Fantastic Wes Anderson: il mio Mr. Fox, segretamente politico

Il regista americano de I Tenenbaum e Il treno per il Darjeeling presenta il suo primo film di animazione, tratto da un racconto di Roald Dahl

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Casa del Cinema di Roma. Wes Anderson, accolto dagli applausi, entra indossando una giacca di velluto fin troppo simile a quella del suo Signor Volpe. La stampa ha appena assistito alla proiezione di Fantastic Mr. Fox (che nell'originale ha le voci di George Clooney, Meryl Streep, Jason Schwartzman, Bill Murray, Willem Dafoe, Owen Wilson), terreno fertile per una chiacchierata ricca di spunti, humour e umanità. [leggi anche la recensione]

 

Regista di pupazzi

Wes Anderson: Il risultato finale è lo stesso di un film tradizionale, devi dare forma a voci e movimenti in quel rettangolo dello schermo, ma il processo per raggiungere lo scopo è completamente differente. In un film del genere hai il controllo totale del lavoro, che è molto più lento. Io sarò stato sul set solo un quarto del tempo, poi gli animatori spesso lavoravano in solitudine, magari ascoltando musica in cuffia, sviluppando questo vecchio tipo di animazione in stop motion. Gli animatori sono dei mezzi attori, a modo loro, ciascuno dà al suo pupazzo caratteristiche uniche e sorprendenti.

 

Protagonisti

Ci sono voluti circa 6 mesi per costruire i pupazzi. Siamo partiti da lì, solo dopo che li abbiamo avuti davanti abbiamo cominciato a sviluppare organicamente il resto, gli ambienti, i colori, le luci che meglio potevano completare i nostri protagonisti.

 

L'adattamento da Roald Dahl

La storia originale è abbastanza breve, quindi l'abbiamo usata assolutamente tutta, aggiungendo poi anche dei personaggi e qualche capitolo, cercando sempre di seguire lo stile di Dahl. Anche il personaggio di Mr. Fox è sviluppato attorno alla figura reale di Dahl, e io stesso ho speso del tempo a casa sua, presso la sua famiglia, per scrivere parte della sceneggiatura e coglierne lo spirito.

 

Precendenti

Ho amato molto il Willy Wonka di Gene Wilder (1971), un grandissimo. Ma penso che The Witches (in Italia Chi ha paura delle streghe?, 1990), fatta eccezione per il finale che penso fu cambiato dagli studios, sia il migliore adattamento di Roald Dahl per il cinema, con un'Anjelica Houston fantastica, e anche la famiglia è di questa idea. Molti altri racconti di Dahl poi sono stati adattati per la tv, per The Twilight Zone, e lui stesso condusse in Inghilterra una sua serie, nello stile di Alfred Hitchcock.

 

Ispirazioni

Restando al cinema di animazione mi piacciono molto i film di Miyazaki, di Takahata e dello Studio Ghibli, poi ho ripensato a Watership Down, un cartone del '78 che ho amato molto, ma al di là di questo mi sono ispirato più che altro alla realtà. Per esempio ricordo che poco prima dell'inizio della lavorazione ero a Bath, in Inghilterra, e sono rimasto colpito dal suo centro storico, così ho fatto parecchie foto che poi abbiamo usato come modello per la cittadina del nostro film.

 

Politica

Mi piace l'idea che, anche solo a livello subconscio, abbiamo fatto un film "segretamente politico". Anche il libro ha qualcosa di anarchico, anzi, potresti dargli un'interpretazione comunista! Alcuni erano preoccupati proprio perché nel film si ruba, si espropria parecchio, ma quale che sia una certa lettura politica spero si rifaccia sempre alle idee di Dahl, che in ogni caso condivido.

 

Western

E' il mio primo film con dei veri 'cattivi' e uno scontro finale, con sparatorie e quant'altro. Ovviamente quando affronti situazioni del genere ti devi confrontare con tutti i filmmaker precedenti, con il western, con i John Ford — My Darling Clementine è il suo film che preferisco — ma anche i vari Sergio Leone e Kurosawa.

 

Selvatico contro Domesticità

E' un tema estraneo al libro, che però continuava a tornare durante la stesura del copione. In effetti la nostra volpe indossa una giacca come la mia e nel corso della storia ha sempre molta paura di perdere il suo istinto animale. Anche la scena dell'incontro con il lupo — che per me rappresenta il climax del film — non c'è nel libro, ma propone di nuovo questo confronto centrale, e credo rispecchi comunque lo spirito dell'autore.

 

3D e futuro del cinema

Avatar ha stupito anche me, visivamente, ma non ho visto molti altri film in 3D e non credo che sarà una rivoluzione come fu l'avvento del colore. Non penso mai a cosa può piacere al pubblico, penso sempre a cosa può interessare me, perché so che vivrò il mio progetto per molti anni, e vi assicuro che la nostra tecnica, così old fashioned, e tutta la preparazione per questo film hanno richiesto la stessa fatica di Cameron per fare Avatar. I diritti del libro, per dire, li avevo acquisiti già dieci anni fa.

 

mar, 13 apr 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Movies  Wes Anderson

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