Pamela Des Barres: confessioni di una “gurupie”

Musica, spiritualità e ricordi. L'icona incontrastata del movimento groupie degli anni '60 è oggi uno spirito libero che insegue la ricchezza spirituale, senza dimenticare la musica

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Roma. Esterno giorno. È uno di quei caldi pomeriggi estivi, in cui l'afa avvolge come una coperta i turisti che affollano Campo De' Fiori. In una città stretta tra la morsa dei campionati mondiali di nuoto e i postumi dell'ennesima, epocale celebrazione-concerto di Bruce Springsteen, Pamela Des Barres si sente perfettamente a suo agio. La groupie delle groupie, musa e non solo di pietre miliari del rock come Jimmy Page, Keith Moon, Jim Morrison e Mick Jagger, solo per citarne alcuni, figlia di un irripetibile fenomeno cultural-musicale e ora apprezzata scrittrice e giornalista, è in Italia come madrina del festival rock ligure Just Like a Woman, in pausa nella capitale. Pensando alla sua prossima incarnazione, quella della gurupie, seguace di maestri di vita e precettori spirituali. Perché? Perché non ci sono più le groupie di una volta. E nemmeno le band di una volta. Perché non è una nostalgica alla ricerca dei brividi del passato come le protagoniste di Due amiche esplosive. Pamela Des Barres è uno spirito libero che assorbe arte, musica e spiritualità come una spugna, la metabolizza e la restituisce scrivendo.

 

Ieri sera sei stata a vedere Bruce Springsteen. L'avevi mai incontrato di persona?

L'ho incontrato una sola volta, velocemente, quando ho intervistato sua moglie per una cover story. Gli ho ricordato quell'intervista e se ne è ricordato, mi ha anche ringraziata. È un uomo affascinante, carismatico, sexy. Il concerto è stato incredibile, difficile spiegarlo a parole... fantastico! Bruce riesce a far sentire il pubblico come una sola entità. Sono stata a un'infinità di concerti nella mia vita, e oggi lui è l'unico capace di generare questo amore, e tutto il pubblico sente per lui lo stesso amore che lui prova per il pubblico.

 

Sei in Italia come madrina di un festival, Just Like a Woman, dedicato alla musica in rosa. Una ex groupie che fa da madrina a musiciste impegnate è una specie di rivincita?

No (ride). Non credo che mi abbiamo chiamata per il mio passato! La mia presenza in quel festival ha più a che fare con la mia carriera di scrittrice, con l'aver raccontato in forma scritta le mie esperienze. E poi anch'io ho fatto parte di una girl-band, le GTO's, prodotte da Frank Zappa, tantissimo tempo fa. Eravamo delle pioniere. In effetti mi sento pioniera sotto molti punti di vista, quindi, un riconoscimento me lo devono!

 

Ti piace la parola groupie o preferisci la parola musa?

È la stessa cosa. Alcune, preferivano, e preferiscono, la parola musa perché il termine groupie è spesso usato in senso negativo, anche se in realtà significa solo una ragazza a cui piace uscire con il gruppo, per una qualsiasi ragione, che sia romantica, sessuale, di amicizia...

Una volta hai dichiarato non bisogna per forza fare sesso con un musicista per essere una groupie...

L'ho detto io?

 

Sì, aggiungendo, ironicamente, anche un riferimento alla definizione di sesso data da Clinton durante lo scandalo Lewinski... E hai detto che le groupie con i musicisti possono fare anche meravigliose sedute di shopping. Per te qual è stata quella più memorabile?

Ho portato tutti i Led Zeppelin da Nudies Rodeo Tailor, nella Valley in California, e hanno comprato di tutto, cappelli, camicie a quadretti. Persino Peter Grant, il loro manager, ha comprato ai suoi bambini dei vestiti da cowboy. Un'altra volta ho portato Jeff Beck e Rod Stewart in un posto che si chiama The Glass Farmhouse, che vendeva abiti vintage, molto tempo prima che il vintage diventasse di moda. In quel periodo era l'unico negozio di questo tipo in California.

 

Il rock, per sua natura, consente agli uomini di esprimersi sessualmente in un modo più esplicito rispetto ad altri ambiti. In un tale scenario la donna è facile che diventi una preda, senza quel potere sessuale che crede di avere. Che ne pensi?

Non credo sia vero, almeno non più. Credo che con personaggi come Blondie e Chrissie Hynde la cosa sia cambiata. Le Runaways, Joan Jett, tutte queste donne hanno riportato i ruoli in equilibrio. Ma ci saranno sempre ragazze che farebbero di tutto per stare con la band, così come ci saranno sempre persone che le chiameranno puttane. Le vere groupie non fanno caso agli epiteti che affibbia loro la gente. Ci sono alcune più sensibili che preferiscono essere chiamate muse. Ma è la stessa cosa.

 

Nel 1992, Ann Powers, critico culturale del New York Times, scrisse: ragazze come Pamela hanno trasformato il termine bazzicare in una forma di espressione creativa.

In effetti è vero. In quel periodo non c'erano band formate da donne nel panorama musicale. Le GTO's le aveva create Frank Zappa, ma non c'erano altre girl-band, eccezion fatta per le Fanny. Non avendo altra alternativa, ci vestivamo di tutto punto e andavamo ai concerti, mostravamo interesse per i musicisti, li vestivamo, uscivamo con loro. Eravamo delle performance artist, prima ancora che questo termine fosse coniato.

