Mario Monicelli: un regista lo vedi dal coraggio e dalla fantasia di una singola scena

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Mario Monicelli se n'è andato lucidamente, decidendo da solo quando staccare sulla parola "fine", come sempre. Per qualcuno ora brucerà tra le fiamme dell'inferno, per altri, come Giovanni Veronesi — suo il ricordo a caldo forse più bello — "era davvero speciale" anche per questo, per aver deciso di essere suicida a 95 anni.

 

Ci vorrebbe un elenco lungo un giorno per ricordare integralmente la magnifica opera di Monicelli. Un elenco in cui ogni titolo sarebbe poi una tappa da approfondire, per ricordare l'altrettanto magnifica opera di attori, sceneggiatori, scenografi, direttori della fotografia, montatori e compositori che insieme hanno fatto del nostro cinema un faro mondiale.

 

Così, tanto per evitare questo sterile elenco, stanotte ho fatto un "gioco". Mi sono affidato al puro caso di una ricerca generica su YouTube, riguardandomi la prima scena di un film di "Monicelli" (questa era la ricerca) su cui mi cascava l'occhio. Va bene, era La Grande Guerra, un capolavoro indimenticabile, ma la scena del rancio magari non è una di quelle più famose, delle più citate.

 

Riguardatela anche voi, è ancora adesso modernissima per la forma (e stiamo parlando del 1959). Parte come a teatro nella fissa penombra di due minuti corali (dove oltre a Sordi e Gassman si riconoscono anche i grandi caratteristi Nicola Arigliano e Tiberio Murgia, scomparsi anche loro quest'anno), poi improvvisamente si apre alla luce, alla dinamica e alla grande profondità di campo, non appena gli uomini vengono "allertati" dall'arrivo del rancio, infine esplode nella parodia e nella recitazione dei singoli, con una serie di controcampi che a Hollywood ancora studiano con invidia. Tutto ciò senza parlare dei contenuti, un fantastico estratto di quella smitizzazione antimilitarista e satira sociale che al film costò anche un discreto ostracismo, e censura, qui da noi.

 

Luce, ambientazione, attori e parole, l'avevamo detto che era un lavoro d'insieme. Ma poi come con i violini, i fiati e i tamburi, anche i migliori, i più preparati e potenti, ci vuole il grande direttore d'orchestra. Il grande regista Mario Monicelli.

 

mar, 30 nov 2010 - articolo di Gabriele Guerra

Tag: film  Movies

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Commenti

  • CineFile
    CineFile
    1 dicembre 2010, 17:29
    caro Mario, veramente grazie di tutto, a te e a tutti gli altri che attraverso te hanno dato tanto. Un grande esempio fino all'ultimo minuto...

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