Stéphane Pompougnac: l’appetito vien suonando

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Stasera suonerò così. E fa il gesto di trattenere il respiro per tirar dentro quel piccolo accenno di pancetta che la t-shirt bianca nasconde. Gli occhi si allargano e le guance, invece, si gonfiano un po. Poi Stéphane Pompougnac esplode in una fragorosa risata che sdrammatizza il problema. Quale problema? Essere un dj veramente cool, chiamato dagli stilisti più prestigiosi per costruire la colonna sonora dei loro party, piacevolmente contornato da gente in tiro e modelle mozzafiato, ma rigorosamente magrissime. Così magre che anche se deglutissero una sola oliva snocciolata, ne porterebbero i segni sul girovita. Il dj francese è a Roma per creare un soffice tappeto sonoro ad AmfAR, Cinema1# Against Aids Rome, il gala benefico che ha luogo durante i più importanti festival cinematografici, organizzato, durante la Festa Internazionale del Cinema di Roma, a Palazzo Fendi per raccogliere fondi a favore della ricerca sullAIDS. Dice Pompougnac: Mettere musica per questo evento è il mio regalo a una giusta causa. Ma cè dellaltro, cioè la presentazione del decimo volume di Hôtel Costes, la compilation in cui mixa brani dal sapore downtempo, lounge e chill out (ma non gli pronunciate questo termine che, secondo lui, non ha molto senso). Un successo, quello della serie Hôtel Costes, dalle proporzioni astronomiche che, conti alla mano, si assesta sui tre milioni di copie vendute.

 

Come scegli la musica per le compilation Hôtel Costes?

Le compilation rispecchiano in pieno il posto per cui sono nate. Hôtel Costes è un ristorante, a Parigi. O meglio: un hotel con un ristorante. Io mettevo musica nel ristorante. La scelta è orientata proprio sul fatto che la gente non è in un club a ballare, ma sta piacevolmente cenando. Così, ho provato a scegliere suoni eclettici e, perché no, anche un tantino sofisticati. Quello che mi interessava era che la gente, mentre cenava, fosse felice e che ogni tanto, magari, mi lanciasse unocchiata!

 

Quali sono le caratteristiche che i pezzi devono avere per entrare a far parte di queste compilation?

Lunico problema che mi pongo è che ho poco più di unora, cioè lo spazio di un cd, per far entrare le mie selezioni. Facendo un calcolo, sono circa una quindicina di canzoni. Dò molta importanza al pezzo dapertura, perché voglio che le persone siano immediatamente colpite. Ma sto attento anche a non usare brani più fiacchi, quelli che la gente decide subito di skippare. Per mantenere sempre viva lattenzione, cerco di mescolare vari generi e stili: musica etnica, house, R&B, chanson.

 

Hai suonato ovunque. Quali sono le differenze fra i diversi tipi di pubblico?

Per quanto mi riguarda, non ci sono grandi differenze. Uso sempre la stessa musica visto che cambio i miei dischi solo una volta al mese. Ma la reazione della gente è, di volta in volta, differente. Ad esempio, in Giappone ti osserva con attenzione, a Mosca l80% dellaudience è femminile, mentre nelle varie città dEuropa mi sembra che il pubblico risponda sempre alla stessa maniera, con affetto e calore.

 

Qual è il posto più strano in cui hai messo musica?

Bogotà, senza ombra di dubbio! Mentre suonavo ero controllato da quattro bodyguard! Avvertivo continuamente una sensazione di pericolo. Ma il pubblico era fantastico! Conservo ancora il ricordo di quelle ragazze così strepitosamente sexy, ma non so se lo rifarei: ora ho due bambini e ci tengo alla mia pelle!

 

Hai suonato anche per Gucci e Yves Saint Laurent.

Sì, ma non si trattava di fashion show. Ho suonato ai party dopo le sfilate e per alcuni eventi organizzati a Tokyo, Milano, Amsterdam, New York, Los Angeles, Londra e Parigi. Quello che mi chiedevano negli after party era soprattutto musica che conciliasse il relax.

 

Comè stato lavorare per loro? Hai anche fatto dei dj set ai compleanni di molte modelle, come Christy Turlington ed Estella Warren!

Sì, è vero, ma oltre alle modelle, a questi eventi cè sempre gente che lavora nella comunicazione, PR e agenti. Insomma tante persone diverse e...

 

...spesso noiose?

Non sempre. Anzi, in questi party puoi incontrare gente simpatica e divertente. Un particolare che non trascurerei è che spesso queste feste non finiscono troppo tardi come le nottate nei club. Beh, insomma, ora ho trentanove anni e non reggerei più quelle notti infernali che fai quando sei giovane e devi suonare in discoteca fino a mattina!

 

Comè stato lavorare con Michael Stipe dei R.E.M. che, sul tuo primo album, Living On The Edge, canta Clumsy?

Lho incontrato proprio allHôtel Costes, a Parigi. Quando siamo riusciti a scambiare due parole, mi ha detto che gli piaceva la mia musica e io, chiaramente, gli ho detto che avevo ascoltato tantissimo i R.E.M.. Poi lho rivisto in un ristorante di New York e quando ha saputo che stavo preparando il mio primo album si è offerto di cantare una canzone. Tutto è nato molto spontaneamente, proprio perché lui è una persona meravigliosa.

ven, 9 nov 2007 - articolo di Mauro Petruzziello

Tag: Stéphane Pompougnac

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