Pacifico: la cassaforte delle emozioni

Dentro ogni casa si nascondono i tesori più segreti: il cantautore milanese ne svela alcuni dopo un lungo viaggio da investigatore della metropoli

 

Se Gino De Crescenzo avesse scelto di presentarsi al grande pubblico con il suo comunissimo nome in luogo del più aulico Pacifico la sua carriera non ne sarebbe stata certo intaccata. Ne siamo certi perché incontrando il cantautore vis-à-vis, si scopre con piacere che la pacatezza e la classe che trasudano dalle note e dai versi dellartista combaciano perfettamente con luomo. Il Dentro ogni casa Tour chiusura a Roma il 13 maggio che celebra lomonimo album Dentro ogni casa, offre al cantautore milanese lopportunità di sbizzarrirsi con un set atipico a cavallo tra acoustic-jazz e laptop.

 

Cosa cè Dentro ogni casa degli italiani?

Dentro le case degli italiani, come nelle case di tutti, cè un momento in cui metti lultimo abito sgualcito sulla sedia o finisce il tuo ruolo sociale, e stabilisci il contatto tra te e i tuoi familiari, o magari con la tua gracchiante vocina interiore. Il mio è stato un tentativo di avvicinarsi allintimità, alle emozioni. Conta che il disco lho scritto a Milano, metropoli in cui i rapporti sono per definizione più frettolosi, però nella mia città mi capita spesso di vedere gente che si commuove al cinema, o mentre vede la soap opera preferita in televisione. Evidentemente cè un forziere di emozioni molto protetto, che la velocità dei rapporti ti consente di tenere nascosto in casa, nei momenti di separatezza e segretezza.

 

Hai dichiarato che per realizzare lalbum hai pedinato delle persone, registrando e spiando segretamente le loro conversazioni.

È così! Ed è ciò che mi ha dato lo spunto per il titolo dellalbum. Credo succeda un po a tutti di fermarsi ai semafori e sbirciare nei domicili altrui, perché la casa è il posto dove si custodiscono le emozioni meno formali. Allora ho comprato un piccolo registratore col quale ho catturato conversazioni per mesi, quasi pedinando persone comuni, amici, tassisti, medici, il tutto senza porre domande. Non volevo avere un atteggiamento manipolatorio in quanto cercavo delle piccole confidenze: dalle risate alle battute sconce, fino alle esternazioni razziste. Così ho trovato numerose somiglianze rispetto a ciò che provo io.

 

Cè una ciclicità nellalbum, aperto e chiuso da sonorità concrete di vita quotidiana.

La propensione alla sonorizzazione è abituale nella mia discografia, e credo che sia dovuta a una certa formazione musicale anni 70. Lidea del concept album, lidea delle sottolineature ambientali, non ti abbandonano mai; in più il titolo del disco favoriva la citazione acustica di vita quotidiana e domestica come il tintinnio dei bicchieri.

 

Ora sei passato nelle scuderie Sugar di Caterina Caselli. Comè stato il cambiamento?

Lincontro con Caterina Caselli è stato abbastanza casuale, ed è dovuto alla mia schizofrenia benefica tra lessere autore e interprete: mi sono presentato a lei inizialmente nella prima veste, ma ora rivesto anche la seconda. Sicuramente si tratta di un punto di arrivo e al contempo di un nuovo punto di partenza; per me è stato come rimettermi in gioco perché lei mi ha spinto a superare limiti e difetti. Tutti gli artisti che lavorano in Sugar sono motivati e stimolati a dare il meglio, e per me è stato lo stesso.

 

Ti ha dato anche delle dritte sotto laspetto vocale, è vero?

La Sugar ha avuto grandi voci, grandi cantanti, però la Caselli ha tenuto a battesimo anche i cantautori già quando era una star, nomi come Guccini o Paolo Conte. Caterina conosce tutti i modi di utilizzare la voce, che sia quella più spiegata e tecnica dei grandi vocalist, o lo stile di canto più raccontato dei songwriter. Nel mio caso mi ha esortato a usare la mia autentica voce, in modo di trasmetterla al meglio; mi ha convinto a prendere lezioni di canto e per me è un piacere farlo tuttora.

