Mario Biondi, così mi amerete di più

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I Love You More è il titolo di uno degli inediti del doppio live di Mario Biondi registrato allo Smeraldo di Milano lo scorso ottobre. Al suo secondo disco ufficiale, il crooner di Catania fa le cose in grande: riarrangia i pezzi con la Duke Orchestra, chiama un veterano come Peppe Vessicchio per la direzione di una grande sezione darchi, e rivisita classici della musica di qualità come Billy Joel e Burt Bacharach.

 

Sei lartista italiano più venduto dellultima stagione. Ma cosa cè di italiano nella tua musica?

Ci dimentichiamo che i grandi crooner sono italiani, lo stesso Sinatra era oriundo. Non esiste solo la musica leggera, ma tutti gli stili hanno avuto grande fortuna e sono stati portati avanti da grandi geni musicali italiani. Pensa agli Chic: di New York, genere funky. Gli unici che gli tenevano testa erano gli italianissimi Change!

 

È vero che il dj inglese che ti ha scoperto faticava a credere che tu fossi italiano, per giunta siciliano?

Non sapevano proprio niente di me. This Is What You Are è entrata nella playlist della BBC Radio 1 con il nome del progetto Was-A-Bee. Sono stati gli inglesi a documentarsi e a iniziare a far circolare il mio nome come featuring.

 

Ti rendi conto che questa sembra una favola? Sei una speranza per tutti gli aspiranti musicisti professionisti!

Lo so, ma è anche vero che allestero mi apprezzano molto per questa vocalità che definiscono rara, una voce calda che amalgama più stili come il jazz, il soul, il pop. Per gli amanti del genere non è stato difficile entrare in sintonia con me. Ma anche in Italia, una volta rotto il ghiaccio il pubblico mi è rimasto fedele. Il disco è registrato a Milano anche per rendere omaggio a una città che si è sempre dimostrata attenta alle proposte musicali diverse. È al Blue Note di Milano che ho avuto il primo sold out.

 

Che differenza cè nel proporre inediti incisi dal vivo rispetto a quelli in studio?

In realtà nemmeno il precedente, Handful Of Soul era un disco molto prodotto e rimaneggiato. Abbiamo voluto sempre che tutto fosse diretto, come un live in studio. Certo, verificare dal vivo davanti a un pubblico la presa di pezzi inediti è sempre un rischio. Ma già la sera del concerto allo Smeraldo la gente che mi è venuta a salutare in camerino mi ha detto Ma che bella la nuova canzone. È stato confortante.

 

Il live è registrato in un teatro mitico con sold out da 4 mila paganti. Non hai nostalgia delle improvvisazioni nei club?

A essere sincero no. Il successo è arrivato tardi, ogni tanto faccio cose per divertirmi con gli amici, ma adesso ho unintegrità artistica da difendere e non mi va di rovinare tutto. Le uscite live sono molto calcolate.

 

Sei un nome che mette daccordo critica, pubblico e audience snob. Facciamo un po di name dropping. Dimmi tutti i vip che ti hanno fatto i complimenti.

È importante sentirsi apprezzato dai colleghi. Mina e la figlia, Benedetta, mi hanno sempre sostenuto, anche prima che uscissero i dischi. Fausto Leali mi ha detto delle cose molto belle, così come Massimo Ranieri. Michael Bolton lho conosciuto al concerto di Natale e mi ha detto che vuole fare qualcosa con me.

 

Prima di avere successo hai fatto anche delle cose dance. Ti imbarazza quel periodo artistico?

E perché dovrebbe? Credo che se uno resta fedele a se stesso lo può fare in tutti gli ambiti e quindi in tutti gli stili musicali. Proprio ora è uscita una di quelle registrazioni con remix di Fargetta. Non sono uno snob, non penso che sia qualcosa che mi possa sporcare.

ven, 11 gen 2008 - articolo di Christian D'Antonio

Tag: Mario Biondi

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