Leo Ortolani, che blog

Tutti noi abbiamo un autore per il quale stima e ammirazione sono sfociati col tempo in qualcosa d'altro. Proprio quel tempo in cui ci siamo illusi di aver percorso una parte di strada insieme. E dal grande apprezzamento si è passati al legame, la sensazione di condividere qualcosa di esclusivo. Lo abbiamo sperimentato, ce ne siamo vergognati a volte, magari ci abbiamo anche “sofferto”, tra botte di gelosia e delusioni.

 

È la massima illusione che arriva a coltivare ciascuno degli ennemila spettatori di un concerto oceanico, una data tra cento di un tour mondiale, quando sbirciando appena il proprio eroe da una calca pogante (e solo sul mega schermo, ovvio) e intuendo a malapena quella riga di testo di canzone per lui così speciale, pensa di poterne incrociare lo sguardo e con un sorriso complice fargli capire qualcosa del tipo “eh lo so, Bruce, giusto io e te sappiamo cosa significano quelle parole là, io te e nessun altro”. Tutti ci siamo cascati. Può succedere per l'appunto con la rockstar, molto spesso con lo scrittore, a volte anche col disegnatore. 

 

Leonardo Ortolani detiene un potere impressionante. È un genio pericolosissimo che conosce a perfezione tutte le possibili sfaccettature della comicità, declinata nelle sue forme più intelligenti: ironia, sarcasmo, parodia, freddura, gioco di parole, nonsenso, demenziale. Pericolosissimo perché in virtù di questa padronanza può conquistare la gente sul punto più debole, la voglia di buonumore, e poi condurla a fare chissà cosa, credere a chissà quali favole, piegarla, senza che neanche se ne renda conto, a un volere oscuro. Questo magari nei piani di conquista di un villain perfetto per uno dei suoi prossimi fumetti.

 

Ovviamente Leo – diamogli del tu, cioè chiamiamolo col diminutivo – è innocuo. Nessun piano, nessun secondo fine, se non il preciso scopo – sempre – di far ridere mettendo bene in moto i neuroni, suoi e dei lettori. Ho scoperto tardi, tardissimo, Come non detto, il suo blog... che ci teneva tanto, bisogna capirlo, che quando finalmente lo ha aperto, dopo tanto tempo, ci è rimasto male perché lo ha trovato vuoto. E ho scoperto che è un altro dei suoi capolavori, davvero un blog nel senso più pieno, ricco di spunti “assoluti” e allo stesso tempo contenitore personalissimo, capace anche di stabilire dialoghi e coinvolgere schiere di appassionati “seguaci” (non ce la faccio proprio a dire follower, visto che lo stesso Leo si è preso briga e cura di ribattezzare il tag cloud del sito Polverone, e gli ultimi post Articoli che ancora hanno l'odore dei tappetini nuovi, e così via).

 

Al di là degli inevitabili supereroi, da quelli di Kirby in giù, devozione che Leo ha ampiamente omaggiato col suo Rat-Man (giunto al numero 97), il blog dà formidabile stura ad un'altra passionaccia di questo mirabile pisano-parmense: il cinema, soprattutto il cinema di genere fantastico, meglio se proprio di fantascienza. E in particolare, grazie alla sua libertà e genio, può dare vita a delle meravigliose recensioni “inutili”, cioè fuori tempo massimo, piene zeppe di spoiler, senza peli sulla lingua né diplomazia, in pratica il sogno di tutti i critici. Sempre, ovviamente, attraverso il tramite del fumetto, il suo disegno apparentemente semplice e nervoso, ma capace in pochi tratti di trasmettere umore, motivazioni, inconscio, pensiero e azione dei suoi piccoli personaggi. Tra cui, essendo blog personale, anche se stesso (che appare prima di andare al cinema, durante la visione del film, dopo, nella vita quotidiana, insomma un tutto Leo minuto per minuto).

 

Recensioni grandiose. Da non perdere. Da spanciarsi dalle risate. Roba da distrarsi durante la visione di ogni nuovo blockbusterone pensando “speriamo che Leo lo veda il prima possibile — e state sicuri che lo farà — voglio proprio sapere cosa notano i suoi occhi e come la sua penna saprà metterlo alla berlina”. Che poi spesso sono le corbellerie che tutti captano, ma che solo il poeta – in questo caso il fumettista, anzi il fumettista-poeta – sa codificare nero su bianco.

 

Due cose: al di là della sfrenata fantasia, saper parodiare significa conoscere profondamente l'oggetto dello sberleffo, spesse volte anche averlo indagato al microscopio del vero amore, e infatti Leo ama molti dei filmoni o filoni che massacra (uno per tutti l'ultimo Star Trek — L'ira di Into Darkness). Seconda: fra le pieghe di quella comicità intelligente spesso si nascondono, ma neanche poi tanto, spunti molto intimi, che ci fanno conoscere meglio un autore di cui pensavamo di sapere già tanto (come la “scusa” dell'ultimo Man of Steel per parlare di adozione, tema su cui ha anche scritto un libro).

 

Anch'io, come il farlocco del concerto all'inizio, ho sognato quell'esclusività nel mio “rapporto” con l'idolo. Beh, che mi venisse un colpo, proprio nell'intro della recensione all'ultimo Star Trek Ortolani mi ha fatto un regalo indimenticabile. Ha raccontato che la prima volta che si è travestito a carnevale... Quasi non riesco a dirlo, tanta è l'emozione. Perché in effetti c'è una cosa enorme che ci unisce, che condividiamo, che abbiamo sperimentato praticamente solo io e lui, e che esclude dalla discussione tutto il resto dell'Universo, compresi quei luoghi dove nessuno è mai giunto prima. Caro Leonardo, anch'io la prima volta che mi sono messo in costume – non era carnevale, ma un ancor più pregno Halloween, credo 1975 – ho indossato le sacre orecchie a punta di Spock. Lunga vita e prosperità.

ven, 19 lug 2013 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Star Trek

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