Linea 77: dieci brani per fare "10"

Tornano i migliori interpreti del crossover metal all'italiana

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10 uragani, 10 tormenti, 10 sfide, da Venaria Reale, Torino, fino a Santa Monica, California. I Linea 77 hanno trasvolato l'Atlantico per dare vita alle dieci canzoni del loro nuovo album 10 (recensione), il più internazionale come sound, anche se paradossalmente il primo tutto cantato in italiano. Ne abbiamo parlato durante un bell'incontro con Nitto, una delle due voci della band, e Dade, bassista, pochi minuti prima di un fragoroso soundcheck in puro Linea-style.

 

Che impatto è stato andare a registrare in America?

Dade: Notevole. Loro hanno un mercato discografico molto più grande del nostro, quindi molte più risorse. Uno studio di registrazione medio di Los Angeles è paragonabile al più gigantesco studio in Italia, ma i prezzi sono molto competitivi, hanno più attrezzature e soprattutto una diversa competenza. Noi siamo andati in una nuova struttura, i Red Bull Studios, rimanendo letteralmente strabiliati. Perfino Toby Wright, nostro produttore negli ultimi due dischi, uno che ha 25 anni d'esperienza e ha lavorato con nomi come Soundgarden e Alice In Chains, era stupito. E in tutto ciò abbiamo speso meno che se fossimo rimasti in Italia a registrare per meno giorni, questo anche per la questione dollaro-euro.

Nitto: Oltre alle competenze di alcune figure tecniche, aggiungerei la grande esperienza che hanno con certe sonorità rock che sono più abituati a tirare fuori, mentre da noi spesso si "sperimenta".

 

Avete finalmente realizzato quello che avevate in mente?

Nitto: Abbiamo lavorato in modo diverso da Horror Vacui, in cui avevamo provato a registrare quasi tutti insieme, ricalcando l'energia del live. Questo disco è stato molto più di ricerca, siamo andati con pezzi quasi pronti, ma non del tutto, e sul posto abbiamo provato parecchie soluzioni, anche con chitarre acustiche e altri strumenti che prima non avevamo mai preso in considerazione.

Dade: In realtà uno dei nostri grandi obiettivi ancora non siamo riusciti a realizzarlo, e cioè fare un disco che registri a poco poco proprio mentre lo stai componendo, che catturi tutti i momenti. A questo proposito rimasi folgorato da un dvd sulla lavorazione di Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot Chili Peppers, chiusi in una casa tutti insieme per mesi e mesi, sarebbe il massimo.

 

Cosa mi dite de Il senso: non potrebbe essere un brano-contraddizione, visto che chiedete il silenzio sul caso Englaro?

Nitto: E' un pezzo dedicato a Eluana, è vero, un caso che ci è stato molto a cuore, ma parla più che altro del rispetto di certe decisioni personali. In quel periodo ci ha colpito soprattutto lo schifo che quel caso ha tirato fuori, una certa "italianità", con tutti che mettevano bocca nella questione senza conoscere assolutamente le sofferenze in campo. E' un pezzo contro lo sciacallaggio che c'è stato, politico e religioso.

Dade: Nello streaming messo sul nostro sito è risultato da subito il pezzo più ascoltato. Infatti ci siamo anche chiesti se in futuro sarebbe il caso di farci un videoclip, ma ci siamo risposti di no, proprio perché il brano chiede soprattutto rispetto e silenzio, e sarebbe ipocrita sfruttarlo anche per un video.

 

L'album è stato distribuito prima in allegato a XL di Repubblica, e solo dopo nei negozi: una formula per il futuro del cd o solo un caso isolato?

Dade: Da un lato sarebbe meglio un caso isolato, perché somiglia un po' al regalo nelle patatine o da McDonald's. La cosa triste è che siamo dovuti arrivare a questo punto, dico per la musica in generale. In passato c'è stato uno sfacelo di sprechi, artisti divenuti milionari quando non lo meritavano e altri persi per strada. La cosa che mi fa incazzare è che le case discografiche per realizzare dischi spendono la stessa cifra di quando ne vendevano il quintuplo! Studi e produttori continuano a costare cifre improponibili. Il peer to peer da una parte ha liberato l'ascoltatore, ma dall'altro distrugge veramente la musica in sé. Ci vuole un po' di cognizione: io personalmente non compro più cd, ma quando qualcosa mi piace lo sostengo acquistando attraverso iTunes o altri store digitali, e pagare un album 9 euro mi sembra onesto, 18 euro no.

 

Anche una band come la vostra vive soprattutto, e sempre di più, dell'attività live?

Nitto: Assolutamente sì. Per il 95 per cento... anche 98!

 

photo credit: Luca Saini

 

vertigine.linea77.com

mer, 21 apr 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Linea 77

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