Freddie Mercury 20 anni dopo: cloni, eredi, imitatori

“Quando sarò morto voglio essere ricordato come un musicista di valore e sostanza”. A vent'anni dalla sua prematura scomparsa – era il 24 novembre 1991 – il desiderio di Freddie Mercury potrebbe dirsi completamente esaudito, se non fosse per una (im)prevedibile variabile. Il valore e la sostanza, comunque innegabili, risultano eclissati dalla forma. Che torni alla mente la triade minigonna-baffo-aspirapolvere di I Want To Break Free, la tutina di spandex dell'era Jazz o il classico chiodo giallo degli Eighties, il suo ricordo è immagine. E, subito dopo, suono, per quel timbro inconfondibile e l'ineguagliabile estensione.

 

Mercury, in vita come in morte, è un'icona incontrastata della pop culture, in grado di generare odio e amore con la stessa intensità, una sorta di patrimonio dell'umanità. Tanto che, come accade ancora per Bob Dylan, si ricerca spasmodicamente (e inutilmente) il suo erede. Lo ha fatto la stampa, la critica, il marketing. E continuano a farlo anche i Queen superstiti, impermeabili al miraggio pensione, in un gioco infinito dai risultati inconsueti. A cui proviamo a partecipare anche noi... 

 

Mika: il replicante

Quando il ragazzino spiritato, boccolo castano, sguardo furbetto, mosse da starlette e timbro da soprano ha fatto la sua prima apparizione il mondo non ha avuto dubbi. Ecco l'unico erede possibile. Anche perché uno che inneggia allo stile di Grace Kelly, ama il glam e le donne in carne, sfoggia zibellini e origini “esotiche”, e si muove furbamente sul filo dell'ambiguità sessuale, non può passare inosservato. La sua vena poetica sfacciata, colorata ed estrosamente pop unita a un falsetto squillante e immediatamente riconoscibile hanno fatto il resto. A dispetto della poca originalità.

Possibilità: Brian May è un suo fan. Bisogna aggiungere altro? 

Fattori di rischio: L'evanescente confine tra citazione e imitazione.

 

Marc Martel: l'erede 2.0 

L'ultimo nuovo Mercury viene dal Canada. Ed è il frontman di una band di “christian rock”, i Downwhere. Chi trova l'accostamento azzardato e blasfemo, lo senta cantare: stessa voce, estensione e mascella squadrata. Con un paio di baffi l'illusione ottica è garantita. Marc Martel, trentaquattrenne di Montreal, è il vincitore di un concorso indetto da Roger Taylor per trovare cinque personaggi, somiglianti ai membri dei Queen, da riunire in una tribute band per lo show The Queen Extravaganza. La prova d'esame? Un classico di rapido effetto: Somebody To Love. Finito su YouTube è diventato un tormentone. 

Possibilità: Ottime. 

Fattori di rischio: Impossibilità di “evangelizzare” il mito.

 

Lady GaGa: la figlia (il)leggittima

Universalmente nota come la Madonna degli anni Zero, Miss Stefani Joanne Angelina Germanotta, nel suo melting pot d'ispirazioni ingloba soprattutto l'amore smodato per i Queen e per Freddie Mercury. A partire dal nome d'arte. Sfacciatamente colorata, devota al travestimento, adepta della filosofia “un concerto non è la semplice riproposizione dal vivo di un album, ma un evento teatrale”, Lady GaGa – per quanto un po' scontata – è l'erede perfetta. Brian May le ha lanciato un'idea folle: collaborare con la band salendo sul palco a coprire il posto vacante. Si attende risposta.

Possibilità: Buone. L'investitura è (quasi) ufficiale.

Fattori di rischio: La possibile rivolta dei suoi “mostriciattoli”. E la puzza di marketing.

 

Aaron Behrens: il nipote danzereccio

Da Austin, Texas, a colpi di elettronica arriva Aaron Berhens con i  Ghostland Observatory. Trecce squaw, sguardo furbetto e movimenti felini: vederlo danzare con il microfono non lascia spazio a dubbi. Sfrontato e simpatico, teatrale e acuto quanto basta, ironico e ammiccante è uno showman nato che trasuda contagiosa energia. Qualcuno lo ha definito “un Freddie Mercury che incontra i Daft Punk”, anche se riporta alla mente la vitalità sperimentatrice e acidula dei Queen dell'era Queen I e Queen II. L'electronic-dance-soul che cucina con Thomas Turner è contagiosa, gioiosa e le sue performance imprevedibili. Serve altro?

Possibilità: Eccellenti. 

Fattori di rischio: Nessuno (apparentemente).

 

Hayden Thorpe: il cugino acquisito indie

Chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltare i Wild Beast, non può non farci un pensierino. Più pacato, timido e taciturno, Hayden Thorpe, frontman della band di Kendall, Inghilterra, ricorda la fase “operistica” di Mercury. Il suo riconoscibilissimo e inconsueto timbro accostato a una passione smodata per Rimbaud, lo rendono il candidato meno indicato ma più interessante. La sua duttilità vocale, il suo falsetto come i toni baritonali, incantevoli e accattivanti, attraversano generi diversi tenendoli magicamente uniti. Senza alcuno sforzo e senza alcuna difficoltà.

Possibilità: Buone. 

Fattori di rischio: L'allergia congenita a qualsiasi luccichio da palcoscenico.

 

Sacha Baron Cohen: l'intruso 

Sarà lui a interpretare Mercury nel biopic scritto da Peter Morgan e previsto per l'autunno 2012, titolo A Kind of Magic. E, confessiamolo, alla prima apparizione di Borat tutti abbiamo abbiamo pensato che Sacha Baron Cohen fosse l'incarnazione perfetta. Il suo spirito dissacratorio, la lingua ben affilata, la capacità di superare i limiti e creare spettacolo fregandosene allegramente di essere politicamente corretto, rispondono pienamente ai requisiti. Unico mistero, le capacità canore e cantautoriali. Chissà che non riservi delle sorprese.

Possibilità: Scarse. 

Fattori di rischio: Troppi!

 

Freequency mensile su iPad

 

mar, 22 nov 2011 - articolo di Daniela Liucci

Tag: Sasha Baron Cohen  Lady Gaga  Mika  Freddie Mercury

Commenti

Ancora nessun commento, vuoi essere il primo?

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento. Per favore, sii educato.

Se sei registrato fai login per far apparire il commento a tuo nome, altrimenti inserisci nome e indirizzo email.


Segnala a un amico via email