Al Pacino e Robert De Niro: New York City Cops

Hanno rappresentato lo scorrere del tempo americano, lasciando che le lancette dell'orologio lo scandissero all'unisono film dopo film. Attraverso un microcosmo (il quartiere, la città), Al Pacino e Robert De Niro hanno raccontato la storia e la società a stelle e strisce interpretando spacciatori di droga, wop, reduci di guerra, mafiosi, tassisti, poliziotti, sassofonisti, omosessuali e gangster. Che fossero diretti da Scorsese, Coppola, Lumet o De Palma, hanno misurato l'area di New York con il loro passo, a spalle ricurve (Serpico) o a testa alta (Taxi Driver), sfoggiando accenti italiani (Il Padrino) o portoricani (Carlito's Way), confrontandosi sempre con rispetto e rivalità. A distanza di trentaquattro anni dall'atto secondo della saga dei Corleone che li ha visti recitare nello stesso film e a tredici dall'inseguimento di Heat, Pacino e DeNiro si affiancano per la prima volta in Sfida senza regole di Jon Avnet, per raccontare la storia di due poliziotti nella New York post 11 settembre.

 

Qual era l'America che volevi rappresentare?

Jon Avnet: L'America sta attraversando un periodo davvero buio e il film riflette questi tempi. Ho usato la metafora del baseball perché è uno sport che negli ultimi anni è stato sporcato dagli scandali. Adesso negli Stati Uniti è diffusa la preoccupazione per un sistema di giustizia illusorio e in via di distruzione. In questo senso, il fatto che nel film ci siano persone che cercano di farsi giustizia da sé è lo specchio della realtà, e una rappresentazione del desiderio di molti americani.

Il film è ambientato a New York ed è interpretato da due newyorkesi doc. Cosa hai provato nel dirigere due attori del loro calibro?

Jon: Non è un caso che il film sia ambientato a New York e non è un caso che siano due attori come Pacino e De Niro a interpretarlo, perché chi meglio di loro può raffigurare questa città? La rappresentazione è newyorkese non solo nell'accento, ma anche nella postura e nell'atteggiamento. Lavorare con Al e Bob è stata un'esperienza unica. Quando sono sul set l'uno reagisce all'altro, c'è uno scambio continuo. Vederli recitare insieme è stato come assistere all'incontro tra Miles Davis e John Coltrane.

Vi siete sfiorati per due volte sui set di Il Padrino II e Heat come siete finiti a fare questo film insieme?

Robert De Niro: In origine, quando io e Jon Avnet abbiamo iniziato a pensare alla realizzazione di questo film, la sceneggiatura prevedeva una coppia di poliziotti, ma uno era più giovane e uno più anziano. In seguito, quando ci siamo confrontati sulla trama, gli ho proposto di tramutare i due detective in due veterani a un passo dalla pensione. Mi ha chiesto se avevo qualcuno in mente per il ruolo di coprotagonista e ho immediatamente pensato ad Al. Quando Jon lo ha contattato, Al ha subito dato la sua disponibilità e devo dire che è stato fantastico lavorare con lui. Io e Al ci troviamo bene in compagnia dell'altro, ci conosciamo da tantissimi anni e ci siamo divertiti molto a fare questo film. Jon tra l'altro è un regista che ama gli attori e lascia molta libertà di azione.

Al Pacino: Era da tempo che volevamo recitare insieme e ne abbiamo anche parlato più volte. In un paio di occasioni ci siamo andati vicini, ma poi a causa dei nostri rispettivi impegni non ci siamo riusciti: Sfida senza regole è stata una bellissima opportunità per farlo.

C'è stata più la paura del confronto o il piacere dell'incontro?

Al: In assoluto è stato il piacere di lavorare insieme, anche perché lo conosco da metà della sua vita. È sempre un piacere avere a che fare con una persona come Bob, estremamente generosa e sensibile nei confronti degli altri attori. La sua comprensione del cinema è stata fondamentale ed è qualcosa che condivido con lui. Sicuramente da giovani eravamo più competitivi e forse questo ha contribuito a creare una distanza fra noi. Però nel corso degli anni la rivalità si è ridotta.

Robert: Ho grande rispetto e ammirazione per Al. C'è stato un periodo in cui ci incontravamo, chiacchieravamo, ci scambiavamo le opinioni sui rispettivi lavori, magari conservando poi il nostro punto di vista perché eravamo attirati da ruoli diversi. Tuttavia, vedendo la reazione positiva che c'è stata per questo film, mi rammarico di non averlo fatto prima. Forse sarei dovuto essere più propositivo, ma questo non significa che non sia possibile farlo nel futuro prossimo. Speriamo che non debbano passare altri tredici anni...

Al: Il successo, quando lo ottieni in giovane età come è accaduto a noi, può farti perdere il contatto con la realtà. Avere una persona come Bob, che ti consente di fare ogni tanto il punto della situazione e quindi di confrontarti con qualcuno che ha avuto un percorso simile al tuo, è estremamente importante. In questa maniera puoi affrontare con maggiore facilità altri aspetti meno positivi del mestiere di attore, perché sai che non sei da solo con i tuoi problemi.

Nella tua carriera hai spesso interpretato personaggi in chiaroscuro: quanto hai influenzato questi personaggi e quanto hanno influenzato te?

Al: Credo che mi abbiano influenzato più di quanto vorrei sapere. Mi piace il lato oscuro, è una caratteristica che ho rilevato nella maggior parte dei personaggi che ho incontrato sia nella vita che nella letteratura. Trovo questa dualità estremamente interessante. Il cinema mi dà la possibilità di esplorare la parte buia dell'essere umano, ma nella vita cerco di rimanere sul lato

chiaro.

Che rapporto avete oggi con il vostro mestiere: siete ancora spinti dalla passione?

Al: È un po' come Pirandello quando parla dei Sei personaggi in cerca di autore: come attore cerchi sempre un ruolo e finché hai l'appetito continui a farlo perché in un certo senso sai di essere vivo solo quando reciti. Io ho una vita parallela in teatro, e salgo sul palco appena posso, non solo perché sono un artista, ma anche perché amo l'idea della rappresentazione dal vivo. Il teatro per me è una fonte preziosa dalla quale attingere per ricaricarmi durante la ricerca o l'attesa di un ruolo. Da circa tre anni lavoro a un progetto personale che sto sviluppando autonomamente, e girare questo film è stato come uscire dal mio giardino. Amo lavorare nel cinema e capisco Orson Welles anche se non mi voglio certo paragonare a lui, perché era un vero genio quando diceva di sentirsi un attore di teatro innamorato del cinema. Il cinema continua a essere un'arte giovane dalla quale si può trarre qualcosa di originale. Spesso siamo spinti a rifare gli stessi film, invece bisognerebbe saper esplorare i propri mezzi e cercare di tirare fuori un aspetto altro e inedito.

Robert: A volte ti capitano ruoli eccezionali che interpreti in maniera fantastica, ma questa non è sempre la realtà. Mi piacerebbe seguire l'esempio di Al e sviluppare progetti lavorandoci negli anni per farli maturare con il passar del tempo. Trovare poi il regista giusto o magari tornare a lavorare con qualcuno che stimo, come mi è successo con Martin Scorsese. Guardando indietro alla mia carriera mi rendo conto che avrei dovuto fare questo tipo di cose più spesso. Anche perché prima che te ne rendi conto, il futuro arriva e quando arriva devi essere pronto.

ven, 10 ott 2008 - articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi

Tag: Al Pacino  Robert De Niro  Jon Avnet  Movies

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