...A Toys Orchestra: Midnight Talks, ti prendo e ti porto via

Intervista con Enzo Moretto, frontman della indie rock band italiana

 

Le chiacchierate notturne degli A Toys Orchestra sono state il principale argomento di conversazione con Enzo Moretto, frontman della band che nel giro di quattro album si è consolidata come una delle maggiori realtà della scena indie italiana. Ma si è parlato molto anche damore, tema portante di un disco rock pulsante e carnale.

 

Qual è stata la genesi di Midnight Talks?

La genesi non è stato molto diversa dagli altri dischi. A eccezione forse del fatto che lo abbiamo scritto di getto. Le canzoni sono venute alla luce in poco più di sei mesi, a ridosso della fine del tour di Technicolor. Lossatura delle canzoni è di matrice più rock proprio perché nasce con lapproccio del live. La parte elaborata è venuta fuori in seguito; una volta in studio ci siamo affidati anche ad altri strumenti, e di conseguenza ad altri musicisti, perché avevamo voglia di provare nuove soluzioni sonore.

 

Ed è qui che è entrato in gioco Enrico Gabrielli.

Lui è un genio assoluto e allo stesso tempo è una persona di una semplicità disarmante. Al di là dellaspetto tecnico, a convincermi a lavorare con lui è stato lentusiasmo e il coinvolgimento che ha dimostrato da subito nei confronti di questo disco; si è presentato in studio con una vera e propria bibbia di arrangiamenti e di spartiti. Sembrava che il disco fosse il suo, e in parte lo è.

 

Come si è trovata la Toys Orchestra a suonare con unorchestra vera?

Ovviamente in studio il lavoro è stato sovrastrutturato, nel senso che si sono fatte delle sovraincisioni. La sensazione dellorchestra è merito di Enrico che immaginava una grande orchestra per le nostre canzoni. A questo proposito ti confesso che io e lui abbiamo deciso di lavorare insieme sulla base del feeling nato sul momento e della fiducia reciproca. Diciamo che ci siamo fidati della sensazione che avevamo a pelle. Non avevamo neanche provato prima di entrare in studio. È una magia che ha voluto che le nostre scritture fossero così coese e vicine.

 

A suo modo Midnight Talks parrebbe un concept album, una rock opera anni 70. Risultato studiato o spontaneo?

Hai ragione, in qualche maniera si tratta di un concept album, ma è un risultato del tutto fortuito. Anche i testi, che sono slegati fra loro, hanno un filo conduttore, ovvero lamore. Un tema difficile da trattare, perché stra-abusato ma anche perché si rischia sempre di scadere nel banale. Attenzione, con amore non intendo solo lamore romantico, quello dei baci al tramonto, ma anche quello ancestrale, quasi infantile, spirituale. Ho voluto esplorare il dualismo dellamore nel bene e nel male.

 

È un disco che ti prende e ti porta via.

Be, probabilmente è una sensazione legata alla tematica dellamore che è un qualcosa che come dici tu ti prende e ti porta via. Lamore ti travolge. Si possono avere delle passioni fortissime legate al corpo, alla carne, ma anche allo spirito, allalchimia, allincognita e così via. Per questo anche nella musica abbiamo provato a dare uninterpretazione diretta, più carnale e meno onirica. Cerco sempre di fare in modo che lespressione della musica vada di pari passo con quella dei testi, anche se alle volte mi piace creare il paradosso, raccontando qualcosa di molto duro con unespressione che magari non appare consona. Il motivo di questa terrenità è legata allargomento trattato.

 

Tra i vari personaggi che citi ci sono Serge Gainsbourg e Jane Birkin, John Titor e Mrs Macabrette. Me ne parli?

Red Alert è la storia di due persone che si chiudono in casa perché i meteorologi hanno annunciato che ci sarà una grande tempesta e loro decidono di passarla sotto le lenzuola. Come si fa, in un caso del genere, a non citare Gainsbourg, il re delle lenzuola! Sono un amante delle citazioni dei personaggi e di piccole frasi, perché mi piace mettere nella mia musica tutto quello di cui mi nutro. Quanto a Titor, Backbone Blues è una canzone molto agitata che tocca argomenti catastrofici. In fondo la teoria di Titor è quella della fine del mondo. In Celentano, invece, non cè solo Mrs Macabrette, ma anche altri personaggi di vecchie canzoni, e mi ci sono messo anchio. Si tratta di un brano dal feeling allucinato, onirico, naïf e psichedelico, come può esserlo Yuppi Du di Celentano. Non vuole essere un omaggio diretto; ho immaginato e creato una processione di personaggi loser, tra i quali anche me, tutti in marcia a cantare Yuppi Du.

 

Tre associazioni tra vostri brani e possibili gruppi di riferimento: Plastic Romance/Supertramp, Plastic Romance part two/Rocky Horror Picture Show e Summer/Green Day.

Be', Supertramp ci sta, soprattutto per il titolo ironico della canzone. Penso ad esempio a Breakfast In America che contiene unironia fantastica. A me piace molto essere accostato ai gruppi più disparati, essere influenzati solo da un nome sarebbe triste. Il fatto che la nostra musica faccia venire in mente mondi così lontani fra loro, e da noi, lo considero un grandissimo complimento perché vuol dire che è poco definibile, sfuggente. Se mi dicessero tutti i giorni che sembriamo i Radiohead avrei di che preoccuparmi, ma se si passa dal Rocky Horror ai Green Day allora significa che abbiamo fatto tesoro di tutto quello che succede nelle nostre teste e creato una nostra cifra stilistica.

 

A livello di live, con la fisicità di Midnight Talks cambierà qualcosa?

Forse sì. Fino adesso abbiamo fatto solo quattro date, ma ci siamo resi conto che ogni canzone possiede unenergia molto forte. Probabilmente perché l'ossatura dei brani nasce immediatamente dopo un lungo tour, era già stata disegnata per il live, al di là di quanto si possa pensare ascoltando il disco che invece è stra-elaborato. Tantè vero che il live è diverso dal disco. Se avessimo voluto riprodurlo dal vivo avremmo avuto bisogno di altri dieci musicisti, tra archi, fiati e strumenti vari. Invece abbiamo fatto in modo di dare a ogni canzone quello di cui necessitava, cercando di enfatizzare la sua essenza più primitiva. Poi con noi cè Beatrice Antolini, che si è ambientata in maniera magnifica. Suona un po di tutto: synth, organo, basso e per la prima volta il sax!

lun, 12 apr 2010 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: A Toys Orchestra

Commenti

  • light32
    light32
    13 aprile 2010, 17:07
    Ciao Raga Basta il vostro sguardo a capire l arte che ce dentro di voi. Vi auguro un mitico successo da parte dell anima. Buona fortuna.

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