Cartoline da Cannes
Cronaca (mondana) di un viaggio tra amiche a la ville du cinéma
Trovarsi a Cannes è come perdersi per i corridoi dell'hotel di Lost In Translation. Se non conosci la lingua sei fottuto. Potresti salire e scendere all'infinito a bordo dell'ascensore dell'Hotel Palais Stéphanie prima di capire a che piano si trovi il Théâtre Croisette, sederti compostamente di fronte all'ingresso due ore prima della proiezione di Tetro — l'ultima opera di Francis Ford Coppola — avendo come unica compagnia le maschere e venire informato, dopo un'ora di attesa, che la fila si fa fuori, sulla rue. Quindi raggiungere di corsa quella lunga coda di spettatori, rifare la fila per altri quaranta minuti e scoprire che il pubblico pagante deve mettersi in coda dalla parte opposta. A quel punto perdere ogni speranza di riuscire a entrare e optare per un aperitivo o una cena fugace prima di riprovarci alla proiezione serale. E finalmente farcela pensando che, quand’anche fosse l'unico film della Croisette che riuscirai a vedere, potresti comunque ritenerti fortunato. Io e le mie amiche ne abbiamo visti tre di film — l'indie americano Humpday di Lynn Shelton e il belga De helaasheid der dingen di Felix Van Groeningen, oltre a Tetro — tutti nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Diversissimi fra loro per genere, inclinazione e ispirazione, ma tutti largamente approvati dal pubblico, generosissimo in applausi e ovazioni, specie quando regista e attori sono presenti in sala.
In occasione di Humpday uno stuolo di ragazzine francesi in età da primi amori ha trattenuto Mark Duplass e Joshua Leonard, i due protagonisti, per una buona mezzora al termine del film, chiedendo autografi e baci. Nel film i due interpretano amici di vecchia data che si ritrovano dopo parecchi anni, e nel corso di una notte a base di alcol e cannabis decidono di girare un (gay)porno che li vede in azione, benché entrambi siano eterosessuali. Alcuni colleghi invece ci raccontano che al termine di una proiezione di De helaasheid der dingen il regista è salito sul palco imbracciando la pianta che nel film ha un ruolo specifico, e insieme al cast si è commosso per la calda e sentita accoglienza del pubblico.
Ma a Cannes non si vive di soli film. C'è tutto un viavai di persone, lingue e colori che si muove più o meno ordinatamente intorno al più importante festival di cinema d'Europa. Ci sono i "paparazzi" appostati sulla via dello struscio che fotografano chiunque sia ben vestito per cercare di guadagnare qualche decina di euro vendendogli lo scatto, i break-dancer coreani che si lasciano ammirare da uno stuolo di spettatori al pomeriggio, l' elegante artista di strada che nella sua posa plastica ha su di sé due gatti bianchi che strizzano gli occhi al sole, i divi che passeggiano indisturbati, le starlette, le pornostar e persino gli elefanti(ni) di provenienza bollywoodiana. Alla seconda sera a Cannes io e le mie amiche abbiamo incrociato Quentin Tarantino che, impeccabile nel suo tuxedo, camminava a passo svelto lungo la Croisette. Dopo un attimo di tentennamento abbiamo iniziato a corrergli dietro chiamandolo a gran voce e lui, divertito, si è voltato, si è portato il dito alle labbra facendo fuoriuscire un lungo shhhh e poi ci ha congedato con un “Arrivederci”, a colpo sicuro in italiano! Evidentemente fa questo effetto solo sulle donne del Bel Paese. Tarantino, che come raccontano i suoi film è un grandissimo appassionato di cinema, viene spesso avvistato alle proiezioni benché sia qui per presentare la sua ultima opera, Inglourious Basterds. Pare che abbia riso di gusto durante la visione di Bright Star di Jane Campion a uno scambio di battute sulla critica letteraria tra John Keats, la fidanzata Fanny Brawne e la madre di lei, e che abbia applaudito a lungo al termine di Kinatay, l'opera del giovane regista filippino Brillante Mendoza che di brillante ha solo il nome. Di aneddoti su Quentin se ne sentono durante ogni coda e a ogni aperitivo. Ogni volta che io e le mie amiche ne captiamo qualcuno sorridiamo perché nel nostro caso è lui ad avere un aneddoto su di noi.
