Cinque grandi docu-musicali per il 2015

Johanna Schwartz

They Will Have To Kill Us First

Nel 2012 il Mali è stato teatro di scontro tra il governo ufficiale, le tribù Tuareg che cercavano l'indipendenza e i fondamentalisti islamici che volevano imporre la sharia. Nelle zone del paese dove questi ultimi hanno prevalso la musica è stata messa al bando e molti artisti sono stati costretti all'esilio, rifugiandosi nella capitale, Bamako, dove hanno dato vita a una peculiare resistenza: far sopravvivere il suono caratteristico del Mali, un misto di blues, griot e poliritmie spesso definito blues-punk del deserto. They Have To Kill Us First, presentato in anteprima mondiale all'ultima edizione del SXSW, segue la lotta – sostenuta anche da Brian Eno, Damon Albarn e Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs – dei vari Moussa, Kahira and Disco, Songhoy Blues, tra musica, storie personali, sofferenza per la separazione dai propri cari e l'orgoglio delle proprie radici.

 

Amélie Ravalec e Travis Collins

Industrial Soundtrack For the Urban Decay

Ci sono rivoluzioni musicali la cui portata è spesso lasciata cadere nell'oblio, lasciata in disparte per far spazio ad altre rivoluzioni, più immediatamente comprensibili e più “vendibili”. A metà degli anni Settanta, in Europa come in America, spiravano venti di avverse congiunture economiche, peggioramento delle condizioni dei lavoratori e un generale clima di “restaurazione” dopo il possibilismo dei Sessanta. Artisti con grande sensibilità politica e una conoscenza di base della musica, diedero vita a un movimento che univa l'atteggiamento do-it-yourself del punk all'amore per il Dadaismo, il Futurismo e la letteratura di Burroughs e Ballard, per sintetizzatori fatti a mano e registrazioni “sul campo”. Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, NON, SPK, Test Dept., Clock DVA, Z’ev, The Klinik sono tutti i nomi che costituiscono l'ossatura di Industrial Soundtrack For The Urban Decay, il documentario che restituisce all'industrial il suo posto nella storia.

 

Alex Dunn

808

“Quell'apparecchio aveva un pulsante magico. Che ha ridefinito la musica”. Il regista Alex Dunn non ha dubbi, la Roland TR-808, uno degli strumenti musicali elettronici più amati dei primi anni Ottanta meritava decisamente un'ode. E 808 lo fa egregiamente, intonando un inno alla drum machine che ha cambiato il modo di comporre musica in ambito dance ed elettronica, caratterizzando un sound e definendo la struttura dell'hip-hop. E non solo. Usata da tutti, dai Talking Heads ad Afrika Bambaataa, da Marvin Gaye ai Beastie Boys, quella macchina-genera-beat-e-ritmi viene raccontata dalla sua invenzione, a opera dei giapponesi Nakamura e Matsuoka, fino alla sua stagione di gloria, mai definitivamente tramontata. Testimoniata, tra gli altri, da Rick Rubin, Phil Collins, Fatboy Slim, Questlove, Diplo e Damon Albarn.

 

Brad Allgood e Graham Townsley

Landfill Harmonic

Quando si dice il valore della spazzatura. Nelle baraccopoli del Paraguay, situate su discariche di immondizia, si diffondono le note della Recycled Orchestra, un ensemble di giovanissimi musicisti che suonano strumenti da loro stessi realizzati con oggetti trovati in quella enorme massa di rifiuti. Creazioni di plastica, metallo e cartone che danno vita a oggetti con colore e anima al pari di quelli a cui si ispirano. Landfill Harmonic segue le loro avventure musicali e umane, in un mondo ostile in cui si ritagliano una possibilità di migliorare la propria esistenza, di formare il futuro secondo altri canoni. Di girare il mondo esibendosi in arene e palazzetti e coronare il sogno di una vita: suonare insieme ai Megadeth. In un trionfo di non convenzionalità, originalità e lungimiranza che mira a cambiare la percezione della vita e le vite stesse di protagonisti e spettatori.

 

Scott Crawford

Salad Days: A Decade of Punk in Washington, DC (1980-90)

Negli anni Ottanta, Scott Crawford era un teenager con la passione per il punk-hardcore della sua città, Washington DC, e per i suoi protagonisti, a cui aveva dedicato la fanzine Metrozine. Trent'anni dopo quell'amore ha preso forma di documentario, che racconta quel mondo a chi non ha potuto viverlo in prima persona per distanza geografica o anagrafica. Salad Days: A Decade of Punk in Washington, DC (1980-90) dilata il discorso appena accennato da Dave Grohl in un episodio della serie Sonic Highways, lasciando emergere lo spirito della capitale degli Stati Uniti in un decennio in cui le band si formavano non per durare, ma per affermare un'ideale culturale di rottura, libero dai vincoli dell'industria discografica. Bad Brains, Minor Threat, Government Issue, Scream, Void, Faith, Rites of Spring, Marginal Man e Fugazi sono solo alcuni dei nomi che portano la loro testimonianza di un'irripetibile esplosione della loro gioventù.

gio, 23 apr 2015 - articolo di Daniela Liucci

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