Ben Harper: le mie linee guida

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Sono ormai cinque anni che Ben Harper ha abituato il suo pubblico a dischi impegnati, sussurrati, ma anche di grande energia che in molti definiscono un equilibrio perfetto tra rock, indie e soul. Di persona Ben è un tipo davvero affabile, si scusa addirittura di non parlare litaliano. E non è una captatio benevolentiae studiata, ma il sincero rammarico per non poter parlare in profondità con il pubblico che in Europa lo ama di più. Con Lifeline appena uscito, e una tournèe in progetto per lautunno, lartista californiano ritorna sulle scene e annuncia grandi progetti. Che includono anche il cinema.

 

Cè poca distanza tra questo disco e il precedente, Both Sides of the Gun. In cosa si differenziano?

Tutti i pezzi sono nuovi, non ci sono canzoni che avevo scartato dallaltro disco. Lifeline contiene musica acoustic soul che nei testi e nella melodia ricalca il mood della fine del tour, quando diventi più tranquillo e lasci che la musica esca fuori da te spontaneamente.

 

Cè un tema ricorrente del disco?

Sicuramente alcune cose sembrano estratte da un diario privato che è basato su esperienze di persone che mi circondano, fatti che sono capitati a me, ma anche situazioni che immagino. Vorrei soprattutto che fosse un modo per far arrivare un messaggio di comunicazione, uno spot che invita al dialogo.

 

Ci sono dei brani con messaggi politici?

Se continuo a essere socialmente impegnato lo voglio fare alla mia maniera, con un approccio soft e senza fare prediche o proclami chiassosi. Il primo pezzo del disco si chiama Fight Outta You ed è una chiacchierata confidenziale. Ma la mia produzione è sempre unalternanza di rabbia e carezze.

 

Hai partecipato anche al disco benefico di cover di John Lennon per il Darfur.

Faccio solo le cose in cui credo veramente. Il mio impegno questa volta è stato confortato dalla presenza di artisti grandissimi. Poi qualsiasi cosa riguardi Lennon o Marley per me è sacra, loro sono le due massime espressioni artistiche a cui mi riferisco.

 

Hai scritto anche di cose molto personali però. Chi è la Nicole di Having Wings?

È una persona che non cè più e che mi era molto cara. Le ho dedicato questa canzone perché amava molto la vita. Volevo che nel lavoro ci fosse anche unattenzione per i temi più intimi della sfera umana.

 

Che tipo di apporto cè dal tuo gruppo nel songwriting?

Tutte le canzoni sono nate a intermittenza nelle prove e nei soundcheck del tour dellaltro disco. A eccezione di Lifeline e Paris Sunrise Number 7 sono tutte frutto di una collaborazione tra me e il gruppo. Vorrei che il risultato fosse un avanzamento rispetto a quello che ho già fatto.

 

Pensi che pubblicare dischi continuamente faccia bene alla tua evoluzione?

Sono cresciuto in un tempo in cui avere un album allanno non sembrava una pazzia, ma era la regola. Poi la discografia ha accusato i problemi che tutti conosciamo e si è molto più cauti. Il marketing delle etichette prende più tempo. I tour si sono allungati e per promuovere bene un disco i tempi si sono dilatati. Ma io sfido questo sistema e faccio un disco allanno. Credo che in questo modo si veda anche meglio la progressione stilistica.

 

Comè organizzato il lavoro per un disco che nasce on the road?

Componiamo assieme e io mi porto il materiale nella mia stanza dhotel. Quando ho tempo a sufficienza, di solito passano due giorni, mi dedico a quello che è stato inciso, lo miglioro e lo riporto agli altri componenti. Così è successo per tutti i pezzi e dopo un paio di mesi ci siamo detti: ora siamo pronti per entrare in studio. Si è presentata la possibilità di avere lo storico Studio Gang a Parigi e non ci abbiamo pensato due volte.

 

È vero che ci avete messo sette giorni per finirlo?

