Niccolò Fabi in gol con Budan

Pare che il social network sia nato per rimorchiare, o anche solo sbirciare foto. (altra leggenda vorrebbe la versione complottista: un'agenzia governativa che inventa un mezzo di “schedatura 2.0” in cui gli schedati fanno tutto da solo)

 

In seconda battuta c'è il social per tenere o ristabilire i contatti con gli amici, o farsene di nuovi. Il social per fare pi erre, le public relation, rete di relazione e agganci lavorativi. Poi il social usato come agenzia di stampa, che invade inesorabilmente i media tradizionali bombardando di tweet anche chi non usa Twitter (e mettendo in difficoltà le vere agenzie, che cercano di rilanciare i tweet prima degli altri per conservare una qualche utilità, e nel dubbio li rilanciano praticamente tutti!). 

C'è chi ovviamente monitora i flussi del momento, gli #hashtag di moda, solo per buttarci dentro qualcosa ed esserci, perché la gente pensi “oh ma guarda, anche lui si è espresso sul tema”. Presenzialismo antisocial.

 

Poi il social ufficio stampa, che sparge notizie e aggiornamenti mettendo in crisi i veri uffici stampa. Poi, per fortuna, il social genuino di quei “famosi” che senza intermediari, davvero loro e il monitor, cercano di coltivare un rapporto più diretto con i fan, sentirne il polso, capire il pubblico che li segue, senza malizie da contro-marketing organizzato che “come gira il vento poi giro le vele per gonfiarle meglio” (come quelli che prima fanno i sondaggi e solo poi esprimono l'opinione preferita dai più).

 

Adesso mi scoccia troppo fare quello che tante volte mi scoccia subire, anche perché – sarà un caso? – questo tweet/post su Facebook è proprio uno di quei pochi che non ha tracimato dal suo mezzo, rilanciato e ripreso e sbattuto in faccia da tutto e tutti. Ma il motivo perché questo non è successo forse è lo stesso per cui mi ha tanto colpito nella sua essenza. Era una domenica fa, quando per caso ho visto il gol di Budan del Palermo, e come ha esultato, più che per un semplice gol, e qualche recesso del cervello mi ha fatto accomunare quella corsa ricolma di gioia da far scoppiare il cuore a un concerto, una canzone, una poesia di Niccolò Fabi. Come funziona a volte la testa. E dopo pochi minuti ho aperto un social e ho letto che proprio lui, Niccolò Fabi, ci aveva dedicato una righina, semplice semplice, a quella stessa corsa, quello stesso gol. Mi scoccia così tanto tirare fuori questa cosa dal suo ambiente naturale, cioè una “confidenza” fatta ai propri amici-fan-follower, un pensiero sgorgato così come viene, che non mi sento neanche di precisare quale sia il doloroso antefatto, che chi lo sa, lo sa e basta.

 

È una dolcissima testimonianza di affetto puro, di solidarietà, di capacità di stare vicino anche da così lontano. Un inno microscopico alla forza di ricominciare, anche attraverso il lavoro fatto con passione o professionalità, che sia un gol, una canzone o un tubo da saldare. Come lo sguardo di comprensione di un amico che sa cosa stai passando e non c'è bisogno di altre parole.

 

 

 

 

 

 

 

 

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dom, 13 gen 2013 - articolo di Gabriele Guerra

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