Tom Ford, A Single Man: dalla moda al cinema
Il celebre designer fa il suo esordio sul grande schermo con un film che ha già raccolto numerosi consensi
Può uno stilista intraprendere con successo la strada della settima arte? Celebre per aver trasformato Gucci in una delle griffe più raffinate e prestigiose dell’alta moda prima di mettersi in proprio, Tom Ford si è dedicato al design e all’estetica con tanta passione e “visione” che il passaggio al cinema è sembrato del tutto naturale. Presentata alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, A Single Man – tratta dall’omonimo romanzo di Christopher Isherwood – è la sua opera prima, un esordio che ha subito cancellato ogni dubbio sulle sue capacità registiche. Lo confermano la Coppa Volpi consegnata a Colin Firth e le tre candidature ai Golden Globe (Miglior attore protagonista, Miglior attrice non protagonista e Miglior colonna sonora originale). L’Oscar potrebbe essere proprio dietro l’angolo…
[leggi anche la recensione di A Single Man]
Moda Vs Cinema
Tom Ford: A mio avviso si tratta di due forme d’espressione completamente differenti. Amo il mio lavoro come stilista, ma non mi considero un artista in quanto creo qualcosa che possa entrare in una scatola per poi essere venduta e indossata. Allo stesso tempo però c’è un elemento che accomuna queste due arti, ed è la collaborazione con lo staff. Devi essere capace di lavorare con gli altri, devi avere un’idea, una visione e devi saperla comunicare ai tuoi collaboratori perché possano aiutarti a realizzarla. Infine devi saper creare le condizioni ambientali ideali per permettere a queste persone di dare il loro meglio. Sentivo che dovevo fare questo film perché ho sempre pensato che sarei stato un buon narratore; ho molte più cose da dire di quelle che potrei applicare alla moda o a una sfilata. Per me era di estrema importanza esordire al cinema e spero di essere fortunato abbastanza da poter continuare questo mestiere per il resto della mia vita, dando alla luce del proiettore un film ogni due, tre anni.
La scelta degli attori

Tom Ford
Tom Ford: Ho scritto la parte di Charley pensando a Julianne Moore e dopo averle spedito la sceneggiatura ho tenuto le dita incrociate perché accettasse il ruolo, cosa che ha fatto rispondendomi immediatamente con una email. Quanto a Colin Firth era la mia prima scelta assoluta per George. Abbiamo lo stesso agente e mi sono informato sulla sua disponibilità sin dall’inizio ricevendo come risposta un “dimenticatelo! Sta facendo un film e ha un’agenda che lo terrà impegnato fino a nuovo ordine”. Così ho dovuto scritturare un altro attore. Qualche tempo dopo ho incontrato Colin alla prima londinese di Mamma Mia! e mentre chiacchieravamo continuavo a pensare con rammarico che non sarebbe stato il mio George, sebbene fosse tagliato per quel ruolo. Quando l’attore che avevo scelto al suo posto ha dato forfait mi sono messo in contatto con lui e gli ho mandato lo script; il giorno successivo mi ha scritto una mail in cui esternava qualche dubbio su un paio di cose. Ho preso il primo volo per Londra – dove sono rimasto per diciotto ore – perché avevo tantissime immagini visuali che volevo mostrargli e abbiamo parlato a lungo del concetto del film. A fine serata abbiamo siglato l’accordo con una stretta di mano e io, finalmente, avevo il mio George.
Un amore a prima lettura
Tom Ford: Avevo vent’anni quando ho letto Un uomo solo; era scritto talmente bene da sembrare reale e mi sono subito immedesimato nel personaggio principale. All’epoca vivevo a Los Angeles – dove cercavo di fare l’attore – e sentivo come se da un giorno all’altro mi sarei imbattuto in George, e in parte ciò è avvenuto perché poco tempo dopo ho incontrato l’autore del romanzo. In seguito avrei letto tutte le sue opere. Comunque, nel momento in cui ho deciso che sarei passato dietro la macchina da presa ho iniziato a pensare a cosa volevo dire, perché sapevo di essere uno stilista, ma mi chiedevo perché la gente avrebbe voluto vedere un mio film. Un uomo solo rispondeva a tutte queste domande.
Adattare Un uomo solo al grande schermo
Tom Ford: Era impossibile tradurre Un uomo solo letteralmente perché il romanzo è costruito come un lungo discorso che rivela i pensieri e le riflessioni del protagonista. Inizialmente non avevo pensato di utilizzare la voce narrante, ma in seguito ho capito che certe cose andavano puntualizzate. La presenza sul set di Don Bachardy (l’ex compagno di Isherwood, ndr) mi è stata molto utile in questo senso perché quando avevo dei dubbi mi confrontavo con lui. Pensavo ad esempio di aver calcato troppo la mano con il personaggio di Julianne Moore, che nel libro era decisamente meno glamorous, ma lui mi ha subito tranquillizzato rivelandomi che Christopher si era ispirato a una persona di sua conoscenza, Iris Tree, una donna molto più stilosa rispetto alla Charlotte letteraria. Tuttavia non voleva che lei lo sapesse e per questo motivo le aveva dato altre sembianze.
Nati sotto il segno della vergine
Tom Ford: Lo so che può suonare sciocco, ma Christopher Isherwood era vergine e lo siamo anche io e Colin. In pratica questo film nasce sotto il segno della vergine. Non è del tutto irrilevante comunque, perché quelli della vergine sono persone estremamente ordinate e precise, e questo spiega il comportamento di George che nel peggior giorno della sua vita si mette a lucidare le scarpe. Per lui avere tutto in ordine in superficie è l’unico modo per tenere insieme se stesso.
gio, 14 gen 2010
- articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi
Tag: Colin Firth Movies Tom Ford
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