 

Qual è il tuo approccio alla composizione? Sei metodico, o ogni volta è come ripartire da zero?

Questa è una domanda abituale, spesso si dice che sia una delle più banali, mentre io la farei sempre a un artista. Per anni ho scritto sempre partendo dalla musica, per poi cantare il motivo in un inglese maccheronico, celentanesco. Poi nel 2000 ho iniziato a scrivere prendendo avvio dalle parole; improvvisamente ho trovato la trappola del cantautore. Attualmente cerco larmonia tra questi due estremi, portando avanti di pari passo laspetto musicale con quello lirico. Penso ad artisti come Fossati, Conte, De André che riescono a mantenere questo equilibrio, anche se nei loro casi parliamo di vette poetiche inarrivabili.

 

Lo strumento con cui componi?

Sono fondamentalmente un chitarrista, ma mi diletto anche col pianoforte. Mi alterno tra questi due strumenti per la composizione; avendo meno dimestichezza col piano, tendo a scriverci le cose più ariose e melodiche, le ballad per intenderci. Dalla chitarra vengono fuori i miei brani più impegnati e sofisticati.

 

Comporre per gli altri è diverso?

Lessere sia autore che interprete per me è uno stimolo. Alcune canzoni tendo a regalarle agli altri, soprattutto quando sono molto intimistiche paradossalmente. Quando mi dedico a un altro interprete mi sento come un sarto. Mi vengono in mente precedenti illustri come Fossati con le sue composizioni scritte per Anna Oxa, Patty Pravo, Loredana Bertè: effettivamente si sente che pur essendo canzoni popolari, dietro cè un sarto che ha lavorato di fino. Perché il lavoro possa essere ottimale è però importante sapere per chi stai scrivendo il brano. Le parole cambiano se linterprete ha 24 anni o se è un uomo o una donna matura.

 

Ti fidi dei tuoi collaboratori, o vuoi avere il controllo assoluto delle tue composizioni?

Io ho sempre cercato di avere il controllo assoluto, e credo che sia un sogno con cui fantasticano molti miei colleghi. Mi viene in mente Paolo Conte che dichiarò di aver smesso di scrivere pezzi per gli altri una volta resosi conto di quanto venivano massacrati e snaturati in fase di realizzazione! Però in questo disco mi sono affidato pienamente a Roberto Vernetti e Vittorio Cosma. Il lavoro è diventato sorprendente; se avessi condotto il gioco da solo sarebbe andato diversamente. Ancora adesso, riascoltando lalbum, per me ha quasi degli aspetti inediti. Il lavoro è sfuggito al mio controllo ovviamente previe mie approvazioni, passo dopo passo ma proprio per questo mantiene freschezza e lati inattesi.

 

Hai dedicato un brano alla lentezza (Lento), caratteristica tipica del tuo stile. Pensando al celebre tormentone di Celentano, Rock Vs Lento, la lentezza è davvero un valore negativo?

Riguardo alla mia pacatezza, allo pseudonimo Pacifico, cè ad esempio Gianna Nannini che mi dice sempre che in realtà percepisce in me una forte anima rock. Molte delle persone ritenute pacate hanno sviluppato una specie di controllo della maschera rispetto alle emozioni, ma dentro è una tormenta continua. Quando ho scritto Lento ho cercato di descrivere un momento in cui le cose viaggiassero alla velocità appropriata. Ho la sensazione di vivere le cose molto velocemente: sono come una clessidra dalla vita troppo larga!

 

photo credit: Fabio Lovino

info e date: sito ufficiale ; Pacifico MySpace

mar, 5 mag 2009 - articolo di Luca Cacciatore

Tag: Pacifico  Pop  Jazz

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