Neffa: un sognatore contromano

La riscoperta delle radici, il prezzo della libertà, le speranze

Quando ce lhai davanti fai fatica a credere che Neffa abbia più di 40 anni. Fisico fit, faccia pulita e maglietta che lascia intravedere il tatuaggio sul braccio, Giovanni Pellino non sta fermo un attimo mentre parla con Freequency. È il suo modo di esprimersi, un fiume in piena, su e giù per la stanza, cercando di affrontare con profondità anche il più banale aspetto della sua carriera. Una storia interessante da ripercorrere.

 

Sei solista dal 2001, ma fai musica da parecchio. Come ti senti oggi?

Ho cambiato molti generi e sono finalmente arrivato alla sicurezza di poter osare. Non me ne frega più se in fase compositiva mi accorgo che un pezzo è troppo stonato rispetto al personaggio che il pubblico vuole o ha in mente. Per dire: se mi viene una canzone polka, la faccio e basta.

 

Con lultimo album Sognando Contromano ti senti più libero?

Diciamo che per definirmi utilizzo questa metafora: sono una cane con un guinzaglio troppo corto per essere libero e troppo lungo per essere prigioniero.

 

Gli arrangiamenti di archi nel disco sono una novità per te?

Con le tastiere quando compongo metto sempre degli archi finti, è una passione la mia. Sono un autodidatta quindi poi chiamo dei musicisti validi, come le gemelle della famiglia Cosmo che lavorano con me e faccio sentire loro cosa ho combinato. Magari mi dicono che ci sono delle cose che esteticamente, dal punto di vista musicale, non vanno bene. Così le cambiamo e le adattiamo.

 

Sei partito dallhardcore con una band da adolescente, poi sei approdato al rap. Ora cosa sei?

Lultimo album non è più orchestrale dei precedenti, nel mio repertorio cè Alla fine della notte che è comunque costruito con orchestra. Qui ho usato arrangiamenti del genere solo su due canzoni. Ma quello che mi premeva fare oggi era un disco moderno, di musica moderna che è necessariamente più blues. Il blues è alla base di tutto il pop, noi siamo una piantagione dellAfrica. Se prendi un nero e gli fai cantare Giuseppe Verdi ne esce fuori la Pausini. Tutto deriva da lì.

 

La tua ultima prova prima di questo album era stata la colonna sonora di Saturno Contro.

Sì, ed è stata unesperienza che mi ha aperto tante strade. Sono stato illuminato dalle possibilità di fare un genere così aperto, diverso dal passato. Quella canzone, Passione, lho scritta il giorno prima di andare da Ferzan Ozpetek per discutere del film. Mi aveva detto qualcosa dello script, ma non pensavo che quello che avevo in mente lo potesse colpire. Invece è stato così, mi ha subito detto che era quello che cercava.

 

Da quel momento in poi come hai affrontato la fase compositiva?

Mi sono sentito come in una botola, stavo per esplodere. È come se fossi sceso in un seminterrato più profondo e avessi scoperto un mondo inesplorato, un mondo di intensità nebulosa. In realtà queste sensazioni mi hanno riportato alle stesse cose che sentivo nel mio gruppo, i Sangue Misto, la formazione hip-hop con cui ho suonato negli anni 90. Con questo disco ho fuso i pensieri e i percorsi in ununione positiva, credo. Un lavoro che mi rappresenta meglio degli altri perché è un viaggio da me a me. Infatti sono preoccupato perché mi piace troppo e di solito questo non accade.

 

Sei uno che fa molta autocritica?

Penso sempre allinquietudine di cui parlava Samuel Beckett. Lui diceva che lartista non può che fallire perché è sempre teso verso un qualcosa. Quindi tanto valeva sbagliare meglio, diceva fail better. Un artista onesto è destinato a essere insoddisfatto.

 

Cambi spesso genere: non ti preoccupi di quello che la gente pensa di te?

Non penso che il pubblico mi ami e compri i miei cd cercando una replica di quello che ha già sentito. Più che la voce secondo me trasmetto un marchio, una musicalità. Una specie di approccio comune in tutte le cose che faccio.

 

Qual è il tratto comune dei nuovi pezzi?

Non sono stati scritti tutti assieme. Satellite, che è una canzone sul modo di vivere diversamente i problemi, lho scritta lo scorso settembre. Poi ho aggiunto La mia stella e Distante che hanno un mood diverso. Il disco è molto uniforme perché volevo che ci fosse uno spirito collante e delle sonorità precise. Ho tentato di ristrutturare me stesso in ogni pezzo.

