Virzì: La prima cosa bella è il ritorno a casa
Quando non c'è patria in cui riconoscersi, né fiducia, il viaggio del regista riparte da Livorno
"La storia più ottimista che abbia mai scritto", dice Paolo Virzì, presentando La prima cosa bella (recensione), un film corale e riuscito, nel solco della vecchia commedia all'italiana — più Scola che Monicelli -, sorta di "come eravamo, siamo e saremo" di una normale famiglia italiana, in volo libero dagli anni '70 fino ai giorni nostri. Un "colossal livornese" che sfida Avatar nello stesso giorno di uscita.
PAOLO VIRZÌ
“Non è una storia autobiografica in senso stretto. Io e gli sceneggiatori ci siamo resi conto strada facendo che forse in un momento di scarse certezze c'era voglia di fare pace con la vita, ritrovare una patria perduta, una casa, un luogo caro da cui ripartire. Ecco perché sono entrati in campo elementi che possono definirsi 'autobiografici'. Bruno, interpretato da Valerio Mastandrea, in effetti ho cercato di farlo somigliare un po' a me, soprattutto imbruttendolo, accentuandone la pelata, ma non c'è niente da fare: ha troppo fascino.
Il cast è stato difficile solo per la ricerca dei vari Mastandreini e Pandolfine che interpretano i personaggi da piccoli, ma ormai ho una squadra abituata a certi miei casting spericolati nel mondo dei non professionisti e dei ragazzi.
Con gli attori ci siamo divertiti tantissimo. Per una delle scene finali avevamo proprio il timore che potesse venire troppo drammatica o melensa, così io e Stefania Sandrelli ci siamo ubriacati con la grappa! Solo che a me ha preso la sbronza triste, e piangevo, lei invece rideva come una matta!
Anch'io andrò a vedere Avatar con curiosità. Titanic mi era piaciuto, più nelle scene sentimentali che in quelle di azione — sono un po' donnicciola-, con il suo amore/conflitto di classe. Mi va bene che ci sia scelta e un'offerta multipla, con insieme la fantascienza americana tecnologicamente innovativa e una commedia sulla famiglia Michelucci, con tutta l'umanità e quello che sappiamo fare meglio noi italiani. Sul 3D forse siamo meno capaci, anche se avevo chiesto di fare almeno una copia di La prima cosa bella in 3D, giusto per vedere se almeno lì i capelli di Mastandrea aumentano!”
CLAUDIA PANDOLFI
“Mi sono lasciata andare a un personaggio scritto apposta per me da Virzì. Tornare a recitare in livornese tanti anni dopo Ovosodo (1997) è stato un bel flashback: non è facile indovinare l'accento giusto, soprattutto capire dove va la doppia livornese invece che la doppia romana, ma ho risolto parecchi dubbi appuntandomi delle note a margine sul copione.”
VALERIO MASTANDREA
“Io invece non ho scritto fonemi sul copione, sarebbe stata una cosa troppo da universitario. Piuttosto preferivo farmi dare del 'pisano' dalla troupe e dagli attori livornesi.
Con Virzì si lavora bene. Non è vero che non si arrabbia mai, ma quando si arrabbia è buon segno, perché vuol dire che è appassionato.
Questo è un grande film d'amore, ma non fra partner. Parla proprio del principio attivo dell'amore: io a mia madre avrò detto 'ti voglio bene' un paio di volte al massimo, d'ora in poi lo farò più spesso.
Abbiamo girato molti piani sequenza, quindi senza interruzioni, con impostazione abbastanza teatrale. Ci siamo dati una grande mano, incoraggiandoci a vicenda, ma soprattutto concentrandoci sempre sull'ultimo che aveva la battuta: se sbagliava lui andava tutto a puttane!”
ven, 15 gen 2010
- articolo di Gabriele Guerra
Tag: Valerio Mastandrea Movies Paolo Virzì
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