Certo, abbiamo registrato e mixato il disco in una settimana e non cera tempo da perdere. Ovviamente lasciavamo lo studio a notte fonda. E da qui è nato anche il titolo di Paris Sunrise Number 7: lultimo giorno di registrazioni avevamo visto lalba parigina per la settima volta, una scena che mi piaceva immortalare.

 

Molti dicono che per comporre cè bisogno di pace, starsene in un posto da soli.

A me succede il contrario, volevamo sfruttare al meglio la strumentazione che avevamo in tour. Sono convinto che quando suoni tutte le sere sei più allenato e la tecnica che riversi nelle registrazioni ne risente in maniera positiva.

 

Ma per incidere alla fine hai scelto Parigi.

Era per consolare i francesi della sconfitta con lItalia ai mondiali! In realtà credo che Parigi sia la capitale con più passione e più cuore. Cè molto movimento e mi ero sempre ripromesso di catturare questa elettricità in un disco.

 

Registri ancora in analogico?

Sì, ma non deve passare come un rifiuto della modernità. Nella mia carriera ho utilizzato anche molto digitale, ma mi sono accorto che per ottenere quel sound che io voglio, quello che deve essere uneredità dei grandi della Motown o del Californian soul, cè bisogno dellanalogico. Che poi va anche meglio per gli ascolti prolungati. Questalbum deve essere ascoltato a lungo.

 

Farai un tour con Lifeline?

Sì, vogliamo fare posti piccoli e stiamo organizzando lo show. In Italia non arriveremo prima di novembre.

 

Hai un tuo pubblico ma la tua musica è certamente diversa dal trend del momento. Come fai a mantenere sempre tanto interesse?

Per fortuna il panorama attuale è molto vario. Ovvio, se accendi la radio e senti solo dance o R&B ti fai unidea sbagliata. Cè gente che ascolta rock, jazz. Io seguo tutto, posso dirti solo che lR&B non è il mio genere. Vedendo anche le tante band che si riuniscono, penso sempre che alla fine dei conti, puoi fare contratti discografici quanto vuoi, ma il vero contratto che tu hai è quello con la musica. E quindi anche col passare degli anni non riesci a fare a meno della tua musica.

 

Hai fatto anche molte collaborazioni, che pensi di questa mania dei duetti?

Attendo sempre chiamate! Le cose che mi entusiasmano di più non perdo tempo e le faccio. Con i Blind Boys of Alabama molti dicono che sono stato io a dare visibilità a questo gruppo. Eppure da quel duetto ne ho tratto vantaggio anche io, mi hanno elevato stilisticamente su una posizione che non avevo ancora raggiunto e li ringrazio ancora. È chiaro che oltre a questo ho delle fantasie da soddisfare

 

Beh, hai suonato un pezzo dei Led Zeppelin con John Paul Jones a un festival.

Quella è stata una storia molto strana. Io ero alla partita di calcio di mio figlio e il telefono aveva già squillato 2 volte e non avevo risposto. Alla terza rispondo scocciato: era proprio lui che mi chiedeva di andare a questo festival e di suonare Dazed And Confused. Ovviamente sono rimasto senza parole. Non bisognerebbe mai farsi trovare senza parole dai tuoi idoli, perché in quel momento non puoi essere fan ma professionista.

 

Cè una chiamata che aspetti più delle altre?

Sì, quella di grandi registi per fare musiche da film. Mi piacerebbe collaborare con Martin Scorsese e i fratelli Coen punto in alto, vero? Come attore invece non credo di accettare perché recitare non è nella mia vena.

 

E il disco dei sogni che vorresti realizzare?

Mi sto preparando per un album di solo reggae con 3 membri dei Wailers e Lee Scratch Perry come produttore. Ha più di 70 anni ma è il simbolo di quel genere. Sono anni che voglio fare questo progetto e stavolta ci riuscirò.

ven, 14 set 2007 - articolo di Christian D'Antonio

Tag: Ben Harper

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