Andrea, ambasciatore italiano a EuropaVox 2009

Diario di un festival europeo all'insegna dei giovani

EuropaVox 2009 si presenta ai blocchi di partenza come un festival abbastanza sconosciuto al sottoscritto, vinto quasi per caso in un attimo di web-follia creativa. Quindi... cosa ci può essere di meglio? Parti senza farti troppe domande, ma con la voglia di conoscere nuovi posti, nuove persone e nuove realtà (musicali e non). Detto fatto e ti ritrovi a Parigi con altri 50 ragazzi/ragazze provenienti da tutta Europa che condividono la tua stessa situazione: praticamente un mini Erasmus condito da concerti. Eh sì, deve essere proprio dura la vita dell'ambasciatore! Partiamo quindi in autobus verso Clermont-Ferrand, circa 400 Km a sud di Parigi. Ad accompagnarci due ragazze carinissime che ci hanno fatto da tutor/guida per tutta la durata del festival: Coralie e Gwen. Grazie mille, siete state veramente mitiche.

 

L'atmosfera è quella da gita scolastica. Non per niente mi siedo nell'ultima fila, notoriamente occupata dai casinisti. Tra una chiacchiera e l'altra, e una bottiglia di non so cosa, si inizia a fare le prime amicizie. Così scopro, per esempio, che se sei un cittadino di Cipro devi prestare servizio militare per 2 anni e 1 mese senza l’alternativa del servizio civile. Arriviamo al Festival. Qui l'accoglienza è davvero spettacolare, con bottiglie di champagne, telecamere, interviste e i pezzi grossi del festival a darci il benvenuto! Capita anche di parlare inglese, italiano, spagnolo e portoghese nella stessa conversazione (immaginate i risultati...), cercando comunque di cavarsela. C'è da dire che l'inglese è comunque fondamentale perché nel resto d'Europa lo parlano veramente tutti (e bene).

 

Da questo momento in poi è tutto un susseguirsi di eventi, con il pomeriggio diviso tra visite turistiche, interviste ai gruppi e conferenze, fra cui la più bella è stata quella intitolata “Avere 20 anni in Europa”, dove ci siamo confrontati sulle varie realtà europee, soprattutto a livello musicale, ma non solo. Al nostro seguito ci sono sempre due mitici cameraman francesi pronti a documentare tutto. La sera invece iniziano i concerti, la birra scorre a fiumi nonostante i prezzi proibitivi (5 euro per una birra media!) e ci si gode della sana musica in buonissima compagnia. Una cosa molto strana per me (cresciuto a pane e Arezzo Wave) è il fatto che i palchi sono tutti al chiuso. Tutto molto curato e suggestivo, anche se resto sempre dell'idea che un concerto sull'erba e sotto le stelle sia un'altra cosa.

 

In quanto alle esibizioni dal vivo i tedeschi 17 Hippies, “oscillating between Hungarian melodies and music you might hear in a ballroom”, hanno aperto le danze il giovedì, mentre domenica è toccato all'elettronico Vitalic chiudere l’EuropaVox 2009. Nota folkloristica: una sera il sottoscritto si è messo a parlare per più di un’ora con il cantante degli I'm from Barcelona. Ho cominciato io col dire “I'm not from Barcelona!”, mentre lui si informava sui processi a carico di Berlusconi, rischiando di andare avanti tutta la notte... Il sabato mattina abbiamo realizzato una video intervista a sorpresa. Tema per tutti gli ambasciatori: io, il mio Paese e l'Europa. Molto divertente. Alla fine veniva chiesto di cantare una canzone, e la prima che mi è venuta in mente è stata L'inno del corpo sciolto di Benigni! La sera i concerti sono stati molto più rock, con almeno tre gruppi notevoli: Airfare, Underwater Sleeping Society e Renton. Delusione della serata i Bloc Party, con un concerto veramente prestampato e monocorde.

 

Domenica: visita alla montagna vulcanica che si erige proprio sopra la città, con una vista impressionante, e ultima serata di concerti con la musica elettronica a farla da padrona. Pur non essendo un amante di questo genere, c'è da dire che i concerti sono stati davvero belli, quello di Vitalic e i norvegesi Casiokids su tutti. Questi ultimi hanno preso la musica elettronica, la canzone melodrammatica, i ritmi africani e hanno messo tutto nel frullatore: non gli è uscito un frappè alla fragola, ma sicuramente qualcosa di buono sì.

 

Menzione a parte, per tutto il festival, per gli Araban, gruppo locale d'altri tempi. Immaginate una band che passeggia per le stradine del festival con strumenti e ampli al seguito (uno tirato sopra a uno skateboard!) e che ogni tanto si ferma per iniziare un concerto dove capita. Ovunque fosse la gente si accalcava intorno rapita dal power mix tra una colonna sonora di Tarantino e una di Ennio Morricone in pieno delirio spaghetti western... Grandi!

 

Così, in un batter d'occhio, sono finiti questi cinque giorni indimenticabili in terra di Francia. Si torna a casa con allegria, con un sacco di nuovi amici che magari un giorno ritroverai, e tante cose da raccontare a quelli lasciati a casa. Se avete bisogno di un ambasciatore per qualsiasi evenienza – o per le prossime edizioni di EuropaVox – io sono sempre qua...

 

Andrea Cheli (Arezzo)

mar, 16 giu 2009

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