La finestra sul cortile in tre minuti

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Quante volte ho visto La finestra sul cortile? Tante. Come quasi tutti i film del Maestro l'ho mandato a memoria. La grazia, eleganza, intraprendenza della migliore Grace Kelly di sempre. Da piccolo ne ero innamorato quasi come di Esther Williams. E lo stile cristallino di James Stewart? Anche con le chiappe inchiodate alla carrozzina, anche col gesso, anche col doppio gesso, sempre inappuntabile, fragile, sincero. Che coppia. E a proposito di restare inchiodati alla sedia, tutto quel mistero, la suspense, l'ambiguità di Raymond Burr: ogni volta lasciavo un canyon nella poltrona peggio del letto della mammina di Norman Bates.

 

Anche a sette-otto anni, tuttavia, bastavano tre o quattro inquadrature, il ritmo, il dettaglio, per capire che la vera star della serata era proprio quella che non appariva in tv, se non per qualche attimo di cameo (il più spettacolare in Prigionieri dell'oceano, ritratto su un giornale come testimonial "prima e dopo" di una miracolosa cura dimagrante). Ebbene sì: il Regista. Non lo capivo perché fossi precoce — assolutamente no, mai in nessuna cosa — lo capivano tutti quelli che come me stavano imparando, senza neanche accorgersene, la grammatica di quel linguaggio universale, incasellando film dopo film le letterine di un fantastico abbecedario cinematografico: M come MacGuffin (il marchingegno per catturare leoni sulle montagne Adirondack), P come il Piano sequenza di Nodo alla gola, S come Sorpresa e Suspense, T come il "Trombone shot" di Vertigo, L come Luce e la Lampadina nascosta nel bicchiere di latte de Il sospetto. Insomma, si è capito, A come Alfred e H come Hitchcock.

 

Ho visto tante volte La finestra sul cortile, ma non mi ci sono mai affacciato. Era il Maestro che mi/ci diceva dove guardare, inevitabile per il buon funzionamento della storia. Però che voglia impossibile di abbracciare il cortile con un unico sguardo e decidere io, come Jimmy, dove guardare (e magari, come Jimmy, beccarmi pure un bacio da lei). Impossibile fino a ieri. Poi un videomaker fino a poco prima sconosciuto, tale Jeff Desom, ha avuto l'intuizione e internet ha fatto il resto. Il totale su quel cortile è il film, basta solo ricomporlo. Ed ecco la sua creazione certosina: tutto Rear Window, "la finestra sul retro", in un'unica inquadratura in campo lungo di tre minuti (comprensivi di making of), condensati dal timelapse e impreziositi dalle classiche sfocature del tilt-shift, utilizzando solo il dvd del film e un paio di programmi come Photoshop e After Effects alla portata di tutti. Ora ci affacciamo e decidiamo noi dove guardare: il pianista, gli sposini, la ballerina, la zitella, la luna, la pioggia, il cagnolino nel paniere-ascensore, l'assassino. Io al ventesimo giro, forse, ho visto tutto, ma nel dubbio andrò avanti all'infinito. JD genio quasi come AH.

 

ven, 6 apr 2012 - articolo di Gabriele Guerra

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