Jim Carrey: cambia la vita con un 'sì'

Da piccolo s'infilava a letto con indosso le scarpette da tip tap nel caso in cui i genitori avessero bisogno di un po' di allegria nel bel mezzo della notte. Qualche tempo fa ha dichiarato di fare spesso le ore piccole, non perché sia un tipo mondano, ma perché è l'unico momento della giornata in cui è solo e non deve per forza esibirsi. È l'altra faccia di Jim Carrey, l'apprezzato comico capace di trasformarsi in nome dello slapstick comedy. In quasi trent'anni di carriera ha spesso interpretato uomini comuni la cui vita viene cambiata da un evento straordinario. Non fa eccezione Yes Man che lo vede nei panni di Carl Allen, un grigio impiegato di banca che ha scelto di alienarsi e chiudersi in se stesso dopo una dolorosa delusione d'amore, salvo poi accettare di dire 'sì' alla vita con tutto quello che ne viene. A Roma per presentare il film (in duecento sale italiane dal prossimo 9 gennaio), Jim Carrey ha dato il meglio di sé mostrando l'una e l'altra faccia della maschera del comico.

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Quali sono le cose più strane e bizzarre alle quali hai detto per questo film?

Ho dovuto dire sì a tantissime cose, alcune delle quali non sono neanche finite nel film, come ad esempio il cambio del sesso! Ho dovuto imparare a suonare la chitarra e a parlare il coreano, cosa che mi preoccupava non poco visto che il mio insegnante mi diceva che se non avessi imparato a dire correttamente le battute non sarebbe stato in grado di tornare al suo paese. Mi sono anche dovuto buttare da un ponte, idea oltretutto mia, quella del bungee jumping, perché in genere sono io il mio peggior nemico! Mentre me ne stavo lì in piedi mi chiedevo cosa avrei detto a Gesù, per via dei miei trascorsi ad Amsterdam. Ero terrorizzato, ma alla fine mi sono lanciato.

 

E nella vita privata?

Io sono il tipo di persona che dice sempre di si, anche a quello che sta per venire perché credo che quello che ti succede è quello che ti meriti. Penso ad esempio che se ti arriva un mattone in faccia è esattamente quello di cui hai bisogno: l'universo cerca di dirti qualcosa. Anche quando mi sento a disagio in una situazione, il che accade spesso, vuol dire che mi trovo nel posto giusto perché mi si sta presentando una sfida da affrontare. In pratica in questa maniera riesco a capire su quali aspetti di me devo lavorare per rafforzarmi come persona. Credo fermamente nel fatto che non ci sia alcun premio se non si corre alcun rischio. Seguendo questa linea, nella vita l'avrò detto almeno 795.000 volte e forse appena 5 volte no. Ho sempre trovato molto più difficile dire di no. È vero che a volte dirlo equivale a dire sì ai propri valori, ma quando succede che qualche amico viene da te chiedendoti qualcosa, l'ultima cosa che vorresti fare è deluderlo. Nella mia vita poi ho detto due sì fondamentali, le volte in cui mi sono sposato, due momenti importanti in cui ho accettato l'amore.

 

Cosa ti accomuna al personaggio di Carl Allen?

C'è stato un momento in cui, come Carl, mi sono accorto di avere un buco dentro e non sentivo la necessità di colmarlo con qualcosa. A tutti capita prima o poi nella vita di sentirsi rotti e di non volersi fare vedere dagli altri in quello stato. Carl si è isolato allontanandosi dai suoi amici. Essere uno "Yes Man", nel caso del film, non assume una connotazione negativa di uomo servile perché ruota intorno al concetto di abbracciare la vita, accogliere l'universo e accettare le opportunità che ti vengono offerte. Credo sia estremamente facile identificarsi con Carl. Ci sono tantissime direzioni da prendere, a seconda della personale filosofia di vita, quando ci si sente così. Quando è capitato a me ho cercato di uscirne partecipando a seminari, facendo le cose che amavo fare, e ormai posso dire di essere arrivato a un punto in cui sono capace di gestire questo viaggio pazzesco che è la vita, con i suoi alti e i suoi bassi.

