7 modi di dire Distopia in tv

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È sempre colpa degli alieni: Falling Skies

Avevamo lasciato Noah Wyle, alias il Dottor Carter di E.R. Medici in prima linea, alle sue missioni umanitarie in territorio africano. Un decennio dopo, lo ritroviamo con un nuovo nome, una nuova qualifica e una nuova missione. Sopravvivere a un attacco alieno. Tom Mason – professore di storia protagonista di Falling Skies, serie prodotta dalla Dreamworks di Steven Spielberg – dopo la morte della moglie si unisce insieme ai figli a un reggimento per i sopravvissuti guidato dal Capitano Weaver (Will Patton) mentre cerca un altro dei suoi figli, rapito dai cattivissimi Espheni. Che hanno neutralizzato ogni apparecchiatura elettronica riportando il pianeta Terra a uno stadio quasi preindustriale. Combattimento dopo combattimento, questo manipolo di nuovi eroi cercherà di ridare speranza al genere umano in serio pericolo di estinzione.

 

Al terrore non c'è mai fine: The Walking Dead

Nella versione originale non si chiamano mai zombie, ma “walkers”. Lo vuole l'etichetta della post-apocalisse di The Walking Dead, la serie più amata dagli americani e non solo, tratta dagli omonimi fumetti di Robert Kirkman e Tony Moore. Il mondo, infatti, è il loro parco giochi preferito. Grazie a un virus sono in ogni angolo, in ogni giardino, in ogni corridoio, fuori da ogni porta, pronti ad azzannare qualsiasi essere umano capiti loro a tiro. A (cercare di) combatterli un gruppo di umani – guidati dall'ex vice-sceriffo Rick Grimes (Andrew Lincoln) – un po' troppo distratti dai loro drammi personali al punto da diventare i veri nemici di se stessi. Se tuttavia pensate che non ci sia più speranza affidatevi all'acume e allo sguardo di ghiaccio di Daryl Dixon (Norman Reedus), l'introverso, tormentato e più che affascinante cacciatore di zombi. Pardon, di “camminatori”.

 

Quel che resta dell'umanità: Survivors

Altro virus. Altra apocalisse. Altro sterminio. Ma in salsa british. Il che vuol dire pochi stereotipi, poca spettacolarizzazione, molto realismo, un modo diverso di concepire l'azione e personaggi tanto fallati quanto irresistibili. Che a volte sono quei familiari che tanto odiamo incontrare durante le feste comandate, i vicini impiccioni, i bambini petulanti che fanno capricci a colazione, personalità più dominanti, fisici più o meno resistenti. Sono i protagonisti di Survivors – serie della BBC ispirata a un'omonima serie degli anni Settanta e chiusa dopo solo due stagioni – ovvero lo 0,1 per cento dell'umanità, una numero infinitesimale di immuni che si ritrovano a dover superare le difficoltà e le sfide della sopravvivenza. Che a volte vuole anche dire anche dover creare un nuovo ordine mondiale, scrivere leggi e, soprattutto, seguirle.

 

A spasso nel tempo: 12 Monkeys

In principio fu un cortometraggio francese del 1962, La Jetée di Chris Marker. Poi arrivò Terry Gilliam con il suo L'esercito delle dodici scimmie. E il ritorno al passato da un futuro post apocalittico per rivisitare la storia e salvare l'umanità, diventò un must. Non stupisce che vent'anni dopo quel film si moltiplichi negli episodi di una serie TV, 12 Monkeys – in onda negli USA dallo scorso 16 gennaio su SyFy – che ne ripercorre le vicende (senza “recuperare” Bruce Willis, per chi se lo stesse chiedendo). Il viaggiatore nel tempo James Cole (Aaron Stanford), dal lontano e terribile 2045, giunge nel presente portando brutte notizie: un terribile virus lentamente porterà all'estinzione del genere umano, avendo già colpito nel suo tempo il 93,6 per cento della popolazione. Toccherà a lui, quindi, scovare l'organizzazione criminale che l'ha messo in commercio e in circolazione.

 

In formato mini: Black Mirror

Altro che American Horror Story. Provate a immaginare scenari di questo tipo: un primo ministro inglese costretto a dover far sesso in diretta TV con una scrofa per salvare la principessa rapita a un passo dalle nozze; una società che vive in una prigione iper-tecnologica con il solo compito di pedalare su cyclette per aggiudicarsi “punti benessere”; una tranquilla serata tra amici in cui si possono letteralmente pescare dal cervello vecchi ricordi e trasmetterli in diretta streaming su ogni dispositivo multimediale. Avrete l'idea della distopia spinta, ma tremendamente realistica e satirica) di Black Mirror, miniserie britannica di due sole stagioni, che “rispecchia” gli esseri umani rimandandone la loro immagine futura: quella di dipendenti dalla tecnologia che hanno riscritto i rapporti umani, eliminando il confronto, nascondendosi dietro status, proclamando la vittoria dell'io.

 

Sotto i funghi nucleari: Jericho

“Per la città di Jericho, la fine del mondo è solo l'inizio”, dice la tagline. E, in effetti, la cittadina del Kansas, dopo l'esplosione nucleare che distrugge numerose città degli Stati Uniti, tra cui la vicina Denver, diventa il crocevia di strani traffici, umani e non. Nei suoi confini si rifugiano gruppi di profughi, personaggi ambigui, membri di organizzazioni terroristiche in incognito, militari e comuni esseri umani costretti dalle circostanze a diventare eroi. A sopravvivere e a eliminare ogni tipo di minaccia. Una missione impossibile se si pensa che la città è rimasta completamente isolata dal resto del mondo, non ha corrente elettrica, le scorte di viveri sono in esaurimento, i medicinali scarseggiano e la minaccia della pioggia radioattiva è sempre più pressante. In pratica un Lost in salsa distopica che, tuttavia, non ha avuto la stessa longevità.

 

Contano solo i fatti: La Terra dopo l'uomo

“Che cosa accadrebbe se gli esseri umani scomparissero dalla faccia della Terra?”. Alla stessa domanda posta da La Terra dopo l'uomo in molti hanno dato risposte creative e allarmanti. Quella della serie documentaristica di History Channel, invece, è la più originale e forse quella più realista. “Questa non è la storia di come potremmo estinguerci, ma di quello che potrebbe accadere al mondo che lasceremmo. Benvenuti sulla Terra, popolazione 0”. Se l'umanità si estingue sul serio, non rimarranno che città deserte, edifici e infrastrutture abbandonate a se stessi, silenzio rigenerante ma allo stesso tempo spettrale, animali che si riversano i strada, vegetazione che cresce senza controllo. Che una serie di effetti speciali e di interventi di architetti, ingegneri e biologi, con dati alla mano, descrive con precisione chirurgica. Tanto da far paura, ma allo stesso tempo anche affascinare.

gio, 23 apr 2015 - articolo di Daniela Liucci

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