MAMMA MIA! sono tornati gli ABBA

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Negli anni '70, quando il mondo si preparava a scendere in pista con la disco music, Benny Andersson e Björn Ulvaeus sceglievano le voci femminili di Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad per dare vita a quello che in breve tempo sarebbe divenuto il maggior prodotto d'esportazione della Svezia insieme all'Absolut Vodka e a Ikea: gli ABBA. Mentre la parte maschile scriveva, produceva ed eseguiva dal vivo i brani al piano e alla chitarra, la metà femminile cantava e ammiccava in scintillanti abiti in spandex. Il successo arrivò, inaspettato, nel 1974 con l'esecuzione all'Eurofestival di Waterloo e da allora gli ABBA non hanno mai smesso di cantare, neanche quando si sono sciolti poco meno di un decennio più tardi. Le loro canzoni, infatti, hanno continuato a risuonare nelle case delle casalinghe che si riconoscevano nei loro testi, hanno sonorizzato le feste di compleanno e i matrimoni delle loro figlie. Sono state utilizzate dal cinema per rappresentare la nostalgia per i tempi andati (Together — Insieme), l'era dello Studio 54 in una New York paranoica (SOS Summer of Sam) e l'amore omosessuale (Io vi dichiaro marito e...marito). E, ancora, hanno fornito la trama al musical Mamma Mia!, che a quasi dieci anni dalla prima mondiale è diventato un film con un cast d'eccezione: Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgård. In occasione dell'uscita nelle sale italiane — il prossimo 3 ottobre — abbiamo avuto unintervista in esclusiva con Benny Andersson e Björn Ulvaeus.

 

A cosa è dovuto il successo planetario degli ABBA?

Benny Andersson: Siamo stati molto fortunati, ma è anche vero che una ragione c'è ed è semplice: le nostre canzoni parlavano della vita quotidiana, di cose che erano alla portata di tutti. Nessuno di noi si aspettava quello che è accaduto tra il '74 e l82, il successo di quegli anni ci è letteralmente caduto addosso e io lho vissuto come un miracolo. Sicuramente si è trattata di una chance che ci ha permesso di cambiare vita. Avrei potuto smettere di fare musica tanto tempo fa, ma la verità è che ho ancora la stessa passione che avevo allora.

Björn Ulvaeus: Io invece ho sempre pensato che ci fosse stato uno sbaglio. Non mi sono mai abituato allidea di essere famoso né mi sono mai sentito completamente a mio agio con il successo. La popolarità è arrivata all'improvviso e la storia si è ripetuta a tanti anni di distanza. Eravamo stati quasi dimenticati, ed ecco che due donne, Phyllida Lloyd e Catherine Johnson, hanno cambiato il nostro destino quando hanno deciso di creare un musical dalle nostre canzoni.

 

Dal momento del successo in poi è stato faticoso cercare di andare incontro alle aspettative della gente?

BA: No, perché se non ci fosse importato della musica avremmo potuto tranquillamente pubblicare qualunque cosa e la gente avrebbe continuato a seguirci per il solo fatto che gli ABBA erano divenuti così celebri. Ma non ci siamo mai adagiati sulla popolarità. Abbiamo sempre cercato di migliorare. Quando Waterloo è esplosa e siamo divenuti di fatto un fenomeno, ci siamo caricati e quell'energia è servita a continuare a scrivere grandi canzoni. Per questo non abbiamo fatto tanti tour, eravamo quasi sempre in studio a registrare nuovi brani.

 

Il decennio 1972-1982 è stato il periodo più produttivo della vostra carriera.

BA: Personalmente non lo considero il nostro periodo d'oro perché penso di aver continuato a scrivere grandi canzoni anche negli anni successivi e ho ancora una band di sedici elementi che mi tiene molto impegnato. Pur avendo rappresentato una parte importante della mia vita, gli ABBA non sono stati il mio unico mezzo di sostentamento. In seguito allo scioglimento del gruppo con Björn ho scritto il musical Chess che è andato molto bene. Sono sempre stato attratto dalle novità e Mamma Mia! rappresentava una nuova sfida.

 

Come è nata l'idea del musical Mamma Mia!?

BU: Verso la fine degli anni '80 la produttrice Judy Craymer ci contattò perché aveva in mente di creare un programma televisivo liberamente ispirato alle nostre canzoni. Non se ne fece nulla finché undici anni più tardi non venne da noi la sceneggiatrice Catherine Johnson con l'idea del musical teatrale. Sapevo che se qualcuno avesse potuto fare qualcosa di grandioso con il materiale degli ABBA era proprio lei. Ero molto intrigato di vedere cosa ne sarebbe uscito. Le dissi che poteva attingere a piene mani dal nostro repertorio che contava circa cento canzoni, ma guai a cambiare i testi! Eravamo tutti d'accordo sul fatto che la storia era più importante delle canzoni e che se un pezzo non calzava, non importava quanto fosse popolare, sarebbe rimasto fuori dal contesto. Waterloo, ad esempio, è stata sacrificata.

 

Com'è stato lavorare con un'imposizione narrativa?

BA: È stato un processo interessante perché brani che avevamo scritto molti anni prima improvvisamente vivevano una nuova vita al di fuori del loro tempo. Ognuno di noi ha il suo modo di interpretare e sentire una canzone. Catherine aveva la sua personale idea di cosa significassero e con i nostri brani ha cucito una storia universale con la quale chiunque si può immedesimare. Mamma Mia! parla di speranza e di delusione, temi comuni a tutti.

 

Nel musical alcuni brani alcuni brani sono stati utilizzati con piglio ironico.

BA: È vero ed è una cosa che mi diverte molto. Non hanno avuto nessun rispetto per le nostre canzoni! Ma se non ci fosse stata l'ironia di fondo il musical non avrebbe funzionato nella stessa maniera.

 

Il fatto che le vostre canzoni fossero in inglese è stato sicuramente funzionale alla trama. Come mai non avete mai cantato nella vostra madre lingua?

BU: L'inglese era la lingua della musica pop e noi eravamo interessati a raggiungere il mercato estero, cosa che non avremmo potuto fare in svedese. Inoltre i nostri miti erano Elvis e i Beatles ed esibirsi in inglese ci sembrava la cosa più naturale.

 

Non avete pensato di scrivere nuove canzoni quando si è presentata l'occasione del musical?

BU: No, perché avrebbe voluto dire farlo in quattro, come ABBA, e sarebbe stato davvero difficile. Poi sono convinto di una cosa: la musica pop è migliore quando è scritta da giovani. Negli anni '70 gli ABBA facevano parte del mainstream, eravamo un gruppo che ascoltava tantissima musica pop ed eravamo costantemente informati su quello che ci accadeva intorno. Scrivere un brano di quella portata oggi non sarebbe possibile perché abbiamo smesso da tempo di seguire quella scena musicale. Per scrivere un perfetto brano pop devi essere in mezzo al pop.

ven, 12 set 2008 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: Benny Andersson  Björn Ulvaeus  ABBA

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