Il caso Tenco: il Codice De Gregori

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Sono lontano (lontano) da tutti gli anniversari. Non è in corso Sanremo, Lucio Dalla ci ha lasciati già da un po', De Gregori suonerà in giro questa estate (ed è sempre un bene), ma niente di clamorosamente nuovo. Insomma, non ho grandi appigli all'attualità. E allora diciamo che scrivo ora solo per una personale associazione di idee. Ho rivisto in tv qualche spezzone de Il codice da Vinci e mi è ritornato in mente il doloroso caso Tenco. Cosa c'entra? L'associazione di idee è mia, mica universale. Comunque, nel thriller di Dan Brown si scopre a poco a poco un codice nascosto in alcune opere d'arte, capace di rivelare importanti "verità" sulla vita di Gesù, con tanto di complotti a sfondo religioso, intrecci storici e internazionali, eccetera. Salto logico: in una canzone di De Gregori del 1976, Festival, chiaro omaggio a Luigi Tenco, potrebbe nascondersi un codice, una verità in controluce, che dice: non è stato un suicidio. Perfino con indizi sparsi per la soluzione del caso. Badate bene, non è un'idea nuova, né l'ipotesi omicidio, né quella del codice, cercando su internet troverete che se ne parla da tempo (vedi il forum Luigi Tenco 60's, ricchissimo di documenti, anche se caotico), ma a me, dopo quella personale associazione, viene da approfondire solo ora.

 

Perché De Gregori, perché una canzone così? Forse perché bazzicando, qualche anno dopo, lo stesso "giro" di Tenco (i discografici Ennio Melis e Vincenzo Micocci, la RCA, la stretta collaborazione con Lucio Dalla, che quella notte era vicino di stanza di Tenco e uno dei primi, forse il primo, a ritrovarne il corpo), De Gregori ha semplicemente raccolto delle informazioni di prima mano, maturando delle convinzioni o rafforzando dei dubbi, ed essendo cantautore ha messo tutto in poesia, in una canzone. Proprio lui che, invece, in stralci di intervista riportati su un bellissimo libro di Giommaria Monti (Francesco De Gregori — 1972-2004 Dell’amore e di altre canzoni) sembra un po' liquidare la questione sposando la ricostruzione ufficiale, dicendo che Tenco a Sanremo non stava bene, era fuori posto, fuori da tutto. Vediamo un po' se davvero potrebbe esistere questo Codice De Gregori.

 

Nella città dei fiori disse chi lo vide passare / che forse aveva bevuto troppo ma per lui era normale.

(come per sgombrare subito il campo: non era tanto alterato da compiere gesti inconsulti)

 

Qualcuno pensò fu problema di donne / un altro disse proprio come Marilyn Monroe.

(Marilyn è un altro caso di suicidio dai mille dubbi: citarlo non sembra una semplice coincidenza)

 

La notte che presero il vino e ci lavarono la strada.

(altri, non lui, presero il vino, vino = sangue, ci lavarono — o macchiarono? — la strada, forse per cancellare delle tracce; oppure il sangue non fu versato in una stanza di albergo, ma altrove)

 

Chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?

(la domanda è fin troppo chiara: l'angelo non si è ucciso da solo, chi è stato? "Senza spada" potrebbe essere un riferimento al fatto che Tenco possedeva sì una pistola, ma in pratica non la portava mai con sé)

 

Qualcuno ricordò che aveva dei debiti / mormorò sottobanco che quello era il motivo.

(possibile riferimento all'opera di depistaggio e inquinamento dell'immagine di Tenco, depresso, alcolizzato, indebitato, tutta tesa a giustificare in un modo o nell'altro il gesto estremo: l'eliminazione della sua canzone dal festival non regge come unico e vero motivo)

 

La notte che presero le sue mani / e le usarono per un applauso più forte.

(la poesia si fonde con la ricostruzione della scena del delitto, che sembra quella di mille telefilm: altri presero le sue mani per un applauso più forte, provate un solo applauso forte e otterrete un colpo secco, proprio un bang)

 

Chi ha ucciso il piccolo principe che non credeva nella morte?

(torna la domanda, specificando che lui non credeva nella morte, la sua, come via di fuga dalle difficoltà della vita, cosa che le persone più vicine a Tenco hanno sempre sostenuto)

 

L'inviato della pagina musicale scrisse: "Tutto è stato pagato".

(a quanto pare Tenco stava per denunciare proprio la compravendita nascosta dietro il festival, e le scommesse illegali ad esso legate)

 

La notte che tutti andarono a cena / e canticchiarono "La vie en rose".

(il suo entourage, insieme a Dalida, andò a cena lasciandolo solo, canticchiando allegramente mentre lui era in difficoltà; la canzone — ipotesi ardita di alcuni — è francese perché nella vicenda sarebbe implicato il geograficamente vicino clan dei Marsigliesi; la rosa potrebbe essere un richiamo alla massoneria)

 

Chi ha ucciso il figlio della portiera / che aveva fretta e che non si fermò?

(Tenco disertò quella cena perché aveva già un altro appuntamento? Forse con i suoi carnefici?)

 

E così fu la fine del gioco / con gli amici venuti da lontano / a deporre una rosa sulla cronaca nera / a chiudere un occhio, a stringere una mano.

(chiudere un occhio per non sapere la verità, i tanti "amici" accorrono solo per presenzialismo)

 

E l'uomo della televisione disse: "Nessuna lacrima vada sprecata" [...] E lontano lontano si può dire di tutto / non che il silenzio non sia stato osservato.

(tutti hanno fretta di archiviare senza indagare oltre, Mike Bongiorno ufficializza che lo show deve continuare, basta il canonico minuto di silenzio, la coscienza lavata, e via)

 

"Lontano lontano" invece è una semplice e amorevole citazione. Lo scrisse Tenco in uno dei suoi brani più belli, e noi continuiamo a ritrovare lontano nel tempo e nel mondo, nelle note e nei testi di altri, le sue parole e il suo spirito. Perché i cantautori come De Gregori sono figli anche di Luigi Tenco. Quanto al codice, se esiste decidetelo voi.

ven, 20 lug 2012 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: Luigi Tenco  Francesco De Gregori

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Commenti

  • Domenico
    Domenico
    21 agosto 2012, 10:00
    Un commissario che non indaga, che prende ordini dal funzionario RAI depistando le prove dell'omicidio, che naturalmente fa carriera, che viene ucciso quando comincia a parlare (intervista a Bonolis). Mass media che, anziché indagare, riportano la versione dei padroni ed il popolino abbocca. E' la tipica storia italiana, come ne accadono tante tutti i giorni, dove la ricerca della verità è (spesso inconsapevolmente) sfida al "potere occulto" che viene pagata a caro prezzo. Luigi ha osato perché era un uomo libero ed è morto. Chi ha saputo e non ha detto niente, non era un uomo libero. Onore a Sandro Ciotti (la più bella brutta voce d'Italia) che ha sempre espresso la sua convinzione dell'omicidio di Tenco. Direbbero la verità solo se lo Stato venisse occupato da persone oneste (utopia).

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