EuropaVox 2010 visto dai nostri ambasciatori
Martina Eco (Pisa) e Francesco Farinelli (Ravenna) sono stati selezionati da Freequency per rappresentare l'Italia alla manifestazione francese.
::: L'atmosfera e l'Europa :::
Martina: Ho sentito sulla pelle quello che mi ero sempre immaginata come pura utopia: cinquanta (o poco più) persone diverse, provenienti da paesi, culture e lingue diversi, tutte unite per una manciata di giorni. E non solo perché eravamo tutti nello stesso posto allo stesso momento. Uniti sul serio, da un filo invisibile, sottile, ma forte. Si sono instaurati legami di parole, di sguardi, di gesti, di intenzioni, di ascolto, di musica, di respiro. Un filo che, credo, si chiami Europa. Ma non semplicemente quella della cartina, della bandiera blu con le stelline. L'Europa che ci sentiamo dentro, che ci fa sentire tutti uguali nelle nostre diversità, liberi di vivere, condividere, discutere e divertirci insieme.
Francesco: Quando tutto parte con un viaggio di 8 ore di autobus per arrivare, da Parigi a Clermont-Ferrand, sede dell’EuropaVox Festival, beh, non ci si può che aspettare l’instaurarsi di un’atmosfera di grande complicità. Così è stato. Il viaggio, si sa, unisce sempre chi vi prende parte, e ha creato una coesione insospettabile tra cinquanta ragazzi che provengono da una ventina di paesi diversi. Ci si è scambiati idee, descrizioni e, soprattutto, consigli sui gruppi da seguire e sulle band del proprio paese, in un ambiente piccolo ma estremamente stimolante come quello dell’EuropaVox, complici anche i bravi organizzatori che ci seguivano e soprattutto si divertivano con noi.
::: La sorpresa :::
Martina: Sicuramente le persone: gli ambasciatori, gli organizzatori, i musicisti. Ho davvero sentito coinvolgimento e un'energia comune, la voglia di conoscersi e di imparare l'uno dall'altro, condividendo cultura ed emozioni. Durante tutto il festival c'è stato un accavallarsi frenetico e (in senso lato) afrodisiaco di parole, suoni, risate. Non c'era solo la musica di chi suonava sul palco. La melodia la facevamo tutti essendo presenti lì, vivendo intensamente ogni attimo.
Francesco: La sorpresa più grande del festival? Direi sicuramente l’atmosfera venutasi a creare fra noi ambasciatori e con gli organizzatori. Tutto il più naturale e socievole possibile. In secondo luogo direi proprio la musica, o meglio la qualità dei gruppi e del suono. In sintesi potrei dire le persone stesse. Si sono instaurate amicizie nel giro di un paio di giorni, e nella serata finale, anche questo a sorpresa, si è organizzata sul momento una piccola festa in hotel.
::: Il concerto più bello :::
Martina: Ce ne sono stati moltissimi che mi hanno presa "di pancia". Innanzitutto Rashid Taha, mix tra ritmi orientali e rock, il tutto condito con una dose di storia musicale vestita da impiegato (ma con che potenza!), alias Mick Jones. Poi c'è stato il tribute ai Joy Division, capitanato da Peter Hook: emozionante, oscuro e denso come la nebbia inglese. La lacrimuccia su Love Will Tear Us Apart è scesa, lo ammetto. Pete Doherty, una sorpresa: da solo sul palco a cantare canzoni in acustico, ha creato un'atmosfera alquanto romantica che da lui proprio non mi aspettavo. Migliore concerto, comunque, quello dei finlandesi Joensuu 1685: rock psichedelico in buona parte strumentale, profondo e delicato, dark ma con raggi di luce netti e decisi: coinvolgenti fino a togliermi il respiro.
Francesco: Fra i concerti più belli io direi assolutamente Band of Skulls sopra di tutti, sia per potenza e forza del loro live, sia per la qualità dei suoni e dell’armonia fra le due voci, maschile e femminile, che hanno duettato alla perfezione ricordandomi le armonie vocali dei The Magic Numbers in una versione più scura e rock. Una vera sorpresa sono stati i Funeral Suits, malinconici e veloci, assieme a Pete Doherty su cui non avrei scommesso un centesimo, ma che invece si è rivelato bravo e molto padrone del palco, con bottiglia di vino al seguito.
sab, 5 giu 2010
Tag: Pete Doherty Europavox Festival Clash Joy Division
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