Elio e le Storie Tese: Gattini, i classici nostri belli
Il Best Of mette il frac, in versione orchestrale
Venti anni di carriera vanno degnamente festeggiati. Un'antologia è la soluzione più scontata, ma per Elio e Le Storie Tese si trasforma in una rilettura orchestrale del loro passato (con gli arrangiamenti di Alessandro Nidi). Le 16 tracce risuonate con l'Orchestra Arturo Toscanini di Parma diretta da Danilo Grassi, più un inedito, raccontano il percorso dello storico gruppo milanese, che da sempre ha saputo unire comicità e grande musica con una chiave di lettura che ha fatto scuola.
Come mai questa decisione di rivedere il vostro passato?
Elio: Perché sono passati 20 anni dal nostro primo disco e volevamo celebrare l'evento. Ironia della sorte, il primo album è uscito proprio da queste mura (siamo negli uffici della SonyBMG di Milano, ndr) essendo stato pubblicato dalla CBS, allora nel gruppo Sony. Ricordo che ci fu una aspra lotta all'interno della casa discografica tra chi lo voleva pubblicare e chi no. Prima della Sony il disco fu offerto alla Virgin, e il direttore artistico fu cacciato con ignominia dai vertici solo per averlo osato proporre! Quando ci siamo accorti di questi 20 anni abbiamo pensato a due soluzioni: o ritirarci buttandoci in una crisi depressiva, oppure festeggiare e rilanciare. Abbiamo scelto la seconda, anche se la prima sarebbe stata più artistica. Occorreva festeggiare alla grande, per cui abbiamo voluto la grande orchestra, con cui abbiamo fatto il grande concerto nel grande teatro.
A proposito, come sarà questo tour, anticipato dal concerto di Milano con l'orchestra? (leggi la recensione)
Faso: Innanzitutto la presenza dell'orchestra è stata limitata a Milano, in occasione della festa. Il tour sarà come il percorso storico presente sul disco. Voglio precisare che nel tempo la nostra idea di live è cambiata. All'inizio tendevamo a “rifare” i dischi anche sul palco, mettendo campionamenti di parti altrimenti non suonabili. Dopo un giro in America nel '98, dove abbiamo visto dei ragazzini attaccare gli strumenti e suonare in maniera perfetta facendoci un culo così, abbiamo capito che anche noi potevamo e dovevamo essere così: più semplici e diretti. Abbiamo lavorato per togliere buona parte di ciò che veniva mandato dalle macchinette. Se durante il tour ci saranno, come ci sono, parti orchestrali queste verranno gestite dal dinamico duo Rocco Tanica/Jantoman.
Perché questo titolo?
Elio: Perché secondo noi oggigiorno è più importante l'immagine del contenuto, e poi siamo stufi di essere acquistati dal 5% del mercato. Da nostri attendibili sondaggi risulta che il 95% che non compra i dischi di EelST ama moltissimo i gattini, per cui è un'astutissima operazione di marketing rivolta al pubblico che non comprerebbe un disco con la solita immagine degli Elii.
Rocco Tanica: Precisiamo comunque che nessun animale è stato maltrattato!
Il logo invece richiama la Deutsche Grammophon!
Elio: Anche questa è un'astutissima operazione di mercato per richiamare gli amanti della musica classica che non sopportano gli EelST e le loro incursioni non autorizzate nel mondo classico.
La scelta dei brani com'è avvenuta?
Cesareo: Abbiano optato per quelli più “accompagnabili” da un'orchestra e poi c'è una scelta storica, con le cose più rappresentative di anno in anno, escludendo l'ultimo disco Studentessi, perché recente. Certe cose pur apprezzate da noi e dal pubblico non ci sono perché non avevano un possibile adattamento orchestrale.
Faso: Nubi Di Ieri sul Nostro Domani Odierno ad esempio è presente solo sulla versione iTunes del disco e non sul CD.
Rocco Tanica: E' stato divertente, lavorando con l'orchestra, trasporre in strumenti reali ciò che noi facevamo in chiave elettronica, scoprendo che in alcune cose ci avevamo azzeccato e che altre erano impossibili da ripetere con veri strumenti. C'è anche da dire che il tema di Shpalman è stato “rubato” ad una vera composizione classica, un'opera di Giovanbattista Lulli orchestrata da Pascal Collaps, dal titolo Achille e Polissena.
Non è un po' eccessiva questa scelta dell'orchestra?
Elio: No, assolutamente no! Essere trasgressivi oggi è proprio questo. Quando siamo usciti essere trasgressivi significava scrivere brani che analizzassero ossessivamente il tema della merda, oggi fare così significherebbe vendere quattro copie. Ora trasgredisci se suoni con un'orchestra che va a tempo, non vai coi trans, ti sposi e stai tutta la vita con la stessa donna con cui fai dei figli.
Com'è il vostro pubblico di adesso, dopo vent'anni di carriera?
Elio: Fortunatamente è un pubblico che ci segue sin dall'inizio più una somma di new entry che si sono accodate man mano.
Rocco Tanica: Shpalman è stato un po' il punto di svolta che ci ha riportato il pubblico giovane, strappato a Max Pezzali.
Faso: A proposito di Shpalman c'è un episodio che mi diverte raccontare. Una volta, durante un tour, sono entrato da un ferramenta e c'era il figlio del proprietario, di 5-6 anni, che girava con il triciclo per il negozio cantando Shpalman. Il padre mi fa “Mi scusi, sentono certe canzonette alla Tv e poi le cantano.” Io non ho avuto il coraggio di dirgli che ero il responsabile!
Il singolo/inedito Storia di un bellimbusto coniuga una musica brillante con un testo per certi versi drammatico.
Faso: E' un testo che parla dell'uomo del terzo millennio, un uomo che frequenta corso Como (la zona milanese della movida e più alla moda, ndr). Se giri per corso Como vedi il video in tempo reale della canzone, con gli “inutili” che girano con gli occhiali da sole in piena notte. E' un mondo in cui “appari” figo, sei sempre molto bello, ma se poi dentro hai i problemi galattici e sei distrutto, non ha importanza, ciò che conta è apparire figo e bello.
Elio: Uno dei nostri aspetti che mi piace è quello di storici, di cantori della realtà, che noi raccontiamo scendendo nel particolare.
Rocco Tanica: Quando Alberto Angela, ormai ottuagenario, farà un servizio sugli anni zero dovrà per forza citare tra i reperti questo brano!
lun, 9 nov 2009
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