Carmen Consoli: Elettra e mio padre

La cantautrice siciliana si racconta tra storie familiari e mitologia

Durante tre anni di silenzio discografico Carmen Consoli sembrava sparita. Invece è stato un periodo intenso, passato a sperimentare collaborazioni e situazioni diverse, come i palcoscenici stranieri, nel tentativo di esportare anche all'estero la propria musica. Ora che la Cantantessa è tornata, con il nuovo album Elettra (leggi recensione), il suo percorso riparte proprio da dove si era interrotto il precedente Eva contro Eva.

 

Come hai trascorso i tre anni di pausa prima del disco?

Ho continuo a scrivere tutto il tempo, non mi sono mai fermata perché non scrivo solo quando devo fare dischi. Ora era arrivato il momento di raccogliere queste canzoni. Sono stati tre anni intensi in cui ho portato in giro la mia musica, in America come in Europa. Piccole cose, ma con il sogno di poter crescere. C'è stata anche la bellissima esperienza con i Lautari e quindi il ritorno alle mie origini. Era quindi il momento di selezionare le cose per un disco, con cui tra laltro ho realizzato un miracolo, cioè la trasformazione di un evento doloroso (la scomparsa del padre, ndr) in creatività, in un momento di gioia. Questo album è diventato una medicina, tanto che ora per la musica provo ancora più rispetto. Non la svenderò mai, perché la mia musica è più importante di vendere i dischi, e questo è un insegnamento di mio padre che era musicista a sua volta.

 

Musicalmente Elettra non è lontano dal precedente Eva Contro Eva.

Mi piaceva proseguire su quella linea musicale, anche se qui è meno calcata la parte etnica, presente nel disco precedente. Questo è un disco italiano, ma con una vocazione più nord Europea.

 

I testi sono tematicamente differenti tra loro, sono legati a momenti molto diversi nellarco di questi tre anni?

Mandaci una cartolina è dedicata a mio padre ed è l'ultima canzone che ho scritto. È nata per caso, senza la reale volontà di scrivere qualcosa per la morte di mio padre. È piena di riferimenti al suo modo di vedere il mondo, la vita e la società, un pensiero molto ironico e sdrammatizzante. Lui scherzava molto, anche sulla morte, e diceva che alla fine sarebbe stata una sorpresa e che ovunque fosse finito ci avrebbe mandato una cartolina. Proprio la sua ironia lo portava a dire le bottane con la B, con un gusto comico, mentre puttana invece è dispregiativo. A finestra è in dialetto siciliano ed è frutto della mia esperienza con i Lautari, che è stata fondamentale per recuperare il mio legame folk con la Sicilia. Mi piace stare metaforicamente alla finestra, stare fuori, guardare il mondo e osservare le persone. I personaggi di questa canzone sono inventati, altrimenti sarei già diventata storia della canzone italiana! Osservo il mio mondo partendo da un dato estetico, per poi affrontare quello sociale. In Sicilia c'è una nuova classe, quella degli arricchiti, gli arripudduti, gente di bassa estrazione sociale che però ha fatto i soldi. E allora girano con i macchinoni, cambiano il nome da Giuseppina in Giusy con la Y, oppure Tury al posto di Salvatore, abbandonano l'accento siciliano per quello del nord, rifiutando le proprie radici per darsi un'aria internazionale. Ma c'è anche la classe che stringe la cinghia, che lecca la sarda, sinonimo di povertà. E poi c'è l'invenzione di Padre Coppola, ispirato dall'opera di Orazio Butitta, un grande cantastorie siciliano che scrisse Mafia e parrini si dettero la mano, portata al successo da Rosa Balistreri, in cui si parla del matrimonio tra chiesa e mafia. E poi c'è la considerazione e la domanda finale: avendo già provato in passato cosa sia la tolleranza, non è che questo valore può ritornare? Occorre trovare il seme buono da piantare. E io ho il presentimento che le cose stanno per cambiare.

 

Diverse rispetto a Eva Contro Eva sono anche le numerose figure femminili che racconti in questo disco.

Le donne di Elettra non sono rassegnate, reagiscono anche vendicandosi o in maniera ironica. Sono donne a cui mancano l'abitudine e l'apatia, che sono tra i mali di questo secolo.

 

Ma la tua Elettra a quale delle tante raffigurazioni è più vicina?

Elettra è la figlia di Clitennestra e Agamennone, ucciso da Egisto proprio con la complicità di Clitennestra. Elettra sconvolta induce il fratello Oreste alla vendetta e insieme uccidono la madre. Sofocle, Euripide ed Eschilo hanno dato ognuno unimmagine diversa di Elettra: cè chi la giudica colpevole, chi innocente, chi invece la vede come l'incarnazione della borghesia. Di Elettra c'è poi la versione da lettino della psicanalisi, in cui diventa la sorellina di Edipo: si libera dell'affetto materno, delle proprie radici, scoprendo così un amore tardivo verso il padre. L'amore verso la madre è scontato, quello paterno lo scopri dopo e arriva attraverso la conoscenza, il vissuto. Questo quindi è un disco sull'amore paterno paragonato alla scoperta verso altre forme di amore, quelle che richiedono ricerca, conoscenza, sacrificio e approfondimento. La mia Elettra è quella che riscopre la conoscenza del padre.

 

La donna e luso del suo corpo sono più che mai al centro di accesi dibattiti: tu cosa ne pensi?

Qualcuno vorrebbe la donna più bella che intelligente! A di là delle facili battute io dico: dignità alle donne. Che non vuol dire dare loro posti di potere, ma vuol dire vestirle, far capire alle donne che sono belle anche senza svilire il proprio corpo, senza denudarlo. Perché tanto nudo è veramente brutto: non stiamo parlando di Michelangelo, ma di televisione. O fai una cosa artistica, e allora ha un senso, altrimenti è solo volgarità. La priorità oggi è avere successo, ma passando attraverso le scorciatoie e non lo studio, la dedizione e la conoscenza. Il problema è che prima le bottane, quelle con la B, restavano confinate nel mondo dello spettacolo, oggi invece vanno anche in politica.

gio, 29 ott 2009 - articolo di Luca Trambusti

Tag: Carmen Consoli

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