Sanremo 2012: pagelle e record della prima serata

Dolcenera Ci vediamo a casa

Ancora una volta Dolcenera punta alle radio con ritmo incalzante, ritornello asso pigliatutto e interpretazione aggressiva. Testo che sembra mantenere una certa naiveté alla maniera di una raccolta di appunti proveniente dal diario di una splendida quattordicenne. Perché Dolcenera non è una diva? Lo dice nel ritornello: “E per qualunque cosa accada noi ci vediamo a casa”. Lei è e sarà sempre la normalità della tua vicina.

Voto: 6

 

Samuele Bersani Un pallone

Bersani dovrebbe rappresentare a Sanremo la “nuova” (eternamente nuova?) leva cantautorale giovanile. Il pezzo si presta a una certa teatralità, ma non riluce con la poesia sommessa di certe sue vecchie produzioni, su tutte Spaccacuore. Confidiamo nella crescita della canzone serata dopo serata.

Voto: 5 ½

 

Noemi Sono solo parole

La presentazione di Noemi fa tremare le gambe e desiderare il peggio per gli autori del festival a causa di quel paragone con Janis Joplin. Il pezzo è di Fabrizio Moro e troppe volte, durante l’esibizione della sempre più rosso-fuoco Noemi, lo spettro sonoro del cantautore romano si ripropone come una peperonata il 15 di agosto. Lasciam perdere Janis Joplin, per favore…

Voto: 5 ½

 

Francesco Renga La tua bellezza

Come se una qualsiasi fm rock band americana mostrasse al cuore dolce di mamma una power ballad cantata pensando ad Andrea Bocelli. Eppure nel formato sanremese il pezzo funziona, con un Renga sempre più piacione. Vocione che manco Albano. A proposito, ma il signor Carrisi da Cellino quest’anno dov’è?

Voto: 7

 

Chiara Civello Al posto del mondo

Chiara chi? Riscattata da sua santità Tony Bennet, che la considera una specie di the voice all’amatriciana, la Civello rappresenta, nell’economia del festival, la prima della classe. Ci si aspettava, invece, la fuoriclasse, ma il pezzo ha un po’ il fiato corto e provoca qualche ricco sbadiglio.

Voto: 5

 

Irene Fornaciari Grande mistero

Non vi azzardate a dire che la signorina è “solo” la figlia di Zucchero. Irene ci sembra una ruspante fuoriclasse cresciuta a Lambrusco e blues. Il pezzo non è geniale, pur avendo qualche intuizione lirica, ma l’interpretazione lo riscatta alla grande. Incalza, incalza, incalza. E crescerà: perché la Fornaciari non ha finora avuto quello che merita?

Voto: 6 ½

 

Emma Non è l’inferno

Grida Emma. Grida e sembra Alessandra Amoroso quando strafà. Il testo pretende l’impegno, ma si attorciglia attorno a una buona dose di retorica sostenuta dai violini della città dei fiori. Nel ritornello esplode, ma manca l’apertura melodica, tipicamente italian-style, di quella Arriverà cantata l’anno scorso con i Modà.

Voto: 5 ½

 

Marlene Kuntz Canzone per un figlio

Marlene a Sanremo? Sì. Godano con una chitarra acustica? Sì. E, peggio ancora, Godano con una senile maglia con collo a lupetto sotto la camicia bianca? Pure. Sì, ma il pezzo? Per ora non pervenuto, incapace di staccarsi dalla prosa e diventare lucida poesia come molte cose della vecchia produzione della band. Confessiamo di non aver capito molto. Anzi, speriamo di non aver capito molto.

Voto: 5

 

Eugenio Finardi E tu lo chiami Dio

Ce lo presentano come il rock italiano, Eugenio Finardi. Che sta al festival 2012 come Roberto Vecchioni stava al festival 2011. Più che rock e cantautorato – che poi il pezzo non porta la firma di Finardi ma di Roberta Di Lorenzo – assomiglia a una versione precotta di Charles Aznavour. E metteteci pure che l’interpretazioni sa di delirio mistico…

Voto: 5

 

Gigi D’Alessio – Loredana Berté Respirare

Tentano un funkettino alieno. D’Alessio guarda preoccupato la Berté. Lei grida roca e forse tenta pure l’ennesimo riscatto dal buio che da anni l’avvolge. Ciò che uccide il tutto è la biografia maledetta della signora, squadernata dal testo, che trasforma l’icona del festival in un santino nero nero nero.

Voto: 6 (perché vogliamo bene alla Berté)

 

Nina Zilli Per sempre

Nina Zilli? No, Mina Zilli. Per una questione di tuppolo (ma qui c’è anche lo zampino di Amy Winehouse) di atmosfera vintage e soprattutto per qualche nota di troppo che evoca Ancora, ancora, ancora della Tigre di Cremona. Certo, un’esibizione più calibrata avrebbe giovato. Ma confidiamo.

Voto: 6

 

Pierdavide Carone con Lucio Dalla Nanì

“Venti di euro di verginità”. Oppure “Piove ma non ti puoi riparare/c’è un camionista da accontentare” sono versi imperdonabili per chi, come Carone, ha scritto l’ineguagliabile e facilona bellezza di liriche quali “A far l’amore in tutti i modi in tutti i luoghi e in tutti i laghi” (Per tutte le volte che, portata alla vittoria dal grande assente Valerio Scanu). Dalla è come se non ci fosse. La canzone, invece proprio non c’è.

Voto: 4 ½

 

Arisa La notte

Ogni anno il toto-Arisa è un must sanremese: che occhiali avrà la cantante? Quest’anno, invece, ci frega tutti e arriva, probabilmente, solo con le lenti a contatto. E brava Arisa. Che ci depista anche con una canzone meno giocosa e più impegnata ad essere sanremese rispetto al passato. Dirige Mauro Pagani. Da riascoltare.

Voto: 6 ½

 

Matia Bazar Sei tu

C’era bisogno di un’altra canzone dei Matia Bazar? Dipende. Forse a Sanremo sì. Perché il gruppo è ormai spina dorsale del festival. Canzoncina d’amore che non si distingue per originalità. Alla voce ritorna Silvia Mezzanotte. E guai a dire che abbiamo nostalgia di Antonella Ruggiero.

Voto: 5 ½

mer, 15 feb 2012 - articolo di Mauro Petruzziello

Tag: sanremo 2012

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