Sebbene i primi due giorni di festival, quanto a pubblico, siano stati in linea con la crisi economica che ha messo in ginocchio anche la rassegna più celebre d'Europa, nel week end sulla Croisette si fatica a camminare per l'afflusso di persone giunte da ogni dove, e così il sabato decidiamo di prenderci il pomeriggio off per una gita fuori porta, destinazione Antibes. Si tratta di una piccola e apparentemente sonnacchiosa località costiera che in passato ha ospitato personalità del calibro di Pablo Picasso, Claude Monet, Francis Scott Fitzgerald e Victor Hugo. A lui è dedicato il busto che si affaccia sul mare e riporta il verso del poeta: "Qui tutto splende, tutto fiorisce, tutto canta". Ad Antibes sorge anche il Museo Picasso che contiene tutte le opere — dipinti, schizzi e ceramiche — che il pittore regalò alla comunità locale quando se ne andò dopo averci lavorato come un ossesso per sei lunghi mesi. Ma oltre a essere la città di Picasso, Antibes è anche la città del jazz e della "Joie de Vivre" dove ogni anno, proprio durante il festival del cinema, si celebra il Fête des Mai, una sorta di controfestival di Cannes che offre agli astanti una selezione di crostini al foie gras e al salame e bicchieri di Pastis e Kir. Quando raggiungiamo la Place du Safranier, nel cuore del centro storico, veniamo immediatamente accolte dalla comunità libera dei cosiddetti "coltivatori di zafferano" che ci sorridono incuriositi nelle loro magliette arancioni. Un fotografo ci scatta una dozzina di foto per immortalare "le turiste che da Cannes si spostano ad Antibes per partecipare all'evento". Sorvoliamo sul fatto che lì ci siamo finite per caso. Finito il discorso di benvenuto del Sindaco del rione ci prendiamo un bicchiere di Kir e festeggiamo insieme all'allegra combriccola di perfetti sconosciuti.
Se Antibes è la città del jazz anche a Cannes la musica non manca. Al Cinéma de la Plage, sulla Croisette, ogni sera viene offerto un concerto gratuito. Sul palco, nei giorni del festival, si sono esibiti l'Athelas Sinfonietta di Copenhagen nell'esecuzione della colonna sonora originale di Millennium, la band norvegese Det är Jag Som är Döden nota per aver fornito il soundtrack al documentario Don't Fuck With The Lewises, i Transjoik con il loro set electro, John Erik Kaada, i danesi Blue Foundation, il compositore ufficiale di Michel Gondry, Jean-Michel Bernard, e il musicista finlandese Anssi Tikanmäki. I cosiddetti Préludes Musicaux anticipano una selezione di film che viene proiettata sullo schermo all'aperto. Lawrence d'Arabia, Pink Floyd — The Wall di Alan Parker, Soundtrack for a Revolution con John Legend, Joss Stone, Wyclef Jean e i Roots, l'ultimo documentario diretto da Jonathan Demme Neil Young Trunk Show e Ziggy Stardust sono alcune delle opere che illuminano l'enorme telo bianco allestito sulla spiaggia e che attraggono centinaia di persone ogni sera.
Nonostante non abbiamo i pass stampa e non possiamo assistere alle numerose conferenze che si tengono nel Palais du cinéma — che ci dicono sia incredibile; quello di Venezia al confronto sembra la canonica di una chiesa di paese — gli incontri con le celebrità avvengono molto spesso per strada. Già al nostro arrivo io e le mie amiche incrociamo Hippolyte Girandot (il Jean Claude di Caos Calmo) che, proprio come Tarantino, gira tranquillamente sulla Croisette. Ma è il giorno che precede la nostra partenza per Roma a riservarci la sorpresa più bella. Mentre cammino da sola lungo i vicoli interni di Cannes per evitare la folla della domenica, vengo attratta da un tavolino esterno di un café e da un volto familiare. Non del tutto
sicura che si tratti del mio mito personale, protagonista del più meraviglioso film di Wong Kar-wai, In the Mood for Love, chiamo i rinforzi. Le mie amiche accorrono nel giro di pochi minuti. Accertato che è proprio Tony Leung, gli chiediamo imbarazzate una foto insieme, e io, colta da un momento di profondo turbamento, gli confesso: "Sai, non ero certa che fossi tu, ho dovuto chiamare le mie amiche per averne conferma!".
ven, 22 mag 2009
- articolo di Tirza Bonifazi Tognazzi
Tag: Movies
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