I Love Radio Rock: la nave che andava controcorrente

Richard Curtis e Bill Nighy raccontano i retroscena della commedia musicale ambientata ai giorni della Swinging London 

A metà degli anni 60, nel paese che ha dato i natali ai Beatles e ai Rolling Stones, la BBC trasmetteva solo due ore di rock alla settimana. A mancare non erano certo gli ascoltatori, pronti a essere sconsacrati pur di avere quella che veniva comunemente chiamata la musica del diavolo, ma dj appassionati che sfamassero orde di ragazzini in astinenza. Nacquero così, in un periodo di profondo turbamento giovanile e di rigidità politica, le cosiddette radio pirata: emittenti radiofoniche che trasmettevano dal largo del mare del Nord, abbastanza distanti dalla costa per non essere sanzionabili in quanto in acque internazionali. Richard Curtis rispolvera vecchi vinili e soffia sui solchi della storia per riportare a galla la cronaca di quei giorni. Prendendo ispirazione dalla prima radio pirata (Radio Caroline), il regista tratteggia il profilo dei dj di I Love Radio Rock che, capitanati dal Quentin di Bill Nighy, danno vita a un personalissimo omaggio al rocknroll.

 

Crescere a pane e rocknroll

Richard Curtis: Devo la mia passione per la musica alle mie sorelle maggiori che mi hanno programmato per amare il pop. Ricordo che da bambino passai unintera mattinata abbracciato al termosifone per raggiungere la più alta temperatura possibile e fingermi malato. Se la maestra mi avesse mandato in infermeria avrei ottenuto il mio scopo: avevo saputo che quella mattina avrebbero trasmesso in radio il White Album dei Beatles e non potevo assolutamente perdermelo! Era il 1968 e io avevo dodici anni quando sentii per la prima volta Piggies e tutte le meravigliose canzoni di quel disco. Non lo dimenticherò mai. Ero proprio come il ragazzino che nella scena iniziale del film va in camera e ascolta la radio soffocando il suono dal cuscino per non farsi sentire dai genitori. Già a sei anni ero ossessionato dalla musica e alletà di nove uscivo di nascosto dalla funzione della domenica per nascondermi nella sala prove e ascoltare la radio. Allepoca la BBC trasmetteva solo due ore di musica pop a settimana ed era risoluta a non cambiare la programmazione in favore dei tanti giovani affamati delle ultime uscite dei loro miti; parlo di gruppi come Beatles, Rolling Stones, Beach Boys e dei dischi di etichette come Tamla-Motown, Stax e Atlantic. Dove non riuscivano le radio ufficiali arrivarono quelle pirata a colmare il vuoto.

 

Una nave da suonare

Richard Curtis: Con I Love Radio Rock volevo davvero scrivere un film sulla musica pop, e nello specifico sul piacere che mi ha dato quando ero solo un ragazzino. In questo senso la nave pirata è una metafora di quegli anni e della sensazione che la musica dà: la libertà, leccitazione, il vento fra i capelli. Non è stato semplice trovare la nave giusta, sarebbe stato terribile doverci accontentare di una nave finta. Quando finalmente labbiamo trovata abbiamo solo dovuto adattarla alle nostre necessità, ma era praticamente perfetta. Intorno al set galleggiante navigavano altre barche più piccole occupate dal catering, dai truccatori, dai costumisti. Eravamo in tutto 180 persone in alto mare che ogni giorno si ritrovavano per i pasti sulla nave principale. Durante quellora di ricreazione si ascoltava musica degli anni 60 sparata dagli altoparlanti. Era come vivere un sogno. Lunico problema era dato dalle maree che spostavano in continuazione limbarcazione durante le riprese. Poteva succedere che improvvisamente si intravedesse la costa e, considerato che la storia dei dj è ambientata in mare aperto, eravamo costretti a riportare la nave in posizione prima di poter riprendere la scena. Intoppi di questo genere hanno rallentato molto la lavorazione ma non hanno avuto nessun effetto sul nostro umore che è sempre stato altissimo.

 

Rocknroll Captain

Bill Nighy: Il mio Quentin è il capitano di Radio Rock. È sua lidea della nave pirata, e sua è lemittente. Con Richard abbiamo cercato di fornire al personaggio un background ideale, immaginando che fosse la pecora nera di una famiglia facoltosa che lo ha diseredato. Nella nostra mente Quentin ha rubato alla famiglia un quadro prezioso per venderlo e dare vita al suo sogno. Questo spiegherebbe il suo portamento nobile e un po snob. Inoltre, essendo più o meno della mia età, è quasi sicuramente stato chiamato alle armi nel 1967. È un tipo alquanto bizzarro: un rampollo, ex pilota della Royal Air Force, che un giorno è stato invitato a fumare una sigaretta corretta e da quel momento è cambiato il corso della sua vita.

