Terry Gilliam, la favola di Parnassus

Il grande regista parla di storie, scelte, surrealismo e cinema, in memoria di Heath Ledger

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Heath Ledger
Heath Ledger

Tutti conoscono la triste storia che marchia a fuoco la pellicola Parnassus, l'uomo che voleva ingannare il Diavolo (leggi la recensione), ultima opera del visionario Terry Gilliam, ex Monty Python e padre di film di culto come Il barone di Münchausen e L'esercito delle 12 scimmie. Il protagonista, Heath Ledger, nel bel mezzo delle riprese viene trovato morto nella sua stanza da letto insieme a diversi flaconi di barbiturici e lascia appeso a un filo il destino del film. In occasione dell'omaggio tributato a Ledger nella quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il regista di Minneapolis racconta come dal dolore possa nascere un'opportunità, come l'immaginazione possa ovviare alla tragedia, e come tre amici attori Colin Farrell, Johnny Depp, Jude Law — possano sostituire un collega scomparso. Tutto merito di uno specchio che apre le porte della percezione, proiettandoci in un mondo surreale e fantastico dove addirittura si può cambiare volto. Parnassus è una favola in technicolor su scelte, sogni, tentazioni, immortalità e storie, e per esteso la testimonianza di una grande amicizia, di un legame tra protagonista e regista, che trascende la mortalità e vive di energia. La stessa che ha spinto Gilliam a fare un film migliore senza cambiare la sceneggiatura.

 

Parnassus parla di immaginazione: la sua, quella del protagonista, quella del cinema. Come è riuscito a tenere tutto insieme?

Nel film lo specchio magico rappresenta il cinema, ma anche la radio, la musica, tutto ciò che l'arte crea per farci evadere dalle nostre piccole vite, aiutandoci anche a sfuggire da ciò che i media ci convincono sia la realtà. Con l'Imaginarium ho provato a sorprendere il pubblico, a fargli chiedere: ti prego, fammi passare attraverso lo specchio. È il senso di novità, nessuno sa cosa accadrà dopo. Oggi il cinema non offre più esperienze del genere. Continua a fare lo stesso film, a proporre gli stessi personaggi, le stesse due persone che saltano davanti a un'esplosione. Ha perso la sua immaginazione. Ho voluto recuperare il senso di sorpresa del cinema del passato.

 

Per il suo Imaginarium si è ispirato a qualche artista in particolare?

Di solito prendo spunto da un sito fantastico, cheapimagination.com! (immaginazione a buon mercato, ndr) Le mie idee risentono di vari influssi. Per il mondo onirico ho guardato al mondo dellarte, per esempio le scene con Jude Law sono ispirate ai lavori dell'artista americano Grant Budd, quelle sulla barca ai quadri di Max Ophuls. Diciamo che rubo da moltissimi artisti di talento. Per fortuna sono quasi tutti morti e non possono citarmi per danni.

 

Come è nata l'idea della storia che tiene in piedi il mondo?

Viviamo in un mondo in cui si raccontano storie, i giornali non fanno più giornalismo, ma ripetono storie. Bisogna leggere di più i libri, non guardare troppa TV e non andare troppo al cinema. Nei libri si legge la visione del mondo di una determinata persona, non di un insieme. Le storie, belle o brutte che siano, sono importanti, sono proprio ciò che continua a far girare il mondo.

 

Nel film ci sono molti riferimenti agli anni '60.

Beh, in fondo sono un prodotto degli anni '60. A quei tempi si pensava che il mondo si sarebbe espanso. Si scoprivano le filosofie orientali, come quella indiana. Da tutte queste scoperte è nata l'idea di re-immaginare il mondo, di renderlo un posto migliore, che fosse attraverso il movimento contro la guerra o quello per i diritti civili. C'era entusiasmo e voglia di muoversi in direzioni diverse. Nel film c'è un mélange di tutte queste cose, così come un mélange di religioni mediorientali e occidentali e delle più vecchie filosofie del mondo. Nella scena del monastero ci siamo addirittura divertiti a creare c'è una sorta di ebraismo-tibetano.

 

Aveva in mente Shakespeare quando ha scritto il film?

Sì, anche lui. Da Prospero di La tempesta a Re Lear, Shakespeare fa parte di Parnassus, per questo avevo bisogno di Christopher Plummer.

 

Ha pensato anche al mito di Faust?

Ovvio. Faust è sempre con noi, comunque e dovunque. Il diavolo ci attende.

 

Parnassus è stanco di fare scelte. E lei?

