Sanremo 2014, Rufus, Papaboys, il Messia gay: via al circo!

Soffiano venti medievali su Sanremo. Venti che alimentano la prima "bella" polemica dell'edizione 2014 del festival della canzone italiana, e metaforicamente anche il fuoco di un rogo da santa Inquisizione, giusto per ricordare che ieri ricorrevano i 414 anni dall'esecuzione di Giordano Bruno.

 

Ricapitolando: i Papaboys e altre organizzazioni cattoliche protestano per la presenza, prevista per mercoledì, di Rufus Wainwright sul sacro palco, in quanto il buon cantautore canadese — amante della lirica, di Édith Piaf e Judy Garland — è autore di un brano intitolato Gay Messiah, quindi perseguibile penalmente, sconsacrabile, sconsigliabile per qualsiasi invito e pubblica esibizione musical-canora.

 

Attenzione, sono i Papaboys aggiornatissimi, sempre sul pezzo, versione 3.0 (non per ridere, si autodefiniscono proprio così, sottotitolo "Missionari di parabole antiche e sempre nuove", sacrosanto anche questo), anche se a vedere qualche foto del picchetto di protesta sotto la Rai, e richiesta di scalp... cioè di dimissioni di direttori generali e vicedirettori fino all'usciere, sembrerebbero più Papaoldies che altro. Comunque.

 

Oh, ancora attenzione. Gay Messiah risale al 2004 (l'album era Want Two), manco a dire che è in promozione in questi giorni e Rufus la canta ovunque, pure in metropolitana, che allora, più o meno, avremmo quasi """capito""". Invece no, pur essendo brano vecchio di dieci anni, c'è proprio un ribadire che sei marchiato a fuoco (ancora lui), e le colpe delle canzoni ricadono sui loro cantautori per l'eternità.

 

Altro Rufus — antico alter ego/pseudonimo di Simone Cristicchi -, altro giro e divagazione, ma restando in tema. In pratica anche Cristicchi, autore del censuratissimo brano Prete, non avrebbe mai dovuto partecipare a (e vincere) Sanremo. Ma questa è un'altra storia.

 

 

Tornando al Rufus originale, comprensibilmente sorpreso dalle proteste e dal salto medieval-temporale, ha cercato di spiegare tramite il suo manager che "ama l'Italia e la sua cultura, e che Gay Messiah non è il ritratto di Gesù, né di nessun'altra figura religiosa, ma una metafora per un mondo in cui gli omosessuali possono godere degli stessi diritti degli etero, cosa che a giudicare da certe reazioni in Italia è ancora ben lontana..." Brano che tra l'altro "è stato invitato a suonare in occasione del Human Rights Campaign Ball a Washington, dopo il primo insediamento del Presidente Obama". Paragone un po' fuori luogo, almeno quest'ultimo, dato che Sanremo 2014 è un'occasione molto più importante, si sa.

 

Consiglio ai Papaboys: conoscere meglio ciò che attaccano, ad esempio un passaggio della canzone incriminata, "Someone will demand my head / And then I will kneel down / And give it to them looking down",  che ricorda molto il saggio "porgi l'altra guancia e non fare inutili picchetti sotto la Rai".

 

A Rufus intanto auguriamo buona permanenza in Italia, ma se voleva cogliere l'occasione per un giro a Roma meglio evitare Campo dei Fiori. Quei 414 anni sembrano passati invano.

 

 

mar, 18 feb 2014 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Simone Cristicchi  Rufus Wainwright  sanremo 2014

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