Depeche Mode: siamo una band sentimentale

Dave, Andy e Martin tornano con una nuova colonna sonora: i loro "suoni dell'universo"

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Dave Gahan è sempre un romantico elegantone, Andy Fletcher è diventato loquacissimo, Martin Gore è un post punk cresciuto, senza più il ciuffo biondo degli anni 80. Se ne avete più di 30 saprete che i Depeche Mode sono tornati e con il loro nuovo disco, Sounds Of The Universe sono pronti a riprendersi lo scettro di inventori di un genere, lelectro-pop, che oggi è alla base di tante nuove correnti di teen band. E saprete anche che a giugno tornano in tour a Milano, "una città dove abbiamo scritto i nostri più grandi successi", dicono.

 

Ma come fanno i ragazzini a conoscere a memoria oggi quello che facevate nel 1981?

Gahan: Credo che il fatto di aver mischiato i suoni elettronici a testi e atmosfere sentimentali piaccia a qualsiasi pubblico di qualsiasi era. La gente ci segue ancora ed è uno dei motivi per cui andiamo avanti.

 

Avete sentito lultima cover che è uscita di Hilarry Duff?

Gahan: Uhmm, sì! (ride) Non è una cover, è un sample, e siamo molto onorati.

 

Ci sono artisti contemporanei che stimate?

Gahan: Il disco degli MGMT lanno scorso ci ha messo tutti daccordo. Oggi cè molta musica in giro, tantissimi canali per accedere a nuove proposte. A volte è più facile farla che ascoltarla, la musica.

 

Come siete arrivati alla registrazione del vostro 12esimo album?

Gore: Volevamo riunirci per fare un disco che seguisse la nostra tradizione. Non siamo rockstar stanche che riposano sui successi del passato. Cè anche da dire che ogni volta che ricominciamo assieme vogliamo sperimentare qualcosa di nuovo, anche se poi alla fine ci accorgiamo che assomigliamo sempre a noi stessi.

Fletcher: Ma poi avete visto che gran forma ha Dave? Questa pausa ci ha fatto proprio bene, specie a lui!

 

Cè unattitudine diversa quando registrate come Depeche e quando fate dischi solisti?

Gore: Questa volta mi sono andato a ricomprare tutte le tastiere vecchie che si trovavano su Ebay. Ogni giorno in studio ne arrivava una nuova. È stata una sorpresa riscoprire questi strumenti dannata anche se ho sempre saputo che sono molto più caldi e datmosfera rispetto alle tecnologie digitali.

 

Questo è il primo disco che fate per una nuova major, la Emi. Come considerate lindustria oggi?

Fletcher: Prima di firmare questo contratto, che peraltro è solo per questo disco, abbiamo considerato tutte le opportunità, compresa lipotesi di aderire a Live Nation o distribuirlo in proprio. Ma poi ci siamo affidati alla Emi soprattutto perché ci è piaciuto come hanno gestito i Coldplay in America con lultimo disco. E abbiamo studiato un modo per dare tante forme allalbum, con extra e libri fotografici allegati. È un momento di rinascita secondo noi per le case discografiche. Stanno iniziando a controllare il download e grazie a una major puoi dare ai fan il prodotto che vogliono, con tanti bonus per chi vuole comprarli.

 

E di connections con i Coldplay ce ne sono molte altre

Gahan: Sì, hanno rifatto come tributo il video di Enjoy The Silence per una versione alternativa di Viva La Vida, era fatto molto bene. Non ci siamo sorpresi più di tanto perché sapevamo che da tempo suonavano la nostra canzone nei loro live.

 

Siete un gruppo molto legato alla presentazione visiva, cosa cè di nuovo in questo disco e tour?

Fletcher: Abbiamo lavorato con Anton Corbijn (il fotografo degli U2, ndr) per omogeneizzare la presentazione del cd e farlo uscire anche come libro fotografico. In periodi di difficoltà discografica pensiamo che non bisogna tagliare le spese, ma dare ai fan quello che si aspettano e che possono trovare solo acquistando i dischi originali. Anton collaborerà anche allallestimento del palco per il tour estivo.

 

Lui è anche regista, di recente ha fatto un film sui Joy Division, ne farà uno anche su di voi?

Fletcher: Il cinema è pieno di gente che ti promette e poi non ti dà i finanziamenti. Ma se dovesse mai esserci un film su di noi ci piacerebbe che fosse interpretato da Kate Winslet, Leonardo Di Caprio e Cate Blanchet!

Gahan: Sono contento che Anton sia riuscito nel suo intento di girare quel film, ne avevamo parlato spesso e so quanto ci tenesse a portare a termine il progetto. Sono sicuro che se mai si dovesse concretizzare una cosa del genere per noi, lui sarebbe il primo nella lista.

 

Non pensate che la vostra musica non sia adatta a essere rappresentata in posti giganteschi come San Siro?

Gore: Perché, Madonna che fa? Mica solo il rock può andare negli stadi. Anche la nostra musica è una grande celebrazione di massa, lo è fin da quando nel 1988 abbiamo fatto quel tour nei posti immensi dellAmerica. Anche allora tutti dicevano che non avrebbe funzionato invece è stato il tour più emozionante della nostra carriera.

 

Cè però sempre qualcosa di dolce e oscuro nelle vostre canzoni, a cosa è dovuto?

Gore: Al nostro lato sentimentale. Adesso non scrivo solo io, ma anche Dave e questa collaborazione ci rafforza. Se non si sente la differenza vuol dire che la pensiamo allo stesso modo. E poi ci diverte creare degli antidoti al pop gommoso e frivolo che si sente oggi in radio.

Gahan: Confesso che ora il songwriting è più naturale, quando scrivevamo non pensavo alla canzone come mia o come completamento di quello che Martin aveva già fatto. Abbiamo scritto come una vera band. Detto questo Martin fa sempre un grande lavoro, e non mi riferisco solo a scrivere o a registrare ma a regalare unatmosfera giusta a tutti i pezzi. Per quanto mi riguarda credo che ci sia sempre molto bisogno di voler sperimentare. A me piace proprio scrivere per questa band anche perché ora non mi sento più un giocatore come altri nello spogliatoio, ma utilizzato a tutti gli effetti.

 

Cè qualcuno che scorge sempre riferimenti religiosi nei vostri testi, come la pensate?

Gore: Non cè religione nel senso biblico in quello che scriviamo. Forse cè sempre una presenza molto spirituale. Per esempio in uno dei nostri testi si parla di Jason: qualcuno mi ha detto che era un personaggio biblico, ma io — lo posso assicurare — non lo sapevo nemmeno!

gio, 9 apr 2009 - articolo di Christian D’Antonio

Tag: Depeche Mode  Anton Corbijn

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