Supergrass: vita (scintillante) di una band on the road

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Lo humour inglese non è per tutti. Soprattutto se a farne uso è Mick Quinn, un inglese che parla con stretto accento cockney, e dall'altra parte del telefono non c'è un madrelingua. Avremmo potuto ridere, sì, alla battuta il nostro segreto è una sana alimentazione, anche se la domanda era più che altro una sviolinata su come i Supergrass avessero mantenuto lo stesso entusiasmo e lo stesso suono "assassino" dei primi dischi. Ma non avendola capita, lì per lì, abbiamo preferito sorvolare e passare all'intervista.

 

Possiamo definire Diamond Hoo Ha un disco on the road?

Sì, è così perché è stato scritto negli ultimi tre anni di tour in giro per il mondo — Islanda, Cina e poi Berlino, dove lo abbiamo registrato — e credo che questo si rifletta nelle canzoni.

 

Lo avete registrato negli studi che ospitarono David Bowie, e qualche canzone ricorda lo stile del Duca Bianco.

Siamo sempre stati dei suoi grandissimi fan, ma abbiamo cercato di non farci mai prendere la mano nell'omaggiarlo. Berlino era un buon posto dove andare a registrare a prescindere da Bowie, perché volevamo allontanarci da Londra, ma quegli studi erano rimasti chiusi per moltissimo tempo, siamo stati i primi a entrarci dopo vent'anni, e anche questo si sente nell'album. Certo, quando Bowie ci ha registrato era il 1977 e c'era ancora il muro. Da allora l'atmosfera è cambiata, ora c'è sicuramente più ottimismo. Tuttavia non dimentichiamo che Berlino è rimasta una città federale e continua a vivere grossi problemi economici. Tutto questo porta la gente ad avere più fame di cultura, a essere molto più creativa.

 

Come è stato lavorare con il produttore Nick Launay?

È stato fantastico! Abbiamo sempre avuto problemi a lavorare con un produttore per via della esuberanza. Ma con lui ha funzionato benissimo perché ha intuito delle cose nella nostra musica che noi stessi non avevamo mai colto, quindi gli abbiamo lasciato carta bianca. Oltretutto è un pozzo di storie che gli sono capitate lavorando con musicisti grandiosi, è stato divertente sentirgliele raccontare.

 

Avete sofferto di mancanza d'ispirazione? Te lo chiedo per via del titolo di una canzone, Return Of Inspiration.

Non credo. Forse quando labbiamo scritta non avevamo l'ispirazione, e l'abbiamo trovata facendo un pezzo sulla mancanza dell'ispirazione!

 

Il brano apre con una chitarra alla Strokes. Può l'ispirazione provenire da altre band?

Assolutamente sì. Credo che tutta l'ispirazione arrivi da altre band, dai dischi dei gruppi con cui sono cresciuto, o anche dalle nuove band che stanno venendo fuori adesso. Ma non parlerei solo di musica. L'ispirazione arriva da tutta l'arte, dai comici, dai grandi film, persino dagli scienziati che esplorano l'universo, e infine dalla gente che mostra interesse per le tue cose, che ti dà la forza di continuare.

 

Butterfly ad esempio prende in prestito un verso a Fratello dove sei? dei fratelli Coen.

Hai visto Non è un paese per vecchi? Credo che ci sia il più terrificante killer che abbia mai visto in un film. Penso che prima di vederlo sia utile conoscere anche Sangue facile, la loro opera prima. Sono collegati sia come trama che come personaggi. Sono contento che abbiano vinto tutti quegli Oscar!

 

Parlami di Whisky & Green Tea. L'avete scritta dopo l'esperienza a Pechino, dove in tv davano questo programma karaoke con cani canterini?

In realtà l'abbiamo scritta dopo aver bevuto troppo whisky e tè verde, al punto da ubriacarci, e non abbiamo più l'età per fare queste cose. L'impatto con la scena pechinese è stato molto forte. È diversa da tutto quello che puoi immaginare. La storia del paese, con le sue restrizioni, ha fatto sì che la gente sia molto grata di tutto quello che è arte. Considera che quando abbiamo suonato c'erano tantissimi soldati presenti in sala per controllare che i presenti non andassero fuori di testa, noi cercavamo di allentare l'atmosfera facendoci foto insieme e sorridendo di continuo, ma loro non cambiavamo mai espressione, cosa che ci ha fatto innervosire parecchio

 

Nel 2002 un giornalista di Allmusic ha scritto: "Il mondo è un posto migliore da quando ci sono i Supergrass". Quanto è cambiato il vostro mondo da quando siete apparsi sulle scene?

Ha detto così? Ora che lo so posso fare sonni tranquilli! Fare parte di una band a volte può anche essere complicato, perché è difficile riuscire a mantenere una vita normale e un basso profilo quando sei famoso. Ovviamente si tratta di un lavoro meraviglioso, che ti dà la possibilità di fare cose altrimenti impossibili, come viaggiare. Il brutto è stare lontano da casa tanto tempo, non vedere moglie e figli per lunghi periodi. Ma mica ti puoi lamentare!

ven, 7 mar 2008 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: Supergrass

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