Iron & Wine: ferro, vino e... pastori

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Sam Beam anima, voce e alter ego degli Iron & Wine è un trentenne barbuto con alle spalle tanta gavetta e un paio di album indie-folk che hanno incuriosito il mondo. Sul finire del 2007 è tornato con The Shepherds Dog, il primo disco inciso da professionista, che però non abbandona, già a partire dal titolo, limmaginario dellautore. Un mondo fatto di grandi contraddizioni, tra chitarre e università, politica e religione, praterie e concerti.

 

Perché hai intitolato lalbum Il cane del pastore?

Mi sembra una figura che ringiovanisce la visione del mondo, è anche ironico se vuoi. Però credo che tutte le canzoni che ho scritto sono come dei cani, hanno una vita propria e vanno dove vogliono. Il cane che fa da guida è anche contrapposto al capro espiatorio, che è quellelemento che tutti incolpiamo per le cattiverie del mondo.

 

Nella tua musica cè molta allegoria e anche riferimenti allattuale situazione americana. Sei ancora insoddisfatto come qualche anno fa?

Il mio paese si sta preparando alle elezioni ed è ovvio che le mie posizioni espresse quando ho iniziato questo lavoro non sono cambiate. Non riesco a capire come Bush sia stato eletto per due volte, chi abbia mai potuto votarlo. Forse voi da qui vedete le cose con occhi diversi, ma per me è impossibile capire. Questa volta non ho ancora deciso se mi piace la Clinton, ma in ogni caso bisogna evitare il peggio.

 

Ritieni che ci sia un collegamento tra lattualità e i tuoi testi?

In realtà credo che sia la politica che la mia musica abbiano dedicato grande spazio alla religione. Voglio dire, alla fine il fattore religioso è il perno, che lo si creda o no, anche nelle decisioni di voto. E nelle mie canzoni cè un senso di pace e di ritorno al naturale che confina con lintimità religiosa.

 

Ascoltando il disco è divertente cercare di capire tutte le influenze che lo hanno plasmato.

Questa volta non cè solo folk, anzi, quelletichetta che mi hanno messo addosso a volte la trovo limitante. Ma io attingo da tutto, ci sono delle influenze africane ad esempio, e mi piace vestire di suoni diversi la mia musica. Daccordo, Tom Waits può essere uninfluenza predominante, ma il mio obiettivo è sempre cercare di creare qualcosa di nuovo. Avendo dei figli, e quindi poco tempo libero, non ascolto molta musica contemporanea, intendo dire quello che passa la radio. Forse questo mi permette di mantenere più purezza.

 

Cosè per te la folk music?

Io la intendo così: è tutta la musica popolare, esclusa solo la classica, che va da quella tradizionale che ha fatto la storia dei popoli fino allodierno pop. Credo sia un genere molto trasversale e diversificato. La sola condizione di base è forse quella dellintuizione: la musica folk non può essere calcolata, ma scaturire dallintuitività.

 

Per te che scrivi anche i testi: linglese è una lingua universale?

A volte mi domando se i miei riferimenti culturali verranno capiti anche al di là del mio luogo natio, la differenza linguistica è senza dubbio un ostacolo. Però poi mi rendo conto che chi mi segue lo fa anche per una certa dimensione visiva che esprimo.

 

Quindi è vero che la musica è una forma di comunicazione anche visiva?

Molto più di quello che immaginiamo. Io ragiono per immagini, i miei concetti sono molto visivi. Ho studiato e insegnato anche comunicazione visiva, sia come regista di clip che come autore di testi per il cinema. Quindi questa componente resiste nei miei testi e spero faccia superare le barriere linguistiche.

 

In pezzi come Wolves ci sono elementi di ricerca sonora davvero particolari. Come nasce una tua canzone?

In modo molto tradizionale, così come facevo quando la musica era solo un hobby. Solitamente mi metto alla chitarra, compongo e subito registro. Successivamente mi sforzo di cercare un modo unico per ampliare quellidea.

 

Sei originario della South Carolina, sei cresciuto in Florida e ora vivi nel Texas. Che impressione ti fa girare il mondo?

Sono abbastanza domestico e sono cresciuto in posti con grandi spazi, grande natura. Mi risulta ancora strano pensare che quello che compongo è ascoltato in qualsiasi parte del mondo. Solo ora mi sto dedicando alla musica in maniera totale, prima contemporaneamente ho sempre fatto anche altri lavori, soprattutto in ambito cinematografico.

 

Secondo te oggi è più difficile emergere nella musica, in unera dominata dai supporti invisibili?

Alla fine ti rendi conto che tutta la storia è fatta dai ladri. Quello che succede oggi con il file sharing è levoluzione di abitudini che non si possono estirpare. A me dispiace che non ci sia più il vinile, ma sono convinto che se vogliamo sopravvivere la musica deve rivolgersi al mercato di massa. E se la massa vuole i file, per me è okay. Poi unaltra cosa sono i live show, che sono esperienze che nessuno potrà mai replicare.

ven, 8 feb 2008 - articolo di Christian D'Antonio

Tag: Iron & Wine  Sam Beam

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