Sense8: la serie secondo i fratelli Wachowski, su Netflix

La premessa è chiara. Una donna (Daryl Hannah) si toglie la vita in un magazzino abbandonato, non prima di aver “attivato” con la forza di quello che sembra pensiero telepatico otto estranei in otto punti diversi del globo terrestre: un gangster tedesco (Max Riemlet) impegnato in faide familiari, una dj islandese trapiantata a Londra (Tuppence Middleton) ritrovatasi in un giro di spaccio, una farmacista di Mumbai (Tina Desai) promessa in sposa a un uomo che non ama, un poliziotto di Chicago (Brian J, Smith) alle prese con emicrania da caso complicato, una donna d'affari coreana (Bae Doona) con la passione segreta per il kickboxing, un autista di autobus kenyano (Aml Ameen) costretto a procurare alla madre farmaci anti AIDS, una blogger-attivista transgender di San Francisco (Jamie Clayton) in lotta contro il sistema e il divo di una telenovela messicana (Miguel Ángel Silvestre) intento a nascondere la sua omosessualità. 

 

Tutti questi personaggi nelle mani dei fratelli Wachowski – approdati al formato televisivo con l'asso-piglia-tutto Netflix, da ottobre anche in Italia – si ritrovano a muoversi lenti e increduli in un universo sempre meno unidimensionale, imparando a operare come un'unica entità, trasformandosi nelle diverse componenti di un cervello unico. Appaiono uno nella vita dell'altro, comunicano con il pensiero, condividono esperienze senza trovarsi fisicamente nel medesimo luogo, imparano a risolvere l'uno i problemi dell'altro. Oltre a cercare di comprendere il motivo di queste “anomalie”. 

 

Sense8, come suggerisce il titolo, è infatti la storia di individui avanzati, sensates, il cui ruolo nella società è ancora sconosciuto, a loro stessi come agli spettatori. Nessuno sa se soffrano di allucinazioni, danni cerebrali, alterazione indotta. Qualcuno potrebbe arrivare a sospettare che si tratti di un sogno o che anche gli otto protagonisti, come il Neo di Matrix, abbiano ingoiato una sorta di pillola rossa e stiano esplorando il fondo della tana del Bianconiglio. Perché com'è prevedibile il “superpotere” improvviso pone problemi di accettazione, adattamento, gestione di riconsiderazione del mondo, della conoscenza. E, naturalmente, scatena l'inevitabile caccia all'uomo da parte di oscure e ambigue organizzazioni, pronte a studiare i nuovi otto eroi come cavie, per eliminarli, moltiplicarli o renderli potenti armi di distruzione di massa. 

 

 

 

I Wachowski sono bravi a lasciare che il puzzle si componga senza fretta, a colpire l'immaginazione, a creare quella mitologia che riporta, in un certo senso, ai tempi di Lost, nonostante la formula Netflix del “tutto e subito” e del “binge watching” finisca per risultare penalizzante, cancellando le attese, impedendo il costituirsi di una comunità, la lenta costruzione di ipotesi. Ma non è questo che interessa a Lana e Larry. La loro è una parabola complessa, visivamente seducente e per molti versi romantica, del concetto di empatia. Di vicinanza di esseri umani, di conoscenza profonda e affinità spirituale che sconfigge ogni tipo di barriera nel momento in cui l'umanità sembra invece compiere un passo decisivo verso il distacco emotivo, le relazioni virtuali, l'estremo individualismo e l'alienazione, come vittima di una lobotomia globale. 

 

Sense8 invita a calarsi profondamente nei panni degli altri, a provarne le stesse sensazioni di paura, gioia e dolore, a ricreare legami indissolubili, a riscoprire e recuperare il gioco di squadra, l'unico in grado di far superare ostacoli apparentemente insormontabili. Sense8 è fantascienza elaborata e fluida, emotivamente complessa e matura, in grado di inglobare ed esplorare diversi aspetti della realtà per un futuro possibile. In un “futuro passato”, per tornare a Matrix, Trinity diceva a Neo: “non puoi essere morto... perché io ti amo”. I Wachowski ripartono da quell'affermazione, da quel paradigma universale secondo il quale, senza voler essere eccessivamente zuccherosi, ma mantenendo un certo nostalgico occhio per qualcosa di perduto, amor vincit omnia. Almeno fino alla fine della prima stagione. Il futuro, in ogni senso, è tutto da scrivere.  

 

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mer, 22 lug 2015 - articolo di Daniela Liucci

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