La tua partner nel film è Zooey Deschanel, come ti sei trovato a lavorare con lei?

A parte il fatto che mi piace lavorare con me stesso ogni volta che me ne danno l'opportunità, conoscere Zooey come attrice e come artista mi ha totalmente spiazzato. È una persona incredibilmente creativa e mi ha impressionato anche come musicista. È originalissima e piena di talento e ha portato tantissime idee al film. Le canzoni che canta insieme alle Munchausen By Proxy (la band che suona nel film con Zooey si chiama in realtà Von Iva, ndr) sono scritte da lei e sono estremamente divertenti. Durante la lavorazione continuavo a canticchiarle perché ti rimangono in testa. Amo il modo in cui fiorisce la relazione tra la sua Allison e il mio Carl, perché sono personaggi agli antipodi eppure si trovano proprio grazie alla musica. Lui si riconosce nei suoi testi e trova un punto in comune con lei. Il loro rapporto nasce in maniera del tutto spontanea.

La commedia può veicolare messaggi importanti?

La commedia è il miglior modo per veicolare un messaggio positivo. Per come la vedo io la commedia è come la pillola con un po' di zucchero. Alla base di questo film c'è il desiderio di far ridere la gente. Quando ho sentito parlare del concetto di Yes Man la prima volta, ho pensato che fosse un'idea esilarante per una commedia perfetta ricca di situazioni pazzesche. Allo stesso tempo era un'opportunità eccellente per poter dire qualcosa di vero. Mi sono sempre preoccupato di lasciare qualcosa al pubblico, non mi è mai piaciuto pensare che dopo essere usciti dalla sala cinematografica potessero dimenticare quello che avevano visto, come se non avessero visto niente. Amo pensare che allo spettatore sia rimasto qualcosa su cui riflettere e magari discutere.

 

Nel film si solleva anche una sottile critica ai fenomeni di massa come i gruppi di supporto?

Ci sono tanti Guru in giro, specialmente negli Stati Uniti, ma va detto che alcuni sono davvero in gamba perché mettono al primo posto il messaggio e non il proprio ego e hanno tutta una serie di risposte e di consigli utili e pratici da dare al prossimo. È anche vero però che bisogna stare molto attenti a chi ci si affida quando si è alla ricerca della spiritualità o di una guida. Il problema è che spesso la gente tende a deificare il messaggero piuttosto che il messaggio. In Yes Man calchiamo un po' la mano con il personaggio interpretato da Terence Stamp, tuttavia il suo è un Guru buono, un po' eccessivo ma decisamente positivo.

 

Cos'è un comico per te?

Qualcuno che porta sollievo al prossimo partendo da una base comune, attraverso espressioni e sensazioni comuni. Un comico è colui che fa appello all'ego collettivo, facendo sentire il pubblico superiore a se stesso e mettendo da parte il proprio ego in favore della vulnerabilità.

 

Quanto è difficile entrare e uscire da un personaggio?

Ci sono sempre delle modifiche che devi apportare per interpretare un nuovo ruolo, come assumere un determinato accento o creare un background al tuo personaggio. Tuttavia sono dell'idea che il ruolo che ti viene offerto sia il perfetto compagno di ballo per quell'esatto momento della tua vita. Quando mi è arrivata la sceneggiatura di Se mi lasci ti cancello sapevo che era il film giusto per il momento che stavo vivendo perché avevo il cuore a pezzi. Michel Gondry mi disse che non avremmo girato nell'immediato, ma che ci sarebbe voluto almeno un anno prima di iniziare le riprese. Io ho continuato a tenermi stretto il dolore e sebbene fosse passato del tempo, una volta sul set sono riuscito a riaprire la ferita per farmi trasportare dal dolore. Sono sicuro che non riuscirei mai a fare quel film oggi, perché non ho la stessa disposizione d'animo. Nella stessa maniera Yes Man è arrivato nel momento giusto perché avevo voglia di fare un film positivo. Quando accetti un ruolo è come quando in una stanza affollata scorgi una donna che ti attrae e le chiedi di ballare con te.

gio, 8 gen 2009

Tag: Jim Carrey  Movies

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