Europavox 2015 / parte seconda

Placebo

L'anno scorso un trionfale e spumeggiante Stromae. Quest'anno i Placebo, un po' stanchi ed “acciaccati”, a conferma che non sempre i big e i grandi spazi rappresentano il punto di forza di un festival intimo e denso di incontri “veri” come l'Europavox. Brian Molko si prodiga per tirare un po' su una serata da compitino – quasi imbarazzante la monotonia degli arrangiamenti che finisce per appiattire un repertorio da considerare invece monumentale – sciorinando tra l'altro il suo ottimo francese, eredità mai dimenticata di uno dei suoi nonni. Il pubblico dei fedelissimi accompagna e apprezza lo show in ogni caso, la critica un po' meno.

 

Napoleon Gold

È il pomeriggio di chiusura del festival e Napoleon Gold apre le danze sul palco outdoor, quando è ancora illuminato dalla luce naturale. Ma quel meraviglioso cortocircuito fra chillwave e post-rock interamente strumentale proposto da Antoine Honorez, il polistrumentista lussemburghese che sta dietro al progetto, fa sprofondare tutti in atmosfere rarefatte e notturne. Honorez e Jérôme Klein, il batterista/tastierista che lo accompagna in scena, non sono due vampiri, perché il timido sole che spunta dopo la giornata di pioggia non li polverizza. Anzi sembra riempire di sostanza solida questa effusione di suoni eterei. L’alchimia fra i due, che a Europavox per la prima volta suonano insieme, è perfetta: basta un gioco di sguardi per capire quando da uno strumento occorre scivolare all’altro per disegnare nuove spirali in quelle che sono piccole suite celestiali per chitarra elettrica iper-trattata, batteria, tastiere, elettronica. E angeli.

 

K-X-P

Dire ipnotici è scontato, ma va fatto. Gli scuri e incappucciati K-X-P – due possenti batterie che macinano chilometri di martellate, più Timo Kaukolampi, chitarra ed elettronica – si prodigano nella “dis-costruzione” di atmosfere tribal-gotiche-industriali con totale libertà di improvvisazione, così come è mutevole anche la line-up di questo progetto finlandese. Tanto sono insistiti e potenti i giri di doppia batteria, che a ogni loop, e dopo un consistente numero di ripetizioni, gli stessi colpi sembrano cominciare ad animarsi di armonie e melodie occulte, come il lento risveglio di un drago tra i fumi di una misteriosa caverna. È la colonna sonora per un remake più aggressivo di Blade Runner, oppure un fantasy metropolitano, oppure... Una sottile cortina fumogena staglia il trio in una dimensione da bolla sospesa: la fantasia del pubblico può e deve fare il resto.

 

AaRON

Niente di meglio di un duo francese che sceglie Europavox per cambiare pelle. Alla vigilia di un nuovo album, i due AaRON – la sigla sta per Artificial Animals Riding On Neverland – mettono in scena la propria mutazione, decidendo di incastonare la vocazione melodica che li ha sempre caratterizzati su un synth-pop assassino. In altre parole: tentativi di volo verso orizzonti nuovi. Sebbene il cantante Simon Buret non sempre si trovi a suo agio nei panni dell’alfiere di questo genere, a causa di un continuo richiamo alla vecchia vocazione intimista, le tastiere e gli arrangiamenti di Olivier Coursier creano un sound davvero irresistibile. Il light show è allo stesso tempo semplice e avveniristico: giochi di luci e ombre, bagliori sintetici, raggi laser che ridisegnano la scena, non sono più il commento visivo alla musica, ma ne diventano parte integrante. Trafitta da questo stordimento di colori, la nuova pelle riluce algida e scintillante.

 

Heymoonshaker

Li abbiamo visti in tutte le salse: show di presentazione per la sala stampa, in piccolo per i bambini di Europavox Kids, acustico per la radio, sui prati, sulle scalinate intorno alla Coopérative de Mai, sul palco gigante del Forum, la stessa sera dei Placebo. Andy Balcon e Dave Crowe, chitarra blues e beatbox, sono stati il fil rouge voluto dal festival per legare tutte le sue anime. E i due ragazzi inglesi – ma eternamente girovaghi, si sono conosciuti addirittura in Nuova Zelanda – si sono mostrati perfetti nel ruolo, per la straordinaria carica umana oltre che per l'originalità. Andy sanguina blues come forse avrebbe fatto Kurt Cobain, mentre la bocca di Dave può diventare vellutato accompagnamento jazz, didgeridoo, dubstep o astronave in decollo: da ascoltare sgranando gli occhi.

 

foto di Inconscients Collectif 

 

mar, 23 giu 2015 - articolo di Gabriele Guerra
Mauro Petruzziello

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