 

Con le GTO's l'esperienza è stata breve. Non hai mai pensato di fare musica come solista o di scrivere testi per altri artisti?

Beh, non eravamo propriamente una band, ma un gruppo di ballerine che Frank Zappa pensava dovessero catturare un preciso momento della storia della musica, la fine degli anni '60, in un preciso luogo, Laurel Canyon, e il fenomeno groupie, e lo rese possibile. Ma le ragazze erano tossicodipendenti, mentre lui era del tutto pulito, quindi smise di pagarci e ci sciogliemmo. Per un po' ho pensato di diventare una cantante country, adoro Linda Ronstadt, Waylong Jennings, Marle Haggard, ma... non so cantare. Me ne sono accorta abbastanza presto. È stato triste scoprire di essere negata! Ho ottimi gusti musicali ma una negazione totale all'intonazione.

 

Perché il country?

Perché lo adoro. Lo adoro perché parla di cose reali, della vita vera, di esperienze concrete, di quello che tutti nella vita prima o poi affrontiamo. Il mio fidanzato, Mike Stinson, è un country singer...

 

Di tutti i musicisti che hai frequentato con chi sei rimasta in contatto?

Molti di loro sono morti, così come quasi tutte le GTO's. Continuo a sentire Robert Plant, siamo ancora amici. Il tempo gli ha regalato un gran senso dell'umorismo, nei confronti di se stesso, della sua storia, del suo passato e del suo ruolo nella storia del rock. È ancora pienamente consapevole di chi è, ma mantiene un atteggiamento molto rilassato, il che lo rende molto affascinante.

 

Chi era il tuo preferito ai tempi?

Difficile dirlo. Forse Jimmy Page. Era uno spirito romantico ed era capace di farti credere che per lui tu fossi davvero l'unica.

 

Il festival a cui partecipi prende il nome da un noto brano di Bob Dylan che è uno dei tuoi miti. Com'è stata la prima volta che lo hai incontrato?

Io venero Bob Dylan. L'ho incontrato perché ha letto i miei libri e apprezza la mia scrittura. È successo negli anni ottanta, quando è uscito il mio libro. È timido, pensieroso, affascinante, gioviale... Ero senza parole dalla gioia, per il fatto che il mio eroe pensasse che fossi una brava scrittrice. È stato uno di quei momenti in cui dici: ok, posso morire felice. È stato il momento perfetto.

 

Uno degli altri tuoi mentori è Frank Zappa. Il suo più grande insegnamento?

Difficile da dire. È stato il mio mentore, il mio boss, il mio produttore, il mio amico. Sono stata la babysitter dei suoi figli, quindi per un po' ho fatto parte della sua famiglia. Mi piaceva guardarlo creare. Vivevo a casa sua quindi potevo scendere in cantina, che per lui era come un santuario. Sono stata molto fortunata, ho potuto assistere da vicino al suo processo creativo, ho visto come la sua immaginazione prendeva forma. Era un genio.

 

Secondo te, oggi, c'è qualcuno che possa essere paragonato a lui?

Oggi l'unico, giovane musicista rock che può ricordarmelo è Jack White. Anche lui a suo modo è un genio. Ha una mentalità aperta. Venti, trenta anni fa, i musicisti più rivoluzionari erano quelli che si aprivano a cose nuove, e Jack è così. Credo che, prima di lui, l'ultimo ad avere questo tipo di energia, questo potenziale esplosivo capace di scuotere le coscienze sia stato Kurt Cobain. Jack ha questo potenziale e lo sta usando nella maniera giusta, esplorando i diversi aspetti della creatività.

 

C'è ancora spazio per le groupie oggi?

Certo, dovunque c'è una band ci sono e ci saranno groupie. Ascolto i loro racconti tutti i giorni, attraverso i messaggi che mi lasciano sul sito e su Facebook. Anche se non penso ce ne sia qualcuna famosa. Forse qualche attrice. Wynona Ryder oggi è la groupie più famosa, anche se non lo ammetterà mai...

 

Nel tuo nuovo libro, Blinded by the light. Confessions of a gurupie, hai inventato un nuovo termine, gurupie...

La gurupie e la seguace di un... guru! (ride). Personalmente sono sempre stata affascinata dai maestri: Gesù Cristo, Buddha, Lao Tse. Una gurupie ha, più o meno, la stessa funzione di una groupie, venera e adora qualcuno, un qualcuno che, in questo caso, ti insegna qualcosa, ti illumina e instilla una nuova consapevolezza del tuo essere. Insomma, al posto dei musicisti ci sono maestri di vita, che riescono a generare lo stesso effetto con i loro insegnamenti. Ho giocato con la somiglianza dei termini perché l'arricchimento spirituale è il medesimo. Per me, in fondo, anche la musica è spiritualità. Il concerto di Springsteen che ho visto ieri è stato come una gigantesca messa, tutti pregavano all'altare di Bruce e lo lodavano. E lui faceva altrettanto nei confronti del suo pubblico. Per me la musica è Dio. Per il modo in cui tocca l'anima e apre il cuore.

sab, 8 ago 2009 - articolo di Daniela Liucci

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