 

Con la tua musica cerchi di raccontarti o parli anche di altro?

Le canzoni parlano per me. Non credo per esempio che internet sia del tutto positivo, basta vedere quanta gente sul web crede di parlare per me o per te. Quindi ho deciso che lascerò parlare le canzoni perché viviamo in un mondo dove tutti dicono quello che vogliono.

 

Il titolo del disco si presta a molte interpretazioni: cosa volevi dire?

Il sognare è la speranza perché è la mia forma di difesa o auspicio di un mondo non violento. Sognare contromano è comunque una protesta. E voglio specificare che non vorrei invitare gli ascoltatori a chiudere gli occhi, ma a sperare. Vedete quanto cè di brutto nel mondo, ma non abbandonate le speranze. Secondo me non è vero che la speranza è lultima a morire. Perché se un uomo muore sperando quella luce resta accesa.

 

Viviamo in una società di sogni falsificati?

È questo il punto. Tutto è così massificato che mi vien voglia di dire basta con queste leggi di mercato, non siamo un allevamento di bestiame. Ci sono dei poteri forti che operano controllo a livello sia economico che sociale. E spesso sembriamo rassegnati al peggio, pure i sogni sono imposti. Dicevo sempre alla mia ex: inutile correre, spegni il cellulare, anche se arrivi tardi al lavoro il mondo va avanti senza te. Ma per alcuni accendere il pc al mattino è lunico pensiero.

 

Nei nuovi testi cè molto amore, anche delle atmosfere molto 60s, specie in alcune melodie.

Abbiamo lobbligo di vivere assieme, non siamo concorrenti luno contro laltro. Quindi sono partito dallidea che ogni persona è una forma di divinità in sé. È amore. Perciò odio quando sento parlare di risorse umane. Il gergo manageriale è riuscito a uccidere anche il concetto di persona.

 

Il modo appassionato in cui parli rivela un Neffa totalmente inedito.

Ma non credo di essere cambiato più di tanto. Anche nel mio primo disco solista, che i critici ritenevano macchiato dalla presenza di Io e la mia signorina, dicevo cose molto simili. La situazione da allora non è cambiata. Vedo ancora poca voglia di sorridere in giro. Gente che va a lavorare con dei musoni. Eppure hanno il Cayenne: come si fa ad essere incazzati a bordo di un Cayenne?

 

Un tuo disco si chiamava I molteplici mondi di Giovanni: qual è  adesso il tuo mondo?

Finalmente lo posso dire. È il mondo delle mie radici, la mia discendenza campana è la mia dimensione, il mio sangue è quello di un popolo di artisti. Io lo sento finalmente dentro di me, il mio seme viene da lì e mi sono riappacificato con le mie origini. Anche se in passato mi ha fatto male. Ricordo quando mi trasferii a Bologna da piccolo, fu un trauma, mi chiamavano marocchino, ma poi tornavo a casa ed ero il bolognese. È stato pesante, ma ora ne sono fiero. E sono certo che tutta la cultura del Sud ha uninfluenza forte su di me. Non tanto sulla tecnica canora, non sono un cantante napoletano. Mi hanno formato quei ragù della domenica, quel modo di vivere.

 

Hai contatti con la scena napoletana?

È stato un piacere poter mettere mano al progetto Alea. Sono ragazzi che mi hanno contattato per farmi sentire un loro brano, Ghetto, di cui ho curato un remix. Credo che da qui in poi possa fare anche altre cose.

 

 

::: 3 sogni nel cassetto di NEFFA :::

 

1. MUROLO - Sono stato dai miei e ho scoperto una cassetta di Roberto Murolo. Voglio fare un disco blues di sue cover perché lui è il vero alfiere della tradizione napoletana. Che sono sicuro nasconde dentro unanima blues. E io mi sento di avere dentro quel tipo di vibrato caratteristico.

2. DANCE - Mi sento pronto per sperimentare con la dance. Il mio i-Pod è pieno di canzoni divise in due filoni, tipo quello anni 70 molto latin, americano. E quello attuale di ripescaggi minimalisti, come il pezzo di La Roux che mi fa impazzire.

3. SESSO - Ho affrontato la mia sessualità a sprazzi, quelli che mi seguono da tempo lo sapranno riconoscere. Ma mi piacerebbe fare dei testi coraggiosi che esplorino il tema con più profondità e in maniera nuova. Esprimo sempre le mie intenzioni e poi inevitabilmente i progetti prendono forme diverse!

 

mar, 23 giu 2009 - articolo di Christian D'Antonio

Tag: Neffa

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