 

Identikit di un dj

Richard Curtis: A ognuno degli attori che interpretavano i dj di Radio Rock ho fatto avere un iPod con una selezione di 30 tracce ciascuno; brani che immaginavo fossero i preferiti dei loro personaggi. Nel caso del Conte di Philip Seymour Hoffman ho pensato che suonasse principalmente pop americano, pezzi dei Mamas and Papas, Four Tops, Box Tops e cose di questo tipo. Nella mia fantasia Dave era uno che trasmetteva Spencer Davis Group, Yardbirds, i Kinks; Angus, il tipo spettrale, era sicuramente uno che ascoltava solo i Seekers, mentre Gavin, il bad boy della nave, suonava in continuazione roba forte, come quella dei Rolling Stones. È tutta musica che conosco a memoria, non è stato difficile utilizzarla per tracciare i profili dei personaggi. Inoltre mi divertiva pensare a questi uomini pieni di ego, costretti a vivere insieme in uno spazio ristretto. È unidea che mi è venuta nel piccolo ufficio dove scrivo, che dà su un corridoio con altri otto minuscoli uffici. Be, un giorno ero lì che lavoravo e ho fatto notare a mia moglie (Emma Freud, compagna e socia del regista, ndr) che se quelle stanze fossero state gli uffici di Jonathan Ross, Chris Evans, Chris Moyles della BBC e di Russell Brand (lirriverente comico inglese, ndr) avrebbe regnato il caos. E così, al di là della musica, I Love Radio Rock è un film su un gruppo di megalomani imprigionati su una nave.

 

Prepararsi allarrembaggio

Richard Curtis: Lidea del boat camp è venuta a Emma: tutto il cast ha vissuto per un po sulla nave prima dellinizio delle riprese, per entrare nello spirito del film. In quei giorni abbiamo fatto le prove generali, assegnato le cabine che sarebbero state dei dj, deciso come avrebbero vissuto e visto parecchi documentari. Ma già alla seconda sera, a bordo di quella che sarebbe divenuta da lì a breve Radio Rock, ci siamo tutti ubriacati!

 

La riproduzione degli studi radiofonici

Richard Curtis: Gli studi della radio sono stati allestiti con impianti originali. Durante le nostre ricerche abbiamo scoperto che ci sono tantissime persone che hanno una vera e propria ossessione per le attrezzature radiofoniche depoca. Inoltre, affinché i dj fossero il più verosimili possibile, gli attori si sono sottoposti a lunghe sessioni di formazione, prendendo lezioni da Chris Evans e Chris Moyles. Anche Johnnie Walker (attualmente alla BBC, ndr) è stato di grande aiuto per tutti, mettendo a disposizione la sua conoscenza del mezzo e del periodo storico che stavamo raccontando. Era importante che tutto fosse autentico, sebbene I Love Radio Rock, pur prendendo spunto da fatti reali, sia unopera di fantasia.

 

Il contributo di Johnnie Walker

Richard Curtis: Johnnie è un amico di vecchia data di mia moglie, dai tempi in cui lavoravano insieme a Greater London Radio. Quando è venuto a trovarci sul set ci ha intrattenuto con divertenti aneddoti sul periodo in cui lavorava a Radio Caroline. Non sono voluto entrare troppo nei particolari, però, per non lasciarmi condizionare dalla sua storia personale, tanto che il libro The Autobiography, in cui Johnnie si racconta, l'ho letto solo dopo aver finito di scrivere la sceneggiatura. Visto che sono già stato accusato di plagio due volte in passato la prima per Notting Hill e la seconda per Love Actually ho pensato bene di scrivere un film basato su un sogno, su quella che era la mia idea di come fosse la vita a bordo di una radio pirata.

 

Ricordando le prima radio pirata

Bill Nighy: Allepoca vivevo con i miei genitori nel sud Inghilterra e ricordo che il segnale di Radio Caroline era migliore di Radio Luxembourg. Anchio la ascoltavo sotto le coperte, ma ero costretto a tenere il volume molto basso perché le pareti erano sottili e i miei dormivano nella stanza di fianco alla mia. Ricordo lo status criminale che era stato attribuito a queste radio, ma anche leccitazione dellascolto. Non sarebbero potuti essere tempi migliori: Radio Caroline era figlia di quel particolare periodo storico e della necessità di noi ragazzi di ascoltare la musica che gli altri consideravano trasgressiva.

gio, 11 giu 2009 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: Movies

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