Mi fa impazzire l'idea che da Starbucks si possa scegliere tra 900 diversi gusti di cappuccino, o che esistano 3000 tipi diversi di carta igienica. Viviamo nella grande illusione che le multinazionali vengano incontro ai bisogni di ogni singolo individuo... stronzate! Credo sia ora di semplificare le cose. A me basta un solo tipo di cappuccino e qualche variante di carta igienica per continuare a vivere felice. La vita è complicata, pericolosa, difficile, dobbiamo prenderne atto, avere più senso di responsabilità per la propria vita e per quella altrui, perché le decisioni vanno prese continuamente e se le sbagliamo ci saranno delle ripercussioni.

 

Cosa le ha insegnato la collaborazione con Heath Ledger?

Heath era straordinario, come essere umano, amico e attore. Era pieno di vita, energia, intelligenza, senso dell'umorismo e anche po' di... cattiveria. E la cosa più triste è che abbiamo visto solo una minima parte di ciò che era in grado di fare. Era incredibilmente saggio. Chiunque lo conoscesse, rimaneva sorpreso da quanto a volte potesse sembrare vecchio. Sono convinto che nelle sue vene scorresse del sangue aborigeno. In realtà non è morto giovane, ma a 243 anni. Il suo spirito unico ci ha costretti a finire il film. Se Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell sono entrati nel cast è stato proprio per la loro vicinanza a Heath, per la loro capacità di esprimere tratti peculiari della sua personalità. Per me Parnassus è la prova di quanto Heath fosse amato e rispettato, un meraviglioso mezzo per rappresentarlo. Tony, il suo personaggio, gli assomiglia e quindi Heath vive attraverso il film.

 

Ha detto che Ledger era anche un po' cattivo. In che senso?

Nel senso che si divertiva e faceva divertire. Ogni giorno arrivava sul set con uno scherzo nuovo, sorprendente. Il tutto sempre nell'ottica della continua costruzione del suo personaggio. Cambiava accento e modi a seconda dell'oggetto della sua seduzione. La sua natura camaleontica e il suo innato fascino hanno contribuito a creare un personaggio molto complesso, dai mille volti, cosa che ha aiutato il lavoro di Johnny, Jude e Colin.

 

Il destino di Tony assomiglia tristemente a quello di Heath. Quel destino era previsto fin dall'inizio?

Non abbiamo cambiato nulla della sceneggiatura, solo qualche idea, come il fatto che i volti di Tony dall'altra parte dello specchio potessero essere diversi. Ma la sua storia è esattamente quella prevista dalla sceneggiatura originale. La morte di Heath nel bel mezzo delle riprese è stata un enorme shock. A un certo punto Christopher Plummer non riusciva a pronunciare le battute sui racconti di morte imprevedibile nelle scene del monastero. Ma ho insistito: non avremmo cambiato nulla perché era questo il film che io e Heath volevamo fare.

 

I tre attori che interpretano Tony nell'Imaginarium hanno scelto da soli i propri ruoli o ha scelto lei per loro?

Beh, ho pensato che Johnny dovesse essere il primo, perché nel vedere il suo volto il pubblico si sarebbe sentito a suo agio e avrebbe continuato a guardare il film con piacere. Jude Law, invece, doveva essere il Tony originale. Ne avevamo parlato tempo prima che Heath entrasse nel progetto, ma in quel periodo lui era impegnato con le riprese di un altro film. Infine, ho pensato che Colin dovesse interpretare il Tony finale perché è più dark, ha più l'aspetto da cattivo ed è così che doveva finire.

 

È vero che ha detto di no a Tom Cruise?

I suoi agenti mi hanno contattato. Mi ha fatto piacere che una persona come Tom si proponesse. Anche lui era un grande fan di Heath. Ma volevo solo persone che lo avessero conosciuto, degli amici, quindi ho risposto: No, grazie.

 

Sappiamo che Ledger si stava cimentando con la regia.

Era molto determinato a diventare regista. Già sul set de I fratelli Grimm e l'incantevole strega veniva da me e diceva: perché questinquadratura, perché questo, perché quello?. Si guardava intorno e cercava di apprendere. Cambiava i dialoghi, le battute, era difficile stare al passo con la sua energia. Sarebbe stato un grande regista. Stava lavorando a dei video musicali. Mentre ne girava uno per i Modest Mouse, con la mia società di effetti speciali, mi passò un bigliettino con su scritto; posso fare Tony? Era impegnato in mille cose e aveva energia da vendere. Sfortunatamente non vedremo mai cosa fosse in grado di generare.

 

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L'Imaginarium di Terry Gilliam

ven, 23 ott 2009 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Terry Gilliam  Movies

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