuole aggiungere nuove pagine a un importante capitolo di storia del rock. Darkness On the Edge of Town (1978), uno degli album più oscuri e viscerali del Boss, quello senza singoli, quello in bilico al confine dove i sogni sono trovati e persi, si apre a nuovi punti di vista e amplificazioni artistiche. Ma perché rivisitare il passato? Forse per raccontare un anno difficile, forse per accontentare i fan, forse per trovare un se stesso che ancora sfugge. Non so ancora chi sono. Mi sono sempre identificato con la mia musica. Ho sentito un legame fortissimo col mio lavoro confessa Bruce nella sua apparizione, accolta con mille ovazioni, al Festival del Cinema di Roma per presentare il documentario The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town diretto da Thom Zimny. Fin da ragazzo mi sono posto delle domande: chi sono? Cosa significa essere americano? Cosa significa essere figlio ed essere padre? Da giovane ero molto confuso e cercavo di porvi rimedio con la musica. Noi musicisti — come i pittori, i registi — in fondo siamo una sorta di addetti alle riparazioni: cerchiamo di riparare, di aggiustare qualcosa che è dentro di noi. E guardando con ironia alla sua maniacale dedizione al lavoro e a quei ragazzi magrissimi e pieni di vitalità abbracciati ai propri strumenti ricorda: Io e la band avevamo un istinto messianico del nostro lavoro. Ci dicevamo: questo disco salverà il mondo. Diventando adulti si devono anche fare dei compromessi con il mondo, ma sulle cose essenziali no. Ma con quel disco ci rendemmo conto che stavamo facendo qualcosa dimportante. E che ci avrebbe portato un sacco di ragazze.

 

Darkness Reloaded

In sala di registrazione la E-Street Band incise circa settanta brani. Solo dieci entrarono nella tracklist finale, i più rauchi, i più intensi, i più adatti ad accompagnare il viaggio che un giovane uomo compie dentro e fuori se stesso per trovare una direzione. Tutto il resto, canzoni più solari e virate al pop e ballad ingenuamente disincantate, finì in archivio. Fino al momento in cui si è deciso di recuperarle. Come spiega Jon Landau: C'è un cofanetto che contiene sei dischi, tre dei quali sono dischi audio, uno contiene le rimasterizzazioni di Darkness On The Edge Of Town e gli altri due le 21 canzoni che abbiamo riscoperto (leggi la recensione di The Promise). Quest'estate Bruce si è messo al lavoro per completarle. Non le consideriamo affatto outtakes, ma un corpus con una propria identità. Ecco perché le pubblicheremo anche in un album a se stante che avrà un posto importante nella discografia di Bruce e che si colloca tra Born To Run e Darkness.

 

Senza vergogna

Tra i ventuno brani di The Promise, uno ha un significato particolare per Landau: Un giorno ricevo una telefonata dall'ingegnere del suono Toby Scott che mi chiede se per caso mi ricordavo di una canzone, It's A Shame, e se ero io a suonare la batteria. Io non ricordavo nulla. Toby mi dice che c'era il mio nome sul demo. Quando me la fa ascoltare al telefono oltre a capire che non era Max (Weinberg, ndr) a suonare, mi è tornato tutto alla mente. Bruce non ci credeva. Negli intervalli tra la registrazione di un brano e l'altro, Bruce apriva il suo quaderno di appunti e sceglieva un pezzo da provare e incidere su demo. Quel giorno Max era in pausa e così mi sono seduto io alla batteria. Alla band sono bastati pochi secondi di ascolto per notare che la batteria era strana, che non era il sound di Max ma qualcosa di più debole. Hanno addirittura fatto scommesse sull'identità del batterista. Alla fine ho confessato.

 

Chiudere le porte

L'altra metà del cofanetto è occupata da tre DVD, uno con il documentario di Zimny, uno con riprese bootleg di un concerto del 1978, e uno con un'idea alquanto singolare: un live a porte chiuse di Darkness tenutosi al Paramount Theatre in Asbury Park nel 2009. Volevamo fare un paragone tra ieri e oggi. Le riprese dei brani di Darkness fatte durante l'ultimo tour non ci soddisfacevano. È stato lo stesso Bruce a proporre l'idea del concerto a porte chiuse, lasciandoci interdetti. Ci abbiamo messo un po' di tempo a digerire l'idea. Poi Thom è riuscito a creare un'ambientazione perfetta. Penso che questa scelta di Bruce colga alla perfezione l'oscurità e l'intensità di questo album. Se ci fosse stato un pubblico, forse, l'atmosfera si sarebbe riscaldata troppo.

 

Profezie rivelate

Ripensando a quel lontano 1974 e alla sua storica affermazione, più che un profeta Jon Landau si sente un amico, di quelli presenti anche nel momento del bisogno. Quando scrissi l'articolo su Springsteen e il futuro del rock, io e Bruce eravamo nella fase iniziale della nostra amicizia. Aveva molte difficoltà con il suo secondo album, The Wild The Innocent And The E-Street Shuffle, che non aveva avuto un gran successo in America, così come il primo, Greetings From Asbury Park. Al tempo ero uno dei critici musicali più famosi negli USA e avevo molta influenza. Scrissi quella frase sull'onda dell'emozione e per aiutarlo, dal momento che avevo saputo che la Columbia Records stava pensando di scaricare Bruce senza neanche fargli pubblicare l'album successivo. Non volevo che sparisse, volevo ascoltare il prossimo album. Sul rapporto che lo lega a Springsteen, oggi, Landau non ha dubbi. È il mio migliore amico. Nel corso di questi 36 anni ho avuto un sacco di dubbi su tante cose, ma non su questo, non sul fatto che volessi continuare a fare ciò che sto facendo.

ven, 5 nov 2010 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Bruce Springsteen

Commenti

  • nella
    nella
    6 novembre 2010, 12:26
    Nella vita di ognuno di noi, ci vorrebbe un amico con la A maiuscola. Questo è stato Jon Landau per Bruce, ma chiediamoci anche se Bruce fosse stato un altro , la storia sarebbe stata la stessa?

  • Boss
    Boss
    6 novembre 2010, 18:50
    nella vita ci vogliono più amici con la A maiuscola! Cmq sì, tutti questi personaggi non sapranno mai chi avrebbero avuto intorno se non avessero sfondato. E questo direi soprattutto in Amore...

I commenti sono chiusi.

Segnala a un amico via email