Valigie vuote nei film

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Le valigie dei film sono sempre vuote. Nella vita servono a trasportare mondi, identità, contrabbandi, cambi esistenziali, carichi preziosi. Nei film sono desolatamente deserte, vanno a vento come aquiloni col manico, sono irreali segnaposto con su scritto qui dentro ci dovrebbe essere qualcosa, fate finta che ci sia. E' una parola (fare finta). Ci avete mai fatto caso? A me hanno rovinato intere scene e spezzato emozioni. Proprio a me, che sono sempre stato dispostissimo ad accettare che la storia inizi Tanto tempo fa, in una galassia lontana..., o il borotalco sfarinato in testa alla bell'e meglio per invecchiare un attore trent'anni dopo, e tutto l'inganno globale dell'illusione chiamata cinema. Però no, quelle valigie vuote mi bloccano tutto. Sono piene solo se il protagonista, tipo Harrison Ford in Frantic, le deve aprire per scoprire uno scambio accidentale, e non vale neanche come magra consolazione, anzi, semmai aggrava la pietosa situazione di tutti gli altri film. Dove ci sono valigie troppo leggere non ci sono partenze né ritorni, addii o arrivederci.

 

Dopo anni di dubbi ho finalmente iniziato le mie ricerche su internet. In italiano ho trovato su Facebook un gruppo apposito, Valigie palesemente vuote nei film, ma conta solo tre adepti (forse quattro quando mi deciderò a unirmi) e purtroppo ancora non so a quali conclusioni siano giunti. In inglese ho trovato addirittura un film, Empty Suitcases, e per un attimo ho sperato. Ma niente, è un interessante corto del 1980 di Bette Gordon, in cui le valigie vuote fanno solo da delicata metafora esistenziale per una ragazza che non sa risolvere una vita in sospeso tra un amore a New York e un nuovo lavoro a Chicago.

 

Poi ho trovato il blog di Peter Wells, con un divertente post dedicato, che offre molti spunti condivisibili. Nota sagacemente Peter che una valigia vuota altera il linguaggio del corpo e l'intera recitazione, ecco perché, aggiungo io, anche solo a livello subliminale, lo spettatore può ricavarne la sensazione che nessuno stia partendo su quel Titanic o con l'aereo di Casablanca. Dopo un confronto ideale con il collega (collega di elucubrazioni un po' fini a se stesse, per non dire altro) ho elaborato alcune ipotesi. Totale incapacità di trovarobe e scenografi di tutto il mondo: poco plausibile con tanti professionisti in giro. Scarso uso di consulenti scientifici ed esperti di fisica dei corpi solidi: ma in realtà non ci vuole un genio, e poi anche in Star Trek le valigie del futuro sono vuote. Scaramanzia indotta da uno dei primi film con valigie zavorrate, che fu un terribile flop al botteghino: realistica, ma senza riscontri. Sindacato mondiale attori/attrici che per prevenire slogature al polso, affaticamenti al braccio, ha strappato questa clausola contrattuale: impossibile, soprattutto considerando la scuola americana, il metodo, l'ultra immedesimazione di gente che sputa per terra e lega il cavallo fuori casa anche un mese prima di girare un western. Niente di convincente, insomma.

 

Più ci giro intorno, più non mi capacito. Non ci dormo, ma il mistero rimane. Carri armati, elicotteri, stuntmen, fuochi ed esplosioni: perché le armi sul set sono vere, e pericolose, mentre le valigie sono vuote? Per assurdo è come se il pubblico avesse accettato, sin dall'inizio, che tutte le sparatorie del cinema fossero girate con pistole ad acqua. Non i mitra col caricatore a disco di James Cagney o le colt di John Wayne, ma ridicoli giocattoli. Tanto è come per le valigie, si sa che pesano, e allora fate finta che anche le pistolette di plastica trasparente facciano il botto. Ma nessuno ha mai proposto una cosa così inverosimile. Magari Brandon Lee lo avrebbe preferito.

ven, 18 mag 2012 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: film  movies

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