Hugh Jackman: le origini di Wolverine

L'attore australiano si confronta con l'evoluzione del suo mutante

"Sono il migliore in quello che faccio. Ma quello che faccio non è bello". Con questa dichiarazione debuttava nel dicembre 1982 — in una miniserie limitata, a lui interamente dedicata — il personaggio di Wolverine, nato precedentemente sulle pagine di Hulk. A incarnare sul grande schermo la creazione di Len Wein, Herb Trimpe e John Romita Sr. è Hugh Jackman, che dopo aver condiviso la scena con gli X-Men di Bryan Singer (e di Brett Ratner), torna al cinema con un film che fa luce sulle origini di uno dei personaggi più amati della Marvel (leggi la recensione). Accompagnato a Roma dal regista Gavin Hood (Reasonable Man, Il suo nome è Tsotsi, Rendition), Jackman ha spiegato l'evoluzione del suo mutante.

 

Indossare la pelle di Wolverine

Hugh Jackman: Quando mi sono confrontato con lui nel primo episodio di X-Men mi sono ispirato ai personaggi cinematografici di Dirty Harry, Mad Max e l'uomo senza nome. Wolverine è molto fisico e allo stesso tempo spigoloso, riservato, introspettivo. È l'archetipo del buono ma è anche una molla sempre pronta a scattare. In occasione del primo incontro con Gavin, a Los Angeles, abbiamo discusso a lungo sulle reciproche intenzioni e gli ho esposto la mia preoccupazione: non volevo che si accontentasse della mia interpretazione, volevo essere stimolato a spingermi ancora più in là. E così è stato. Durante le riprese poteva capitare che mi mettesse la mano sulla spalla e dicesse: "amico mio, facciamone un'altra". Sebbene interpreti Wolverine da tanti anni, questo film è stato da una parte il più divertente, ma anche il più impegnativo. Facendo luce sulle sue origini, abbiamo colmato le lacune del personaggio.

 

Il personaggio più popolare tra gli X-Men

HJ: Non è merito mio se Wolverine è così amato, aveva già grande spazio nei fumetti e quando si è deciso di fare il film io non ero ancora stato contattato. Non posso negare però che sia estremamente gratificante interpretarlo; non c'è attore al mondo che non desideri un ruolo di primo piano come può essere quello di Wolverine. Nell'universo degli X-Men, che sviluppa grandi temi quali la fratellanza e la diversità, il mio personaggio è sempre stato molto popolare. Tuttavia quando è stato presentato in anteprima il personaggio di Gambit (interpretato da Taylor Kitsch, ndr), che ha subito ottenuto il consenso del pubblico, la cosa mi ha fatto un po' ingelosire! Scherzi a parte, considerato che Wolverine non è solo un mutante ma anche un outsider, era naturale che attraverso la visione di Bryan Singer divenisse il protagonista. Nonostante ciò era ancora avvolto dal mistero, c'erano tante cose ancora da esplorare e questo ci ha portato a fare un film incentrato interamente sulla sua figura. Gavin ha ragione quando dice che se vuoi capire un personaggio devi conoscerne le origini.

 

Cambiare genere: da Tsotsi a X-Men le origini: Wolverine

Gavin Hood: Mi ha molto lusingato la proposta di Hugh di prendere parte al progetto come regista. Ammetto però di esserne rimasto anche molto sorpreso, perché non avevo mai girato un film di questo genere prima d'ora. A differenza degli altri episodi della saga (X-Men, X-Men 2 e X-Men: Conflitto finale), dove Hugh faceva parte di un cast corale, nelle Origini doveva reggere da solo il peso del film e questo era uno degli aspetti che mi interessava. Allo stesso tempo mi attirava il fatto di andare contro la tradizione dell'eroe autosufficiente, che non ha bisogno di nessuno. Si può dire che Wolverine quasi si disprezzi, è in conflitto con se stesso, vorrebbe poter stabilire dei legami con gli altri. È un personaggio assolutamente maschile, ma che sa essere sensibile.

 

La scena più difficile

GH: La scena in cui Hugh salta nudo nella cascata: non potevamo riprenderlo frontalmente e non trovavamo nessuno stuntman che fosse disposto a saltare da trecento metri d'altezza, così siamo stati costretti a realizzare una versione digitale tridimensionale che abbiamo inserito in postproduzione. È stato senza dubbio l'effetto speciale più difficile da realizzare.

HJ: Per quanto mi riguarda la scena più difficile, tecnicamente, è stata quella della vasca d'acqua gelata. Sono rimasto disteso per due giorni là dentro ed ero persino costretto a tenere gli occhi aperti!

GH: Per riuscire a comunicare con Hugh mentre si trovava nella vasca, allinizio avevamo pensato di inserire nell'acqua un microfono, ma non ha funzionato. Così ho ideato un metodo molto meno tecnologico: gli strizzavo l'alluce secondo un codice che avevamo prestabilito. Con una strizzata doveva assumere l'espressione di chi sta per morire, con due era morto, con tre doveva urlare perché stava rinascendo potenziato!

 

Un blockbuster "impegnato"

GH: In America si è deciso di vietare il film: i minori di tredici anni possono vederlo solo se accompagnati dai genitori. Non ho nulla da obiettare perché riconosco che si tratta di una serie che parla ai ragazzi di cose di cui i film sui supereroi molto spesso non parlano. Normalmente l'eroe — che rappresenta il bene — lotta contro le forze del male, mentre in questo film e negli altri X-Men le cose non sono così semplici. Ed è esattamente quello che trovavo interessante del fumetto e della sceneggiatura: Wolverine è un eroe che non si piace, un mutante che vive in conflitto con la propria natura. La sua rabbia si manifesta fisicamente sotto forma di artigli che si ritirano in accordo con la sua voglia di ritirarsi in se stesso. Tuttavia non c'è solo oscurità ma anche calore e tanta umanità. C'è uno strano equilibrio tutto umano per cui abbiamo bisogno di liberarci, ma allo stesso tempo di controllare i nostri istinti. La lotta che c'è dentro Wolverine è dentro ognuno di noi.

HJ: Credo che Bryan Singer sia stato il primo, in ambito fumettistico, a trovare il difficilissimo equilibrio tra l'intrattenimento, il divertimento e la possibilità di far riflettere. Dello stesso genere un ottimo esempio è Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan. Anche Gavin con questo film ha fatto un lavoro eccezionale. Quanto al divieto, ho una figlia di tre anni e un bambino di quasi nove che non hanno visto X-Men le origini. Certo, al maggiore potrei anche farglielo vedere, ma come faccio poi a farmi obbedire quando gli dico di non dare fastidio a sua sorella, se mi ha visto tagliare delle teste nel film? Già prende a pugni il punching ball con la faccia di Wolverine ogni volta che discutiamo!

 

lun, 27 apr 2009 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: X-Men  Hugh Jackman  Movies

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