Piotta, suono diverso e a denti stretti

Il rapper romano torna con S(u)ono diverso, un titolo-slogan che non ha bisogno di spiegazioni

(c) Alfredo Villa
(c) Alfredo Villa

Lo precisiamo subito: chi si aspettava le solite gag del Piotta rimarrà deluso. Riff di chitarra punk, giri di basso hard rock, rime al veleno, il Piotta del 2009 ha poca voglia di scherzare. Tommaso Zanello torna galvanizzato dalla tournée statunitense del Warped tour, dove – unico italiano ospite della manifestazione – ha assaporato l’ebrezza del connubio rap-rock. Ecco la nostra chiacchierata a denti stretti.

 

C’è un non so che nel tuo nuovo singolo, S(u)ono Diverso, che “suona” alla Daniele Silvestri.

Nelle mie ispirazioni non credo di aver mai avuto Silvestri come punto di riferimento, eppure sei almeno la decima persona che me lo dice! Il parallelismo mi lusinga: lui viene da tutt’altro percorso artistico, anche se spesso cita il mondo rap. Il mio percorso è diametralmente opposto, e a mia volta rubo dal rock: forse è da qui che nasce questo riflusso. Per dare vita a S(u)ono diverso sono partito da molto lontano facendo una scorpacciata di rock, dai Ramones ai Joy Division, fino ai Bauhaus.

 

Tra il tuo precedente album Multi Culti e questo passa un abisso. L’ironia ha lasciato spazio esclusivo alla denuncia. E anche il sound è più spigoloso, più rock.

Ho sentito il bisogno di dar vita a un’analisi distaccata e realistica della situazione attuale, in maniera ottimistico-combattiva. Ho giocato a carte scoperte: il Piotta questa volta ha fatto un passo indietro per lasciare posto a Tommaso Zanello. Il sound più rock è venuto di pari passo, perché le tematiche “combat” necessitavano di chitarre elettriche e basso. La recente partecipazione al Warped tour — tournée itinerante e multi generi lungo tutti gli USA – è stata determinante in questo senso.

 

La televisione è uno dei bersagli ricorrenti su cui spari a zero: la tua opinione sui reality e sui talent show.

I reality li ignoro nella maniera più totale. Tra l’altro ho avuto molte richieste di partecipazione a un noto reality, ma ho declinato l’invito senza esitazioni. I talent show, invece, potrebbero anche essere validi tecnicamente, ma mi preoccupa il messaggio che ne viene fuori tra le righe: l’idea che l’unica musica possibile sia quella stabilita a tavolino, dal come ti vesti a come ti muovi e che personaggio sei. C’è sempre stata una divisione tra chi la musica la fa con il cuore e chi la concepisce come uno spettacolo prefabbricato. Un tempo c’era un’evidente linea di demarcazione tra le due realtà, oggi sembra esistere solo la seconda. Questi giovani ragazzi vengono trasformati in mostri nelle mani di pochi adulti spietati, i quali sanno bene come guadagnare, tanto morto un fenomeno se ne crea un altro.

 

Da tempo serpeggia il pensiero che questi spettacoli siano l’unico percorso possibile per gli esordienti.

Spesso mi confronto su questo argomento con i giovani, e la risposta è che non hanno alternative. Bussano alle porte delle case discografiche le quali propongono di tentare direttamente con i provini di X Factor e Amici. Il problema è a monte, perché è la discografia che ha commesso l’ennesimo errore. Come già è capitato con il mondo delle radio, anche nei confronti delle televisioni non sono più le etichette che galoppano il cavallo, ma si fanno galoppare. Sono sempre schiave di qualcuno, o della TV o della radio.

 

Fino a non troppo tempo fa molti erano convinti che internet potesse diventare territorio fertile per i nuovi emergenti.

Io rimango sempre dell’idea che in mezzo a tutta questa confusione il percorso migliore rimanga sempre quello legato al mondo fisico. Non c’è virtuale, non c’è televisione che tenga: prendere gli strumenti in spalla con la propria band e andare in giro a suonare in tutti i posti possibili. Quanto basta per creare il proprio zoccolo duro di fan e ascoltatori.

 

Parlando di attualità, per te nel nostro Paese c’è una emergenza democrazia?

A giudicare dalle classifiche sulla libertà di stampa e informazione si potrebbe dire che non ci sia crisi, ma non possiamo nemmeno vantarci di essere ai primi posti tra i Paesi liberi e democratici. Io amo l’Italia, e per questo reputo che si debba sempre tenere alta l’attenzione su questo tema. L’eccesso di querele nei confronti dei giornalisti testimoniano un clima di tensione forzato. Un Presidente del Consiglio che denuncia una giornalista che campa con mille euro al mese, è una forma di intimidazione. Non concordo con chi usa termini quali dittatura, anche perché sennò non potremmo parlare liberamente in questo momento. Dobbiamo però stare tutti all’erta, sia chi vota in una direzione, sia chi vota nell’altra.

 

Di recente anche Obama e Zapatero hanno manifestato personali dissaporti nei confronti di alcuni organi d’informazione.

Che ci siano dissapori tra i potenti e la stampa è normalissimo, può capitare anche al comune cittadino. Detto questo, penso che questi due episodi siano stati messi particolarmente in risalto dai nostri media per mettere in buona luce il nostro Presidente del Consiglio. Ma si tratta di tre casi completamente differenti. Né Obama, né Zapatero possiedono mezzi di informazione come Silvio Berlusconi: parliamo di tre casi distanti anni luce tra loro!

 

Dopo 10 anni di carriera, guardandoti indietro c’è qualcosa che non faresti più o che magari rinneghi?

No. Perché anche se rivedendo il mio passato posso sorridere di certi errori e di certe ingenuità, rifarei tutto da capo. Se non avessi fatto anche certi errori forse non sarei arrivato dove sono adesso, a questa intervista, a questa promozione, a questo album. E per citare la filosofia di un mio vecchio promoter: “ tutto fa Broadway”!

 

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lun, 2 nov 2009 - articolo di Luca Cacciatore

Tag: Piotta

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